SLAI Cobas SEA: Vogliono gli “ammortizzatori sociali” per peggiorare le nostre condizioni di lavoro

La SEA, assieme alle istituzioni locali azioniste della società (in primis il comune di Milano), richiede gli “ammortizzatori sociali” per “salvaguardare i posti di lavoro”. La crisi indotta dalle vicende Alitalia metterebbe in pericolo i posti di lavoro, a Malpensa e a Linate, Così dicono loro!

Ma le cose non stanno così!

  • tutti i lavoratori di Malpensa (della Sea, delle ditte in appalto e interinali, con contratti full time o part time, a tempo determinato o indeterminato) vivono già l’aumento dei carichi di lavoro, nonostante la riduzione dei voli Alitalia sia già partita! A Malpensa si lavora sempre di più e sempre peggio! infatti in quattro anni (dal 2003 al 2006) il costo del lavoro è diminuito nonostante il carico di lavoro sia aumentato di oltre il 20%.
  • se ci fosse una crisi occupazionale dietro l’angolo e se ci fosse realmente un numero così alto di esuberi, perché mai la Sea avrebbe la necessità di fare nuove assunzioni precarie con contratti a termine e di somministrazione lavoro?

Infatti, la Sea cosa vorrebbe che ingoiassimo, col ricatto occupazionale:

  1. Cassa integrazione (per 550 lavoratori di Sea Handlimg, e 350 di Sea Spa) e mobilità (entrambe con l’applicazione del Fondo Assaeroporti). Ma per quanto e con quali garanzie di rientro se intanto vuole fare nuove assunzioni precarie? Chi coprirebbe la differenza tra l’indennità di cassa integrazione e il salario (indennità che sarebbe ridicola per i part time)? La mobilità riguarderebbe solo i lavoratori pensionabili o no? (con la mobilità si perde la “titolarità” del posto di lavoro e non si ha diritto a rientrare). Cig e mobilità ci sembrano strumenti che in realtà verranno usati per espellere lavoratori, per cambiare le condizioni di lavoro, non per salvare i posti di lavoro!
  2. Riduzione dei livelli di coordinamento e accorpamento delle figure professionali. Ossia una liberalizzazione estrema dei carichi di lavoro, senza riconoscimenti dell’inquadramento!
  3. Revisione di alcune voci contrattuali per i dipendenti già assunti. L’intento è quello di ridurre al ribasso i salari già bassi che ci sono alla Sea (turnistica, notturni, premi, ...?).
  4. Applicazione del CCNL “puro” per i neo assunti. Vale a dire lavoratori senza alcun contratto integrativo, senza anzianità, scatti, ecc., per crearsi uno strato nuovo di lavoratori meno pagati, che per la Sea sarebbero più convenienti che ripigliarsi indietro eventuali cassaintegrati.
  5. Allocazione verso altre società del gruppo sea di alcune attività.  Tra cui manutenzione,biglietteria e la revisione dei contratti intercompany
  6. Contratti a termine e di somministrazione lavoro entro fine febbraio. Ossia assumere, in un momento di “crisi occupazionale”, lavoratori precarizzati con cui sostituire eventuali cassaintegrati. Lavoratori più convenienti degli attuali lavoratori di Malpensa.
  7. segue Þ

    Avvio trattativa sindacale su riorganizzazione entro marzo. La Sea ci chiede di sottoscrivere “tutto e subito” questo rospo e di collaborare a farlo ingoiare senza problemi ai lavoratori , in modo da poter ottenere i fondi dal governo con il decreto “mille-proroghe”.
  8. E la SEA si dice pronta a fare anche la sua parte, attivando una politica di marketing più aggressivo e acquisendo nuove attività, anche se non hanno spiegato quali, hanno detto solo che ci stanno lavorando.
  9. E poi???? tutto qui????

Ma noi non ci stiamo!

L’esperienza di anni e anni di cassaintegrazione e mobilità nelle fabbriche di tutta Italia dovrebbe insegnarci che questi “ammortizzatori sociali” servono a farsi finanziare la ristrutturazione con i fondi pubblici (abbiamo anche tutti delle trattenute in busta paga per il Fondo Assaeroporti), sono uno strumento per cambiare le condizioni di lavoro in peggio e spesso non sono altro che delle anticamere ai licenziamenti.

Assecondando i piani aziendali e delle istituzioni locali rischiamo di far fare la stessa fine dei cassaintegrati dell’Alfa di Arese: tante promesse di reintegro, nessuna mantenuta!         

Se non si accettano queste condizioni l’azienda paventa di dichiarare gli esuberi e che si corre il rischio del fallimento di Sea Handling. Il ricatto è chiaro e ad esso bisogna rispondere con estreme fermezze e decisione fin d’ora.

 

Lavoro stabile, salario, diritti, per tutti!

 

La crisi della Sea viene enfatizzata ad arte, da un lato per ottenere oggi un significativo peggioramento delle condizioni di lavoro (con i “nuovi contratti” ipotizzati un part time difficilmente arriverebbe a (700 euro al mese e un full time a 1.000) e domani potersi liberare di una fetta consistente di lavoratori. Dall’altro per ottenere fondi pubblici, farsi pagare la ristrutturazione e continuare a distribuire dividendi milionari agli azionisti della Sea come negli anni scorsi. 

Qui sta il nodo della questione e così si spiega anche l’interessamento per Malpensa delle forze politiche, Lega Nord per prima: continuare a vedere fluire i dividendi, altro che posti di lavoro da difendere!

Vedi i 264 milioni di euro incassati dal Comune di Milano,dalla provincia e da altri piccoli azionisti negli ultimi quattro anni.

 

A noi interessano, invece, gli interessi e le condizioni di lavoro di tutti i lavoratori di Malpensa. La “crisi indotta” dell’aereoporto non colpisce solamente i lavoratori della Sea, ma anche tutti quelli degli appalti, dell’indotto e gli interinali. Qualsiasi risposta, qualsiasi soluzione, innanzitutto, deve riguardare tutti i lavoratori presenti nell’Aereoporto. Unendoci tutti quanti avremo più forza per contrastare l’offensiva padronale!

  • NESSUN LAVORATORE DEVE PERDERE IL POSTO DI LAVORO
  • NO A NUOVI CONTRATTI PEGGIORATIVI CHE AUMENTANO LA CONCORRENZA TRA I LAVORATORI E SERVONO PER LIBERARSI DI QUELLI PIU’ ANZIANI
  • NO ALLA RIDUZIONE DEI NOSTRI SALARI
  • RIDUZIONE DEI CARICHI DI LAVORO, PER CONTRASTARE L’AUMENTO DELLO STRESS E DELLA FATICA, IL CRESCERE DEL LAVORO NONOSTANTE LA DIMINUZIONE DEI VOLI
  • NO AD AMMORTIZZATORI SOCIALI CHE SERVONO SOLO ALL’OBIETTIVO DI PEGGIORARE LE NOSTRE CONDIZIONI DI LAVORO
  • ENTRIAMO IN AGITAZIONE ALLA SEA E IN TUTTE LE ALTRE AZIENDE, UNITARIAMENTE, INIZIAMO A BLOCCARE QUALSIASI STRAORDINARIO

Malpensa, 26/02/2008