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ASSEMBLEA LAVORATORI FIAT A POMIGLIANO: MANIFESTAZIONE A NAPOLI E POI TUTTI A ROMA


SLAI COBAS: ROMITI CONDANNATO IN CASSAZIONE


150MILA A ROMA



SLAI COBAS SCIOPERO NAZIONALE 23 OTTOBRE

I sindacati di regime e partiti di entrambi gli schieramenti continuano a predicare ai lavoratori la rassegnazione, oggi è necessario dare più forza e potere ai lavoratori e nella società!

POMIGLIANO: 25/11 ASSEMBLEA




OPERAI ALFA ROMEO BLOCCANO AUTOSTRADA A9


Quaderno Rappresentante Lavoratori Sicurezza (modelli e fac-simile)


Piccolo manuale di orientamento per i lavoratori e le lavoratrici migranti


a cura PRIMOMAGGIO

NORME LEGGI SENTENZE

Tutela della maternità: "La tutela della maternità nell'ambito delle libere professioni"
La tutela della maternità nell'ambito delle libere professioni

L’attività lavorativa, che sia essa di natura autonoma o professionale, hanno indotto la giurisprudenza all’adozione di regole diverse da quelle poste in essere nel mondo dell’attività dipendente, In primis l’astensione dal lavoro, per le lavoratrici dipendenti si attua 3 mesi ante e due post-parto, per le lavoratrici autonome questo obbligo non sussiste, infatti esse possono continuare ad esplicare la loro attività anche durante il periodo di “congedo di maternità”, e nel contempo percepire dall’Inps o dalla Cassa Professionale, cui appartengono, l’indennità di maternità motivo specifico per cui versano annualmente una quota contestualmente agli altri contributi previdenziali.
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Marlane (Cosenza), morire in tintoria PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Domenica 04 Ottobre 2009 10:01

Le denunce degli operai di un'industria della Lanerossi Marzotto (articolo de Il Manifesto)

Praia a mare è un paesino della costa ionica cosentina, a un tiro di schioppo dalla Basilicata. A Praia, e nella vicina Maratea, sin dalla fine degli anni '50 la massima aspirazione dei giovani e delle ragazze del luogo non è quella di diventare pescatore o artigiano, ma di essere assunto come operaio tessile all'interno del polo meridionale della lana e dei filati, la Marlane, industria del gruppo Lanerossi, di proprietà dei Marzotto. Un'industria che è passata di mano, in quarant'anni, a numerosi gruppi industriali di primo piano: dal conte Rivetti, il fondatore, dopo una breve gestione Imi, nel 1969 è passata all'Eni, per essere ceduta al pratese Marzotto nell'87, con tutto il gruppo Lanerossi, per soli 173 miliardi di lire. Ricordi di industriali. I ricordi degli operai hanno "tinte" più forti. Sarebbe meglio, anzi, parlare di "tinture forti", perché lo stabilimento di Praia a mare, fino alla metà degli anni '90, non era assolutamente sicuro, dato che il reparto tintoria non era separato da tutti gli altri e gli operai per qualche decina di anni hanno vissuto immersi nelle polveri e nei fumi di lavorazione senza mascherine. Le storie delle vedove e degli orfani, o di qualche sopravvissuto, raccolte qui accanto, renderanno l'idea delle condizioni di lavoro all'interno della fabbrica. Intanto, basta fare un rapido calcolo dei morti nei due paesi suddetti: l'azienda è disposta ad ammettere la morte di 50 operai per tumori, ma non riconoscendo assolutamente la causa professionale. "Se consideriamo i 1058 lavoratori in 40 anni di attività - recita un rapporto stilato dal medico aziendale - ad oggi, con circa 50 casi di neoplasia, abbiamo un rischio relativo uguale a 1". A parte che 50 rappresenta il 5% di 1058, secondo molti operai della fabbrica il conto dei morti sale a oltre 80, e in ogni caso sono cifre che preoccupano, anche perché i tumori si manifestano dopo anni di esposizione al rischio. Per cui, se si accertasse davvero che il rischio tumore in quegli anni c'è stato, bisognerebbe visitare seriamente molti ex e attuali operai.

A cercare di rompere il silenzio sulla fabbrica è un gruppo di ex operai e impiegati aderenti allo Slai Cobas. Negli ultimi anni, hanno subito un fuoco di attacchi da parte del paese, che, compatto, ha preferito dimenticare i propri morti, perché adesso a lavorare nello stabilimento sono i figli. Inoltre, nella fabbrica e fuori, si è creato un vero e proprio gruppo di potere che ne ha difeso gli interessi, coinvolgendo spesso anche dei sindacalisti interni. Basti pensare che a firmare una sfilza di casse integrazioni, sessanta in tutto, nel 1996 c'erano anche Vincenzo Perri, ex Rsu e responsabile locale della Cgil, e Biagio Maiorana, Rsu e responsabile Uil, i quali nello stesso periodo erano anche amministratore unico e socio di "Attività 90 srl", azienda di lavorazione di rammendo tessile e di pinzatura, che serviva la Marlane per commesse esterne. Come dire: possiamo mettere gli operai in cassa integrazione, tanto poi l'azienda ci assegna i lavori che non riesce a eseguire.

Non sempre i sindacati, insomma, hanno interesse a protestare per la salute dei lavoratori o a combattere per salvare i posti di lavoro. Denunce che non vengono gridate solo per le stradine assolate di Praia, ma che hanno eco in ben 5 interrogazioni parlamentari, provenienti da svariate parti politiche: una di Mario Brunetti (Pdci), due di Mara Malavenda (Prc-gruppo misto), una di Alessandro Bergamo (Forza Italia) e l'ultima, di pochi mesi fa, di Niki Vendola (Prc).

Le richieste sono unanimi: fare chiarezza sulle morti bianche in fabbrica, ponendo il '96 come ultimo anno su cui incentrare l'indagine, dato che da quell'anno la tintoria è chiusa - uno dei responsabili, interrogato dalla magistratura per una causa contro un operaio, ancora in corso, ha ammesso che gli ambienti di lavoro non erano separati. E chiarire anche gli eventuali conflitti di interesse dei sindacalisti. Alla Procura di Paola giacciono da tempo le denunce di parecchi operai "sopravvissuti" alla tintoria, o delle mogli e dei figli dei morti. Chissà che la magistratura non si decida

ANTONIO SCIOTTO da il manifesto 04/07/01

 


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