Dopo i fischi a Mirafiori, i lavoratori si mobilitano: «Servono rappresentanti più autonomi»

Dopo i fischi a Mirafiori, i lavoratori si mobilitano: «Servono rappresentanti più autonomi»

di GIOVANNI LOMBARDO LA MICCIA è rimasta accesa. Il malcontento è già esploso giovedì nella fabbrica di Mirafiori con la protesta a suon di fischi contro i leader sindacali. Ma questo potrebbe essere solo il primo strappo. L’effetto di detonazione, infatti, sembra aver fatto terra bruciata intorno a Guglielmo Epifani (Cgil), Luigi Angeletti (Uil) e Raffaele Bonanni (Cisl). I lavoratori, secondo Sincobas (la sigla che racchiude tutte le categorie dei comitati di base), hanno avanzato una richiesta chiara, è cioè quella di un nuovo sindacato «autonomo dalla compagine governativa e democratico». Il coordinatore nazionale, Paolo Sabatini, non ha dubbi: «Sta a noi raccogliere il messaggio e generalizzarlo». Un duro attacco che arriva mentre dai microfoni di Radiorai Bonanni ieri ha cercato di minimizzare i fatti accaduti a Torino. Secondo il leader della Cisl, a protestare sarebbero stati «pochi» e «rumorosi» operai «qualunquisti». Ma la base non ci sta. Sabatini, in una nota, definisce «meschino il tentativo di ricondurre la contestazione solo al sindacalismo di base» quando «è stato evidente a chiunque fosse presente alle assemblee che le accuse di appiattimento di Cgil, Cisl e Uil sulle posizioni di questo governo erano generalizzate». A parere di Sabatini, gli operai di Mirafiori «potrebbero oggi essere inaspettatamente la miccia per dare il via alla riscossa operaia e di tutto il mondo del lavoro». Si trattava - ha concluso Sabatini - di «lavoratrici e lavoratori esausti e terrorizzati dall’annunciato aumento della flessibilità e dell’età pensionabile che proprio Epifani, Angeletti e Bonanni hanno già promesso al Governo e alla Confindustria» e che «come milioni di altri lavoratori in questo paese vogliono giustizia fiscale e redistribuzione dei redditi, vogliono un lavoro per sè e un futuro per i propri figli». Secondo Bonanni, invece, a protestare è stata solo una piccola parte dei lavoratori, mentre la maggioranza ha «solo chiesto più attenzione e rigore nei rapporti con il governo». Il leader della Cisl ha sottolineato che a Mirafiori «non ci sono state né accuse, né insulti, né minacce: i lavoratori ci hanno solo chiesto, e a ragione, più rigore». Bonanni ha però ammesso gli errori di comunicazione sulla Finanziaria: vista dal di fuori, ha detto, è emersa «una confusione esagerata, cervellotica». Comunque, ha continuato il leader della Cisl, i lavoratori di Mirafiori «ci hanno offerto lo spunto per un maggior rigore anche nel chiedere per quale ragione non ci sono provvedimenti per far crescere l'economia senza premiare le aziende che vivono di rendita o, come in molti altri casi, sono allo sfacelo: su questo alcuni lavoratori hanno insistito moltissimo». Anche da Rifondazione comunista arriva l’invito a riflettere. A Mirafiori «è stato dato un segnale preciso che ci ha detto che non si può andare a trattare su pensioni e orario lavoro senza coinvolgere la base», ha detto il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena, aggiungendo anche che «per troppi anni nelle grandi discussioni sulla redistribuzione della ricchezza del Paese i temi del lavoro sono stati invisibili». L’invito ad ascoltare la voce della classe operaia arriva anche dal diessino Cesare Salvi. «Bassi salari, cattive condizioni lavorative, timori e paure per il futuro previdenziale proprio e per l’avvenire professionale altamente incerto dei figli spingono gli operai alla protesta, come si è visto a Mirafiori - ha sottolineato Salvi - la voce della classe operaia deve essere assolutamente ascoltata dal centrosinistra».

sabato 9 dicembre 2006