SANITA'

«Salviamo le case di cura». Basile (Slai-Cobas): «è necessario mantenere i posti letto».

Il Quotidiano della Calabria, 21-11-2006

Sit in dei lavoratori e dei sindacati contro il rischio di chiusura delle strutture private.

«Salviamo le case di cura».
Basile (Slai-Cobas): «è necessario mantenere i posti letto».

«È venuta a mancare oggi l'assistenza sanitaria psichiatrica. Ne danno
il triste annuncio, con gioia, Loiero e Lo Moro». Sono queste le macabre
parole di una serie di volantini diffusi, ieri mattina, dinanzi alla
sede della Giunta Regionale. Ed ancora: «Stanca della snervante
burocrazia dell'assessorato alla Sanità della Calabria, si è spenta
all'età di 40 anni la nostra cara amata Casa di Cura San Vincenzo. Ne
danno il triste annuncio i malati, i familiari ed il personale tutto».
Lugubre, ma al contempo efficace, il messaggio lanciato dai tanti
lavoratori impegnati nel mondo della sanità neuropsichiatrica calabrese
che, amareggiati dal comportamento riservatogli dai rappresentanti delle
istituzioni, hanno organizzato un sit in di protesta, dinanzi agli
uffici regionali. Lo scopo della protesta unico e inequivocabile:
rendere noto il proprio disappunto circa le recenti scelte
dell'assessore alla Sanità, Doris Lo Moro, sul tanto delicato quanto
ultimamente discusso tema dei centri di cura neuropsichiatrici.
«Il sit in di oggi - spiega Sergio Basile, coordinatore provinciale Slai
Cobas - è una protesta contro la fine che faranno le case di cura.
L'assessore Lo Moro ha preannunciato una ristrutturazione di questi
centri e ha anticipato che ci sarà una riconversione del 50 per cento
dei posti letto delle case di cura neuropsichiatriche, non sapendo però
indicare la fine che faranno i posti letto del rimanente 50 per cento.
Oltre a questo c'è il problema che l'As, e quindi la Regione, ha pagato
in modo parziale e non sufficiente le prestazioni degli anni 2006/2007».
«La Regione Emilia Romagna, per esempio - prosegue Basile - ha previsto
per le case di cura neuropsichiatriche una tariffa giornaliera di
centosettanta euro per i primi sessanta giorni, ed una tariffa minima di
centoventi euro al giorno dal sessantesimo giorno in poi. Ciò sta a
significare che le altre Regioni hanno saputo organizzare meglio il
settore della neuropsichiatria, che in Calabria è tra l'altro carente.
Con la chiusura di queste case di cura il problema, oltre ad essere
istituzionale, va ad incidere principalmente sui malati stessi. Gli
ammalati psichiatrici, dunque, non avranno più possibilità di ricovero.
Secondo l'assessore Lo Moro, gli ammalati psichiatrici dovrebbero essere
curati a domicilio, una cosa che è difficilmente attuabile». «Le tante
parole che si stanno facendo intorno all'argomento - spiega - rientrano
solo nella demagogia politica, perché credo che, da questa
riorganizzazione, l'assessore voglia privilegiare altre strutture
private, quali sono le Rsa. La Regione Calabria ha fatto una delibera
nell'aprile 2006, riguardante proprio le Rsa, in cui prevede una tariffa
di centotrentasette euro al giorno. Noi, con la protesta di oggi,
chiediamo di conoscere esattamente le linee guida fino in fondo, perché
siamo disposti anche ad una riorganizzazione ma bisogna mantenere almeno
i posti letto chiave delle attuali strutture».
«Siamo in protesta - spiega Antonio Bevacqua, segretario generale Fps
Cisl - perché è da troppo tempo che abbiamo segnalato, all'assessorato
alla Sanità della Regione Calabria, i problemi che vertono intorno le
case di cura neuropsichiatriche. Abbiamo dato la nostra totale
disponibilità a rivedere l'assetto attuale di queste strutture, quindi
il superamento della legge 194, chiedendo una concertazione che doveva
avvenire il 30 ottobre ma che ad oggi non c'è mai stata. Non abbiamo
ricevuto nessuna risposta da parte della Regione. Visto che da parte
dell'assessorato alla Sanità non c'è la sensibilità a risolvere questo
problema, siamo qui a protestare per alzare il tono e vedere se il
presidente Loiero si prenderà il carico di questo problema, cercando di
risolverlo. Il problema, oltre che essere dei lavoratori, riguarda anche
e principalmente il sociale, ovvero tutti quei malati, e le loro
famiglie, che hanno bisogno di cure e che a breve non potranno più
ricevere. Vogliamo che sia garantita l'assistenza e, quindi, la dignità
degli ammalati».
«Vogliamo certezze e vogliamo continuità sul posto di lavoro - commenta
Massimiliano Giordani, psicologo Villa Puca. Purtroppo le strutture non
ci possono pagare, non per colpa di qualcuno, ma in ogni caso i soldi
non ci arrivano. Fino ad ora ci hanno sempre pagato in ritardo e, in
più, sappiamo solo che a Natale si chiude. Ci hanno detto che entro il
31 Dicembre queste strutture chiuderanno, quindi noi siamo in mezzo ad
una strada». «è da cinque anni che presto servizio presso una di queste
strutture, ma c'è gente che lavora da più di trent'anni che si ritrova
improvvisamente senza prospettive, nonchè senza lavoro. Siamo
completamente desolati per questo atteggiamento perché, a prescindere da
tutto, hanno parlato tanto senza mai venire neanche una volta a
verificare il lavoro che svolgiamo all'interno delle strutture».

Giovanni Bevacqua