

ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA ROMEO DI ARESE

Contro le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti per dare forza e ruolo all’opposizione operaia
Venerdì 20 aprile 2012
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24 visitatori online| «Salviamo le case di cura». Basile (Slai-Cobas): «è necessario mantenere i posti letto». |
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| Giovedì 23 Novembre 2006 01:00 |
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Il Quotidiano della Calabria, 21-11-2006 Sit in dei lavoratori e dei sindacati contro il rischio di chiusura delle strutture private. «Salviamo le case di cura». Basile (Slai-Cobas): «è necessario mantenere i posti letto». «È venuta a mancare oggi l'assistenza sanitaria psichiatrica. Ne danno il triste annuncio, con gioia, Loiero e Lo Moro». Sono queste le macabre parole di una serie di volantini diffusi, ieri mattina, dinanzi alla sede della Giunta Regionale. Ed ancora: «Stanca della snervante burocrazia dell'assessorato alla Sanità della Calabria, si è spenta all'età di 40 anni la nostra cara amata Casa di Cura San Vincenzo. Ne danno il triste annuncio i malati, i familiari ed il personale tutto». Lugubre, ma al contempo efficace, il messaggio lanciato dai tanti lavoratori impegnati nel mondo della sanità neuropsichiatrica calabrese che, amareggiati dal comportamento riservatogli dai rappresentanti delle istituzioni, hanno organizzato un sit in di protesta, dinanzi agli uffici regionali. Lo scopo della protesta unico e inequivocabile: rendere noto il proprio disappunto circa le recenti scelte dell'assessore alla Sanità, Doris Lo Moro, sul tanto delicato quanto ultimamente discusso tema dei centri di cura neuropsichiatrici. «Il sit in di oggi - spiega Sergio Basile, coordinatore provinciale Slai Cobas - è una protesta contro la fine che faranno le case di cura. L'assessore Lo Moro ha preannunciato una ristrutturazione di questi centri e ha anticipato che ci sarà una riconversione del 50 per cento dei posti letto delle case di cura neuropsichiatriche, non sapendo però indicare la fine che faranno i posti letto del rimanente 50 per cento. Oltre a questo c'è il problema che l'As, e quindi la Regione, ha pagato in modo parziale e non sufficiente le prestazioni degli anni 2006/2007». «La Regione Emilia Romagna, per esempio - prosegue Basile - ha previsto per le case di cura neuropsichiatriche una tariffa giornaliera di centosettanta euro per i primi sessanta giorni, ed una tariffa minima di centoventi euro al giorno dal sessantesimo giorno in poi. Ciò sta a significare che le altre Regioni hanno saputo organizzare meglio il settore della neuropsichiatria, che in Calabria è tra l'altro carente. Con la chiusura di queste case di cura il problema, oltre ad essere istituzionale, va ad incidere principalmente sui malati stessi. Gli ammalati psichiatrici, dunque, non avranno più possibilità di ricovero. Secondo l'assessore Lo Moro, gli ammalati psichiatrici dovrebbero essere curati a domicilio, una cosa che è difficilmente attuabile». «Le tante parole che si stanno facendo intorno all'argomento - spiega - rientrano solo nella demagogia politica, perché credo che, da questa riorganizzazione, l'assessore voglia privilegiare altre strutture private, quali sono le Rsa. La Regione Calabria ha fatto una delibera nell'aprile 2006, riguardante proprio le Rsa, in cui prevede una tariffa di centotrentasette euro al giorno. Noi, con la protesta di oggi, chiediamo di conoscere esattamente le linee guida fino in fondo, perché siamo disposti anche ad una riorganizzazione ma bisogna mantenere almeno i posti letto chiave delle attuali strutture». «Siamo in protesta - spiega Antonio Bevacqua, segretario generale Fps Cisl - perché è da troppo tempo che abbiamo segnalato, all'assessorato alla Sanità della Regione Calabria, i problemi che vertono intorno le case di cura neuropsichiatriche. Abbiamo dato la nostra totale disponibilità a rivedere l'assetto attuale di queste strutture, quindi il superamento della legge 194, chiedendo una concertazione che doveva avvenire il 30 ottobre ma che ad oggi non c'è mai stata. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta da parte della Regione. Visto che da parte dell'assessorato alla Sanità non c'è la sensibilità a risolvere questo problema, siamo qui a protestare per alzare il tono e vedere se il presidente Loiero si prenderà il carico di questo problema, cercando di risolverlo. Il problema, oltre che essere dei lavoratori, riguarda anche e principalmente il sociale, ovvero tutti quei malati, e le loro famiglie, che hanno bisogno di cure e che a breve non potranno più ricevere. Vogliamo che sia garantita l'assistenza e, quindi, la dignità degli ammalati». «Vogliamo certezze e vogliamo continuità sul posto di lavoro - commenta Massimiliano Giordani, psicologo Villa Puca. Purtroppo le strutture non ci possono pagare, non per colpa di qualcuno, ma in ogni caso i soldi non ci arrivano. Fino ad ora ci hanno sempre pagato in ritardo e, in più, sappiamo solo che a Natale si chiude. Ci hanno detto che entro il 31 Dicembre queste strutture chiuderanno, quindi noi siamo in mezzo ad una strada». «è da cinque anni che presto servizio presso una di queste strutture, ma c'è gente che lavora da più di trent'anni che si ritrova improvvisamente senza prospettive, nonchè senza lavoro. Siamo completamente desolati per questo atteggiamento perché, a prescindere da tutto, hanno parlato tanto senza mai venire neanche una volta a verificare il lavoro che svolgiamo all'interno delle strutture». Giovanni Bevacqua |
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