626 Sicurezza e Salute Lavoro

Danni univoci, coesistenti e concorrenti: l'INAIL valuta così

29 gennaio 2009. Giuseppe Bonifaci, responsabile della Sovrintendenza medica generale dell'Istituto, spiega come l'Ente procede quando un infortunio sul lavoro risulta aggravato dalla presenza di patologie pregresse

ROMA - La recente, e serena, risoluzione del "caso Sordini" è lo spunto per cercare di capire quali sono i criteri che muovono, in generale, l'INAIL nella valutazione di tutti quegli infortuni sul lavoro che risultano aggravati dalla presenza di una patologia pregressa. Ne parliamo con Giuseppe Bonifaci, responsabile della Sovrintendenza medica generale dell'INAIL.

Bonifaci, cominciamo dalla situazione più frequente: la valutazione di un danno quando esso è univoco.

"Problemi particolari non ne sussistono: in questo caso, infatti, basta la semplice consultazione delle relative tabelle - naturalmente "tabelle di legge": ovvero dettate da precise valutazioni emanate dal legislatore - per effettuare una valutazione precisa della situazione".

Quando, invece, si manifesta una coesistenza o una concorrenza di danni?

"In questo caso le modalità di valutazione sono più articolate. Un infortunio sul lavoro, per esempio, che dà luogo a un politraumatismo (la presenza di fratture diverse, ndr) non può essere ovviamente affrontato sic et simpliciter attuando una sommatoria dei valori tabellari delle singole menomazioni. Ecco, allora, che in questo caso occorre applicare una corretta "criteriologia medico-legale", quell'approccio dove scienza, tradizione medico legale e giurisprudenza indicano le linee guida alle quali attenersi per la gestione di casi complessi. In generale, nel caso di un postumo di un infortunio aggravato da una pregressa o coesistente patologia, sono due le situazioni nelle quali viene adottata questa modalità di valutazione: in caso di concausa di lesione e in caso di concausa di invalidità".

Cos'è la concausa di lesione?

"Immaginiamo il caso di un lavoratore che si infortuna a un piede e dove la ferita riportata è ulteriormente aggravata nel suo decorso clinico da una patologia preesistente (per esempio, l'arto ferito soffriva già di disturbi circolatori). Dunque, una lesione che in soggetto "normale" sarebbe solitamente guarita nel giro di pochi giorni, per questo lavoratore necessita di più tempo e del ricorso, da parte sua, a molte più cure. In questo caso, pertanto, si parla di "concausa di lesione": cioè, indipendentemente dalla prevalenza di diverse cause, se l'infortunio c'è stato e viene regolarmente riconosciuto, tutto quello che accade a partire da dopo di esso è di competenza dell'INAIL. Compresi anche gli eventuali postumi permanenti dopo la guarigione clinica".

E la concausa di invalidità, invece?

"Questa si verifica quando accanto ai postumi di un infortunio professionale (ufficialmente riconosciuto come tale) si manifesta una concorrenza di situazioni patologiche che aggravano ulteriormente l'invalidità di un soggetto. Per esempio: un assicurato può ferirsi a un piede già lesionato da un infortunio precedente. Oppure, può ferirsi a un piede e avere già l'altro menomato per lesioni pregresse e, pertanto, la deambulazione - di per sé limitata - viene ulteriormente aggravata. In generale, dunque, si tratta di incidenti che provocano danni che insistono su uno stesso complesso anatomo/funzionale. In tal caso, si ricorre ai dettami della criteriologia medico-legale per valutare come la preesistente invalidità concorre - e in che misura - ad aggravare l'attuale rispetto a un soggetto che, al momento dell'infortunio,  era esente da altre menomazioni".

Qual è, in definitiva, la differenza sostanziale tra queste due tipologie diverse di concause che ci ha illustrato?

"Che nella concausa di lesione abbiamo una patologia pregressa che peggiora il decorso di una nuova lesione riportata a seguito di incidente professionale, mentre nella concausa di invalidità un'invalità attuale è resa più grave dalla presenza di invalidità preesistenti. Nel primo caso tutto ciò che si manifesta dopo l'infortunio è di competenza dell'Istituto. Nel secondo, invece, si deve procedere attraverso la valutazione specifica di quanto la vecchia invalidità abbia inciso, e come, rispetto a un lavoratore che ha subito solo quella nuova".