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Solidarietà dei compagni a Iose Dioli. “Ha combattuto la sua battaglia da solo”

Solidarietà dei compagni a Iose Dioli. “Ha combattuto la sua battaglia da solo”
di Marco Viviani
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Crema - Hanno tentato di incendiargli la casa, lo hanno più volte minacciato. Ma lui resta saldo nelle sue convinzioni e intenti. Iose Dioli, salito purtroppo alle cronache per l’attentato incendiario che l’altra notte ha colpito la sua casa a Casaletto Vaprio, è un compagno. Un sindacalista “senza se e senza ma” come spiegano quelli di Crema Solidale e dell’associazione Sinistra Critica di Crema, che lo conoscono bene e che oggi esprimono la loro solidarietà in un comunicato stampa. Per far sapere a tutti chi è Dioli: «Un uomo impegnato e appassionato nella difesa degli interessi dei lavoratori in uno degli ambienti di lavoro ancora oggi più oscuri ed al centro di trame ed interessi mafiosi» raccontano senza tanti indugi i portavoce Vincenzo Russo e Beppe Bettenzoli insieme a tutti gli altri amici e compagni.

L’ortomercato di Milano, la ricca Milano, «paladina della sicurezza e dell’ordine quando si tratta di cacciare con la forza extracomunitari che “sporcano i parchi” o piccoli commercianti abusivi, ma che, guarda caso, non si è mai occupata di sanare una situazione dove il malaffare e la delinquenza sono di casa».
Non è un’accusa peregrina: il più grande mercato d’Italia, coi suoi 450.000 mq di superficie, 3.000 addetti delle oltre 400 aziende commerciali, capace di accogliere 9.000 persone al giorno con un bacino d'utenza di 10 milioni di abitanti e uno smercio di 1 milione di tonnellate all'anno, è da tempo al centro di inchieste della Procura. Nel 2003 lo stesso Gerardo D’Ambrosio, oggi parlamentare, denunciò la presenza della ’ndrangheta fra i magazzini di via Lombroso, ma la prima volta che si parlò di associazioni a delinquere organizzate e mercato di Milano fu addirittura nel 1991 con Nando Della Chiesa nella commissione antimafia.
Come spiega chiaramente la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sullo stato della lotta alla criminalità organizzata in Calabria del 26 luglio 2000, presieduta da Giuseppe Lumia, «presso gli stand dell'ortomercato lavorano gruppi palermitani e gruppi calabresi di Africo e abbiamo chiarito recentemente l'esistenza di rapporti anche con la famiglia Dominante di Vittoria. Gli ortomercarti di Catania, Ragusa e Vittoria rappresentano l'interlocutore privilegiato dell'ortomercato di Milano. L'alleanza tra la famiglia Dominante, Cosa nostra e il gruppo Morabito di Africo si perpetua da un decennio».

Iose Dioli non ha mai smesso di denunciare il marcio che gira dentro e intorno l’Ortomercato, raccontano i compagni, «i rischi che i lavoratori di questa storica ed importante struttura milanese corrono, anche perché le autorità cittadine lo hanno sempre lasciato solo che ha subito e subisce intimidazioni e minacce sempre più gravi, fino ad arrivare al tentativo di mandare a fuoco la sua casa, con tutti i rischi conseguenti».
«Fino a quando le autorità e la giunta comunale di Milano lasceranno solo Iose Dioli ed i lavoratori dell’Ortomercato?» si chiedono. «È mai possibile che nella Milano del 2007 un lavoratore, un sindacalista, debba rischiare la vita per la sua attività di controllo e denuncia? Cosa deve ancora accadere perché ci si decida a scoperchiare la pentola?».

A Iose ed alla sua famiglia una affettuosa solidarietà. «Ai politici, alla giunta comunale di Milano, alla Magistratura, alle forze di Polizia chiediamo non solo di mettere in atto tutte le misure necessarie per garantirne la sicurezza ed il diritto al lavoro e la possibilità di svolgere il proprio ruolo di sindacalista come avviene in ogni paese democratico degno di questo nome, ma chiediamo, anche e soprattutto, che si prendano finalmente tutte le iniziative, politiche, giudiziarie e legali necessarie ad estirpare il controllo malavitoso e gli affari mafiosi all’Ortomercato di Milano»,
Cominciando da quanto Iose Dioli denuncia, quotidianamente, da anni.