Un mese di "cassa". L'Alfa reagisce: non permetteremo speculazioni

La Prealpina, 21 novembre 2008

ARESE - «Per tanti l'Alfa è già chiusa da dieci anni. Ma non è così. Qui ci sono ancora 750 lavoratori tra Fiat e Povvertrain, mentre altri 500 sono impegnati al call center. Non accettiamo nuova cassa integrazione e non accettiamo speculazioni. Noi non ci arrendiamo!». Lo striscione dello Slai Cobas è un pò scolorito, ma la grinta dei delegati è sempre la stessa. Lo si è visto ieri alla portineria centrale dell'Alfa Romeo di Arese. Dalle 5.30 gli autonomi hanno bloccato tutti gli ingressi. Lo sciopero ha avuto il cento per cento delle adesioni, nessuno è entrato.
Carabinieri e Digos hanno sorvegliato la zona in forze, ma tutto si è svolto senza problemi. Prima delle 11 i sindacalisti hanno tolto i bancali che impedivano l'acces­so ai capannoni e agli uffici che ad Arese sono ancora operativi.
Fiat ha aperto la cassa integrazione dal 15 dicembre all'11 gennaio.

Su 363 lavoratori, nella prima settimana ne saranno interessati 280.
Nel restante periodo saranno 310. In Powertrain la cigo interesserà 149 lavoratori la prima settimana, 182 nella seconda e terza e 161 nella quarta. Tutti a casa venerdì 5 dicembre.

A questo problema si aggiungono i guai della Rina Servizi, la società nata nell'Alfa business park per dare lavoro ai cassintegrati estromessi il 9 dicembre 2002. Dovevano essere riassorbiti 550 dipendenti sui 1023 lasciati a casa. In sei anni le assunzioni sono state 73 e adesso Aig Lincoln, l'immobiliare americana che aveva ottenuto i terreni con notevole sconto in cambio di posti di lavoro, in un primo tempo ha annunciato i licenziamenti per il personale Rina, poi, in un incontro svoltosi mercoledì, ha proposto di assumere? direttamente le 73 persone.
«Dal dicembre 2002 è una vergogna continua? -ha tuonato Corrado Delle Donne, storico leader del Cobas-Abbiamo sottoscritto con le istituzioni e i proprietari delle aree 3-4 accordi e non si è mai visto il lavoro.? Per Rina, non solo gli americani non reintegrano gli ultimi cassintegrati rimasti, ma hanno detto che dal primo gennaio lasceranno a casa? tutti. Abbiamo avviato un blocco nei giorni scorsi, uno martedì e ancora oggi. Ora dicono che subentrano loro costituendo una società come Abp che assorba i lavoratori. Finora si sono sempre rimangiato tutto.
Se non scrivono nero su bianco non ci crediamo». In quest'ottica, finchè non ci sarà un accordo da firmare, «in tempi rapidi e con le opportune garanzie», la mobilitazione continuerà.
«Aig è fallita e il governo americano -ha spiegato delle Donne- ha concesso miliardi di dollari. In pratica qui potremmo rivolgerci a Bush e Obama. Noi siamo stufi. La festa è finita. Lo diciamo anche a Marchionne, per Fiat: se tutti sono uguali, come dice, allora tutti devono avere un lavoro e un salario adeguato, con diritti garantiti»

«Al Capannone 10 ci scippano le ultime lavorazioni, costringono a trasferte a Torino e Balacco - ha aggiunto Mario Ricciardi - E' un film già visto. Non dobbiamo permetterlo. E dobbiamo fermare le speculazioni. Rho ha già concesso 7mila metri quadrati come area commerciale: Dobbiamo ribaltare con la lotta i piani di chi qui vuole portare centri commerciali e case. L'Alfa non si arrende. Ci promettono 50mila posti di lavoro con l'Expo, ma saranno solo precari, non possiamo accettare di perdere mille posti ad Arese. E' il momento di ribellarsi.? Anche perché le istituzioni accettano lo smantellamento. Qui non ci sono ventenni, chi perde il posto è rovinato».
Operai e impiegati chiedono che al Biscione non restino solo il Museo affiancato da un village espositivo e da percorsi di guida virtuali. Vogliono difendere la più grande fabbrica della Lombardia, mentre le istituzioni discutono di alberghi e centri commerciali e nei sotterranei del capannone 30 vengono depositati materiali del Museo della Scienza e della Tecnica.
«Dobbiamo muoverci, perchè qui a gennaio arriveranno le ruspe -dice Renato Parimbelli- Arese era il simbolo della lotta, ora cancellano i diritti uno ad uno ma noi diciamo di no e ogni settimana lo ripeteremo. Ma non servono le camionette della polizia: non siamo delinquenti».
«Altrove Fiat affronta la flessione del mercato, nei reparti professionali la cig è ingiustificata -aggiunge Luigi, per gli impiegati- Per la prima volta i quadri condividono la lotta degli autonomi. Grazie alla loro resistenza siamo ancora qui e la lotta ha pagato».

Angela Grassi