Innova, tra paura e speranza

Anche senza posto di lavoro i dipendenti andranno comunque in azienda. Domani l'incontro decisivo per evitare decine di licenziamenti

Arese, 9 febbraio 2011 - Domani a Milano nella sede dell’Agenzia Regionale istruzione e formazione Lavoro si terrà l’ultimo incontro. L’ennesimo tentativo per trovare un accordo tra organizzazioni sindacali e Innova Service: l’azienda di servizi che gestisce le portinerie, la manutenzione e la pulizia sull’area dell’ex Alfa Romeo lo scorso 2 novembre ha aperto la procedura di mobilità per 62 lavoratori su 70. Senza un accordo, come ormai è probabile, il giorno dopo, venerdì 10 febbraio arriveranno le lettere di licenziamento per i dipendenti che resteranno in mezzo alla strada, senza lavoro e senza indennità.



«Questa vicenda è assurda
, l’azienda ci lascia a casa perchè l’Abp proprietaria dell’area non ha rinnovato l’appalto, siamo stanchi di finire in mezzo alla strada, molti di noi sono ex cassintegrati dell’Alfa Romeo che hanno già vissuto questo incubo - spiega Renato Parimbelli, delegato sindacale dello Slai Cobas - in questi mesi l’azienda ha sempre parlato di licenziamenti e le istituzioni non hanno fatto nulla. Anche il sindaco di Arese si era impegnato a trovare soluzioni alternative ma non abbiamo ricevuto risposte». I dipendenti hanno deciso che comunque venerdì si presenteranno al loro posto di lavoro, lo stesso faranno la prossima settimana, anche se arriveranno le lettere di licenziamento, «qui il lavoro non manca - spiega un dipendente - ci sarà qualcuno che si occuperà di noi?».

Senza lavoro e senza soldi: nelle scorse settimane è stato comunicato ai sindacati che l’Inps non riconoscerà neppure il pagamento della mobilità perchè l’azienda non ne ha diritto. Lo Slai Cobas chiede alla Regione, Provincia e ai Comuni di impedire questi licenziamenti e di riflettere su quello che sta accadendo nell’area ex Alfa, l’unica e ultima area industriale: licenziamenti all’Innova Service, trasferimenti dei dipendenti Fiat e Powertrain, i 18 dipendenti della GreenFluff che rischiano di perdere il posto di lavoro dopo gli incendi del mese scorso e altri lavoratori che lavorano in condizioni di precarietà.

di Roberta Rampini

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