SLAI Cobas sul polo di Arese:

Si continui a indagare sulla mancata reindustrializzazione
di ROBERTA RAMPINI

IL GIORNO, 21-6-2007

VERRÀ depositata lunedì prossimo da parte degli avvocati dello Slai
Cobas un'istanza per chiedere al gip del Tribunale di Milano di
continuare le indagini sulla "sporca storia dell'Alfa Romeo di Arese". -
All'indomani della richiesta di archiviazione presentata dal pm Claudio
Gittardi nell'ambito dell'inchiesta sulla mancata reindustrializzazione
dell'area ex Alfa Romeo nonostante i cospicui fondi europei e regionali
messi a disposizione, il sindacato di base prepara una nuova memoria.
Altro che "destino segnato" dello stabilimento di Arese e dei suoi
lavoratori, come recita il fascicolo di venti pagine depositato dal pm
milanese. Altro che impossibilità ad individuare i responsabili della
mancata riconversione industriale.
Secondo il rappresentante sindacale dei Cobas, Corrado Delle Donne, ci
sono tutti gli elementi per dimostrare che la Fiat non ha rispettato gli
accordi sottoscritti al Ministero, per esempio nell'ambito della
produzione Vamia (veicoli a basso impatto ambientale), che sull'area ci
sono state speculazioni immobiliari, che le nuove proprietà non hanno
rispettato l'obbligo di occupazione nei confronti dei cassintegrati.
"NEL CRAA c'erano anche i rappresentanti dei Comuni e della Provincia,
non è possibile che non vi siano responsabilità da parte delle
istituzioni - aggiuge il sindacalista - non è possibile che il pm non
dica nulla sugli assetti societari delle nuove proprietà. Non
intendiamoaccettare un'archiviazione della vicenda".
Ma l'esposto-denuncia non è l'unico che impegna avvocati e
cassintegrati.
Il Tribunale di Rho, dopo aver ascoltato gli avvocati nel dibattimento
di martedì pomeriggio, ha fissato per il 2 luglio la prossima udienza
nell'ambito del processo penale contro Giancarlo Boschetti. Il numero
uno del colosso automobilistico torinese, era amministratore delegato di
Fiat Auto quando il 26 luglio 2003, il giudice Atanasio, nell' ambito di
una causa ex art. 28 dello Slai Cobas e della Fiom per attività
antisindacale, intimò alla Fiat di riportare ad Arese i macchinari
spostati a Torino, di riprendere l'attività produttiva all'Alfa Romeo e
di riammettere al lavoro tutti i cassintegrati. La Fiat, invece di
rispettare la sentenza, distrusse con le ruspe le linee di produzione e
di montaggio, lasciando i lavoratori sulla strada. Trecento lavoratori e
il Cobas ammessi come parte civile per i danni subiti ora attendono
giustizia.