FIAT POMIGLIANO

Pomigliano, nuova doccia fredda Fiat: ancora Cassa integrazione, a febbraio si lavorerà una sola settimana

Nuova doccia fredda per i lavoratori Fiat di Pomigliano d'Arco. Gli operai dello stabilimento Gian Battista Vico avrebbero dovuto tornare in fabbrica lunedì 9 febbraio, ma il Lingotto ha comunicato ieri che la Cassa integrazione sarà prolungata di una settimana per la crisi di mercato. Si riparte dunque il 16 febbraio, in quella che sarà la sola settimana lavorativa del mese: poi ce ne saranno altre due di stop. Calendario alla mano, dunque, lo stabilimento riaprirà lunedì 9 marzo. Tra i sindacati, che terranno a Pomigliano un attivo unitario con i leader nazionali di categoria martedì 20 gennaio, c'è grande preoccupazione. Giovanni Brancaccio
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La crisi del mercato dell'auto a Pomigliano assume toni ancora più drammatici per il tonfo del marchio Alfa e in particolare dei modelli di alta gamma prodotti proprio nello stabilimento napoletano.
Se si eccettua la 147, vettura di segmento medio ma a fine carriera, produzioni come l'Alfa 159 e la Gt, di fascia alta, non sono certo l'ideale per vendere in un momento in cui sono pochi ad avere soldi da spendere.
Per questo i sindacati chiedono da tempo a Fiat di chiarire la futura missione produttiva dello stabilimento Gian Battista Vico.
E l'annuncio della nuova tornata di Cassa integrazione non fa che aumentare le preoccupazioni dei lavoratori e dei loro rappresentanti.
Duro il commento del segretario generale della Fim Napoli, Giuseppe Terracciano: "Quanto comunicatoci da Fiat non fa che aumentare la nostra preoccupazione – dice -. E' vero, le condizioni del mercato sono quelle che sono e bisogna fare i conti con la crisi internazionale. E' vero anche che il governo dovrebbe intervenire. Ma Fiat non si può certo limitare a comunicarci di volta in volta che l'unica soluzione possibile è la Cassa integrazione. Sindacati e lavoratori non vengono coinvolti minimamente nelle decisioni. E poi: quando c'è da stringere la cinghia, il Lingotto si rivolge ai lavoratori; ma l'utile 2008, che c'è e non è di poco conto, non lo vuole dividere con le maestranze. E' un atteggiamento che ci appare ostile, e che confligge con il modello partecipativo che si puntava a introdurre con il piano Marchionne per il rilancio di Pomigliano".
Dello stesso tono le osservazioni di Maurizio Mascoli, segretario regionale della Fiom: "Ora più che mai – dice – è necessario un intervento pubblico per il settore auto, il governo non può stare a guardare. I sindacati chiedono due cose: da un lato che Fiat riapra il confronto sulle prospettive industriali dello stabilimento, garantendone la continuità produttiva e quindi la tenuta occupazionale; dall'altro ci vuole un tavolo con azienda ed esecutivo che affronti la crisi in tempi rapidi. In Campania non c'è in gioco solo il futuro dei 5 mila lavoratori di Pomigliano; anche a Pratola Serre sono con il fiato sospeso 2 mila lavoratori; calcolando anche l'indotto, nella regione sono in ballo 10 mila posti, nessuno può far finta di niente. Fiat deve riaprire le relazioni sindacali che in questo momento sono di fatto sospese".
Un tavolo nazionale con azienda e governo sarà tra le richieste che i sindacati avanzeranno in occasione dell'attivo unitario previsto martedì 20 gennaio a Napoli alla presenza dei leader nazionali di categoria. "In uno scenario già critico Pomigliano – spiega Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm – paga le performance molto negative del marchio Alfa. A mio avviso è in questa ottica che va letto l'addio di Luca De Meo (ex responsabile marketing del gruppo e numero uno dei marchi Alfa e Abarth): non c'è stata aggressività in una fase in cui ce n'era bisogno. L'iniziativa del 20 gennaio servirà a portare Pomigliano al centro di una discussione che, per le sue implicazioni, non può che essere nazionale: non dobbiamo assolutamente isolarci". "La situazione è molto seria spiega il coordinatore provinciale Ugl Metalmeccanici Vincenzo Lubrano - e noi avevamo previsto che la cassa integrazione non sarebbe finita il 9 febbraio. Il rischio di chiusura definitiva dell'azienda è concreto". La crisi del settore - aggiunge il segretario provinciale Ugl di Napoli, Francesco Falco - è un dato oramai scontato, però non ci è chiaro quali siano le intenzioni dell'azienda quando la crisi sarà finita, visto che continua a mancare un piano industriale. Resta il fatto che dopo la perdita della produzione della 149, per Pomigliano è iniziato un periodo senza futuro dove si è prodotto segmenti alti per una clientela che deve fare i conti sempre di più con la crisi e con la recessione". Per Vittoro Granillo, dello Slai Cobas, "i fatti dimostrano il fallimento del piano Marchionne, lo stabilimento di Pomigliano è l'unico a non avere un piano di produzione futuro. La crisi sta solo facendo venire alla luce che il tanto vantato piano che avrebbe dovuto rimettere in sesto la fabbrica si è rivelato un bluff a danno dei lavoratori".