FIAT POMIGLIANO

FIAT, I COBAS IN CORO: «CREIAMO UN COMITATO D’AGITAZIONE A POMIGLIANO»

«Pomigliano è a rischio chiusura e non facciamoci illusioni sull’incontro di Roma a cui hanno preso parte diversi compagni legati ad altre sigle sindacali. Occorre agire subito e creare una piattaforma seria e concreta e, se ce ne fosse bisogno, siamo pronti a fare anche le barricate». Non hanno alcun tipo di dubbio i componenti Cobas intervenuti all’assemblea pubblica indetta stamani, mercoledì 28 gennaio, presso l’aula conferenze del Centro Borsellino di Via Locatelli a Pomigliano d’Arco: la situazione è a rischio circa il futuro di Pomigliano ed urge un movimento sinergico tra le varie forze in campo.
«Mi preoccupa tanto l’ad Marchionne quando dice che a sua volta è spaventato dalla perdita di posti di lavoro – insiste Domenico Mignano, carismatico rappresentante della Confederazione Cobas – ma soprattutto quando si parla di paesi esteri come la Polonia che riescono a produrre un tot di automobili all’anno, mentre noi rimaniamo cassaintegrati. Senza un piano industriale questo è uno stabilimento morto, che non ha futuro. Ci resta solo l’opzione di lottare e farci sentire: nessuno può permettersi di andare avanti con meno di 800 euro al mese. Se in condizioni normali non si arrivava alla terza settimana del mese, oggi, così ridotti, non si arriva nemmeno alla seconda».

Irretite nella morsa della disperazione, le tute blu dell’indotto vesuviano sono alle prese con una cassa integrazione che non permette di dormir su guanciali morbidi e sono seriamente agitate dall’assenza di una mission produttiva che collimi con il blasone dello storico polo industriale pomiglianese. Sul banco della discussione finiscono poi sia le azioni portate avanti dall’entourage dirigenziale del Lingotto e sia tutti quei provvedimenti o scelte aziendali targate Marchionne fondate su un’ubriacatura di garantismo tendenti a rassicurare tutti sul futuro del Gianbattista Vico, mentre vengono contratti matrimoni commerciali sia con la casa di Detroit che, come si vocifera, con piattaforme di matrice serba.

In seconda battuta, il testimone viene ceduto alle maestranze presenti in sala le quali, avvinte dagli stretti lacci di una situazione futura che non promette giornate rosee, ricordano di come la crisi mondiale ed economica che si sta vivendo sia raffrontabile con quella del ’29, di come si tratti di un attacco concentrico alle classi subalterne dal punto di vista sociale, economico e culturale battendo cassa sulla preminenza di costruire un fronte unito che guardi prima di tutto alle esigenze operaie e sulla necessità di tramutare la fabbrica in vero e proprio fulcro per aggregare le forze in campo in vista della risoluzione del problema Pomigliano. «Occorrerà togliere potere e terreno d’azione ai padroni – suggerisce Massimo Amore, presidente dell’Associazione "Solidarietà Proletaria", nonchè dirigente dello Slai-Cobas A.O. Monadi - e rimanere compatti dinanzi a questa crisi che adiamo annunciando da tempo e che ora è giunta alla sua fase finale, decisiva».

«Bisogna combattere con tutta la rabbia che ci portiamo addosso e che abbiamo accumulato tra corsi alle prese con vigilantes d’altri tempi – ricorda un altro operaio – e sensibilizzare l’opinione pubblica, coinvolgendo l’intera società civile, dagli amici ai parenti, ai piccoli commercianti sino a giungere alle scuole: non è possibile sottrarre forza all’unica economia di questa terra». Dall’esecutivo nazionale Cobas, in coda, parte un appello accorato: «La soluzione più adeguata è quella di costruire un comitato d’agitazione a pomigliano, a cui possano prender parte tutti quelli che vogliono vedere il futuro di questi stabilimenti. Precari, disoccupati, lavoratori, parroci ed associazioni che hanno a cuore il problema precarietà, devono mobilitarsi a breve scadenza visto che abbiamo poco potere di contrattazione. L’altra soluzione, mentre Marchionne va cercando specchietti per le allodole come l’avvicinamento a Chrysler, sarebbe la riduzione dell’orario di lavoro: lavorare meno, ma lavorare tutti».

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Autore: Salvatore Alligrande