FIAT POMIGLIANO

PIANO MARCHIONNE: … PACCO, PACCOTTO E CONTRO-PACCOTTO !

E’ da mesi che i lavoratori dell’Alfa sono costretti a disastrose condizioni di salario e occupazionali conseguenti i feroci cicli di cassa integrazione derivati dal cosiddetto ‘piano Marchionne’, all’epoca sottoscritto ed applaudito da Fiom-Fim-Uilm-Fismic-Ugl. Già nel 2003 questi stessi sindacati firmarono con la Fiat l’accordo-farsa sul ‘piano Industriale’ che prevedeva per lo stabilimento di Pomigliano: …“investimenti per 2.500 milioni di euro (nel quinquennio 2003/2007) finalizzati a ricerca, sviluppo, innovazione ed ingegnerizzazione  dei nuovi prodotti col rinnovo della gamma dei modelli Alfa Romeo, la produzione delle vetture dei segmenti “C” e “D” del marchio nonché il ritorno della commercializzazione negli USA dei modelli prodotti a Pomigliano”.
Con quali risultati ?

Oggi ci troviamo a lavorare una settimana al mese (quando va bene) con la prospettiva del drastico ridimensionamento produttivo ed occupazionale dato dall’accordo con la Chrysler, che rappresenta una pietra tombale sull’Alfa Romeo di Pomigliano nonchè il preludio a pesanti ristrutturazioni antioperaie in tutto il gruppo Fiat: non solo le Alfa Romeo per il mercato americano saranno prodotte in America (e non a Pomigliano come spergiurato da Fiat-Fim-Fiom-Ulim-Fismic-Ugl con l’accordo sul piano industriale 2003/2007) ma anche le vetture Fiat in generale, le cui produzioni sono già state in parte spostate in Turchia, Serbia, Polonia, India ecc.

E ancora oggi assistiamo alla farsa della mobilitazione concertata tra la Fiat ed i suoi sindacati confederali ammaestrati che, in sintonia col ricatto di Marchionne (o mi danno nuovi finanziamenti pubblici o licenzio…) già si preparano a confezionare l’ennesimo piano… di “rilancio”. E per questa nuova fregatura vorrebbero pure, e ancora, gli applausi degli operai.  Ma come aspettarsi qualcosa di diverso da quegli stessi sindacati che sono stati sempre complici dell’azienda nel brutale annientamento dei diritti dei lavoratori e della democrazia sindacale, nell’affossamento produttivo ed occupazionale della fabbrica e coartefici dei licenziamenti politici e dei            reparti-confino come quello di Nola ?

Questi sono gli stessi che, tutti, in questi anni, hanno tirato la volata al recente accordo-quadro sulla contrattazione nazionale che prospetta ulteriori tagli salariali rispetto all’inflazione, reintroduce le gabbie salariali abrogate nel 1970 dallo Statuto dei Lavoratori, stabilisce che saranno padroni e sindacati confederali a dettare le nuove regole-capestro per la rappresentanza sindacale e la limitazione del diritto di sciopero nell’industria: praticamente il ritorno al ‘sindacato unico fascista’ spazzato via dalla storia - all’epoca - dalle lotta operaia.  

A differenza di tutte le altre forze in campo  - che puntano a fare da ‘cavalli di troia’ della Fiat tra i lavoratori o alla microframmentazione sindacale - lo Slai Cobas rimane l’unica possibilità di ragionevole tutela dei lavoratori: se la Fiat ed i sui sindacati complici stanno facendo di tutto per ‘allontanare’ lo Slai Cobas  da Pomigliano, la mobilitazione dei lavoratori per riaffermare i loro diritti in fabbrica non potrà fare a meno dello Slai Cobas.

Slai Cobas Fiat e terziarizzate - Pomigliano d’Arco, 2/2/2009