FIAT POMIGLIANO

SLAI Cobas Fiat Pomigliano: AGLI AZIONISTI DIVIDENDI D’ORO… …AGLI OPERAI MELFIZZAZIONE, LICENZIAMENTI E MISERIA


Dopo aver incassato nei decenni ben 500 miliardi di euro e spolpato l’osso di generosi finanziamenti pubblici a “perdere”, oggi la Fiat chiude le fabbriche e licenzia puntando al massacro sociale in Italia:

AGLI AZIONISTI DIVIDENDI D’ORO…AGLI OPERAI MELFIZZAZIONE, LICENZIAMENTI E MISERIA


Non è credibile annunciare 848 milioni di euro di perdita mentre si distribuisce un dividendo di 237 milioni agli azionisti. Non è credibile il tentativo della transnazionale Fiat di mimetizzare con la “crisi” la chiusura delle fabbriche in Italia e la delocalizzazione della produzione in quelle estere.
Anticipata 20 anni fa dal regalo di Stato dell’Alfa Romeo alla Fiat (gli Agnelli hanno ringraziato Prodi prima chiudendo Arese e “cannibalizzando” il marchio ed oggi smantellando di Pomigliano), e dagli accordi di Melfi e Pratola Serra (dove la Fiat costruì a “zero lire” stabilimenti finanziati dal denaro pubblico per raddoppiare la capacità produttiva e “spremere” i lavoratori con disciplina da caserma e flessibilità totale, la  chiusura di Termini Imerese (con la produzione “esportata” in Polonia - dove negli anni ’80 gli addetti erano 4.000 ed oggi sono passati a 6.500 con 6 giorni lavorativi settimanali) è rappresentativa delle logiche di globalizzazione speculativa aziendale: da anni la quantità di autovetture prodotte è risibile rispetto a quella prodotta in Europa e nel resto del mondo. Come i nuovi investimenti per la Fiat Auto Serbia (con nuove 1.400 assunzioni a salario lordo di 400 euro al mese, dove la disoccupazione è 30% e lo Stato regala alla finanziamenti, terreni, “zone franche” ed esenzione da dazi e imposte nonché, come ad esempio in Brasile, totale comando aziendale sulla forza lavoro). Stessa logica per gli impianti sud e nord americani e quelli russi che fanno il paio con la lo sviluppo produttivo dell’insieme degli impianti delocalizzati in Europa, in oriente e medio oriente  e la conseguente chiusura di quelli italiani.
                                                
Mentre oggi la Fiat scappa all’estero con il “malloppo” (lasciando sulla strada, i lavoratori di Termini, Pomigliano, Pratola Serra, Arese, Melfi, Val di Sangro, Termoli, Cassino, Modena, Mirafiori ecc. e, assieme a loro, i lavoratori dell’indotto) i sindacati confederali, che in questi anni hanno plaudito e sottoscritto le politiche aziendali di “rapina speculativa” delle risorse pubbliche  sono oggi prigionieri degli accordi precedentemente stipulati che consentono alla Fiat la pesante ristrutturazione antioperaia in atto in tutto il gruppo. Per questo Fiom-Fim-Uilm, dopo aver nascosto finora la sostanza del “piano Marchionne” ai lavoratori, oggi insistono nella strategia di divisione-aziendalizzazione del conflitto sindacale per mettere in concorrenza tra loro i lavoratori dei vari stabilimenti all’evidente scopo di coorporativizzare, indebolire e controllare la lotta operaia e renderla funzionale a una consociazione sindacale ormai (tranne che per i noti faccendieri del sistema politico-istituzionale) priva di qualsivoglia ed utile prospettiva per i lavoratori.

 L’ipotesi di produrre la “Panda” a Pomigliano in cambio dell’involuzione autoritaria dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali (anticipata dal reparto-confino di Nola) e condizioni lavorative da “terzo mondo” è l’ennesimo “specchietto per le allodole” (come l’accordo-truffa di programma 2003/2007 sottoscritto all’epoca da FIOM-FIM-UILM e che “sanciva la produzione dell’intera gamma Alfa Romeo a Pomigliano (l’abbiamo visto…!!). Con questo nuovo “escamotage” la Fiat si prepara a fermare la fabbrica per un altro anno, rastrellare ulteriori finanziamenti pubblici e dimezzare ancora gli organici nella prospettiva del ridimensionamento-smantellamento (esattamente come già fatto per Arese). E FIOM-FIM-UILM?! Ancora una volta sono in elemosinante attesa, fuori la porta, e col cappello in mano… pronti a firmare…!!
                                                                                                                                         
Senza un ricambio sindacale non può esservi alcuna credibile alternativa  in grado di fare valere le ragioni dei lavoratori ed unificare le lotte in tutto il gruppo Fiat e collegate: non è un caso che da 9 mesi la Fiat ed i suoi sindacati agiscono di concerto per impedire il rinnovo delle RSU in fabbrica, ormai decadute da 9 mesi.

Venerdì 19 febbraio, ore 10.00 - sede Slai Cobas Pomigliano
ASSEMBLA

Sta ai lavoratori ‘darsi una mossa’ per costruire un’attendibile alternativa

SLAI Cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano, 17/2/2010