FIAT POMIGLIANO

FIOM-FIM-UILM ABBOCCANO ALL’ESCA DI MARCHIONNE E FIRMANO L’ACCORDO SUI TAGLI OCCUPAZIONALI: “500 LICENZIAMENTI SUBITO PER UN RILANCIO-FARSA… DOMANI”

Con una circolare inviata ieri alle organizzazioni sindacali la Fiat “ha incassato” l’accordo-farsa sulla mobilità - firmato ieri dai compiacenti sindacati confederali - ed attivato la procedura per la collocazione in mobilità di 500 lavoratori (operai: 440 di cui 405 presso la sede di Pomigliano e 35 presso la sede di Nola - impiegati: 40 di cui 36 a Pomigliano e 4 a Nola - quadri: 20 a Pomigliano). Dopo aver sancito la chiusura di Termini Imerese e predisposto quella definitiva di Arese, ora i sindacati confederali ci provano con l’avvio dello smantellamento a Pomigliano. Che senso ha predisporre un taglio occupazionale per 500 addetti (e la conferma della non riassunzione dei circa 100 giovani contrattisti licenziati) se realmente si prospetta il rilancio produttivo dello stabilimento con la nuova panda che si dovrebbe produrre nel 2011…?!

Il fatto è che, anche nell’ipotesi della nuova Panda, per la produzione di questo modello è necessario circa un terzo della manodopera impiegata per produrre le vetture Alfa Romeo oggi in delocalizzazione da Pomigliano. In questo caso la prospettiva di massima flessibilità del lavoro e pieno utilizzo degli impianti con 18 turni settimanali, lavoro notturno ed al sabato si rivela una scelta non solo “tecnicamente irrazionale” ma funzionale al processo di progressivo smantellamento in atto già da anni a Pomigliano e concertato da tempo tra la Fiat ed i sindacati di FIOM-FIM-UILM. La prospettiva di innalzare ancora del 30% i rendimenti individuali dei lavoratori delle catene di montaggio è - tra l’altro - irrealizzabile anche tenendo conto dell’acclarata ed altissima incidenza di gravi patologie osteomuscolari tra gli addetti negli ultimi anni in conseguenza dei ritmi di lavoro già insostenibili.

A fronte della procedura di mobilità per 500 addetti avviata ieri dalla Fiat lo Slai Cobas ha formalmente richiesto all’azienda un esame congiunto - ai sensi delle vigenti normative di legge e contrattuali - per eccepire la evidente strumentalità dei cosiddetti “piani industriali aziendali” finalizzati non solo all’evidente prospettiva di ridimensionamento produttivo, ma anche alla ulteriore ed illegittima fruizione dei finanziamenti pubblici diretti ed indiretti (dalla cassa integrazione agli sgravi fiscali ai finanziamenti per ristrutturazioni impiantistiche “fantasma” come quelle avvenute in questi anni).

A tal proposito lo Slai Cobas rileva che la Fiat (e lo stabilimento di Pomigliano d’Arco) ha “beneficiato”, dal 1987 ad oggi, senza sostanziale soluzione di continuità, di ingenti finanziamenti pubblici quali CIGO, CIGS, mobilità, sgravi fiscali, ecc. - per circa 500 miliardi di euro mentre la tenuta occupazionale e produttiva del gruppo e a Pomigliano è crollata e si delocalizzano all’estero le produzioni. 

Lo Slai cobas preannuncia adeguate iniziative per la tutela occupazionale e delle condizioni di lavoro in fabbrica nonché presso le competenti istituzioni erogatrici dei finanziamenti pubblici e della cassa integrazione.


Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 8/4/2010