FIAT POMIGLIANO

FIAT ALFA ROMEO POMIGLIANO: Nell’incontro con la Fiat lo SLAI Cobas ha contestato l’ del piano industriale ed eccepito l’illegittimità della messa in mobilità dei 500 addetti

NELL’INCONTRO CON LA FIAT LO SLAI COBAS HA CONTESTATO L’<IPOTETICITA’> DEL PIANO INDUSTRIALE ED ECCEPITO L’ILLEGITTIMITA’ DELLA MESSA IN MOBILITA’ DEI 500 ADDETTI: “UN RILANCIO PRODUTTIVO CHE PASSA PER IL RIDIMENSIONAMENTO OCCUPAZIONALE NON HA ALCUNA CREDIBILITA”!  

“Intanto, la stessa Fiat ci confessato, nell’incontro svolto stamattina con l’azienda presso l’Unione degli Industriali di Napoli, “che il piano industriale è al momento ipotetico e non operativo perché condizionato, nella sua fattività, da una serie di varianti vincolate alla definizione contrattuale dell’ennesimo taglio dei costi a discapito dei lavoratori e l’ulteriore incremento dei già insopportabili ritmi lavorativi, della flessibilità e dei turni di lavoro”...  dichiara lo Slai cobas. …”avviare, in tutto questo, una procedura di messa in mobilità per 500 lavoratori in mancanza di un definito ed operativo piano industriale di “riassorbimento degli esuberi in funzione di un prospettato sviluppo produttivo” è non solo un controsenso ma evidenzia la malcelata volontà aziendale di sottrarsi ad ogni obbligo sociale quale corrispettivo dei finanziamenti pubblici per tagliare comunque gli organici e i livelli occupazionali, ridimensionando di fatto Pomigliano a prescindere da qualsiasi missione produttiva”.

 

Non solo non è giusto predisporre, come fa la Fiat, l’ennesimo “rilancio produttivo a spese dei lavoratori e non degli azionisti”, e ciò dopo che il questi anni il gruppo di Torino ha già incassato ingenti finanziamenti pubblici per 500 miliardi di euro usati illegittimamente per ristrutturare, licenziare, chiudere le fabbrica e delocalizzare all’estero la produzione.  Ma la prospettata chiusura dell’FMA di Pratola Serra dimostra che, per le strategie aziendali, non sono serviti a niente il massimo utilizzo degli impianti, i 18 turni lavorativi settimanali, la massima flessibilità del lavoro e i salari inferiori a quelli percepiti dai lavoratori delle altre fabbriche del gruppo a scongiurare l’imminente “disastro industriale”. E la definitiva chiusura in atto di Termini Imerese ed Arese ne confermano  l’evidenza.

 

Stamattina, nel corso dell’esame congiunto sulla procedura di mobilità per 500 lavoratori, lo Slai cobas ha formalizzato alla Fiat il proprio parere sfavorevole chiedendone l’immediata sospensione degli effetti e preannunciando, i mancanza, ogni idonea iniziativa per la tutela dei livelli occupazionali, delle condizioni di lavoro e dei diritti sindacali.


Slai cobas Fiat Alfa Romeo - Pomigliano d’Arco, 14/4/2010