FIAT POMIGLIANO

SLAI COBAS FIAT ALFA ROMEO - POMIGLIANO: UN RILANCIO PRODUTTIVO CHE COMINCIA COI TAGLI OCCUPAZIONALI NON HA CREDIBILITA’ !



La Fiat si appresta ad un drastico e pesantissimo taglio dei costi di produzione  a discapito dei lavoratori e dei loro diritti con l’ulteriore incremento dei già insopportabili ritmi lavorativi, della flessibilità e della precarietà del lavoro, dei turni a ciclo continuo comprendenti la notte ed il sabato lavorativo (basta ricordare che nelle fabbriche dove già sono in corso i 18 turni settimanali alla donne saltano i cicli mestruali in conseguenza di una vera e propria ‘disambientazione da stress’).

Non solo non è giusto, come fa la Fiat, pretendere l’ennesimo “rilancio” produttivo a spese dei lavoratori (per rimpinguare i portafogli degli azionisti che, a differenza dei lavoratori, anche in tempo di crisi, vedono sempre più ingrassare i ricchi dividendi aziendali), e ciò dopo che la Fiat ha già incassato negli anni ben 500 miliardi di euro di finanziamenti pubblici usati per ristrutturare, licenziare, chiudere fabbriche e delocalizzare all’estero le produzioni. Ma, dopo la chiusura in atto di Termini Imerese ed Arese, oggi la prospettata chiusura della FMA di Pratola Serra dimostra che, per le strategie aziendali, non sono servite a scongiurare il disastro industriale né il massimo utilizzo degli impianti, né i 18 turni lavorativi (3 di 8 ore per 24 ore al giorno per 6 giorni lavorativi settimanali), né la massima flessibilità del lavoro né i salari inferiori a quelli percepiti dai lavoratori delle altre fabbriche Fiat. E perché mai ciò dovrebbe salvare Pomigliano quando già “tutti” (azienda e pseudo controparti sindacali) hanno già da tempo accettato la delocalizzazione del marchio Alfa Romeo, i reparti confino, i ripetuti e progressivi tagli occupazionali e, “tutti quanti insieme” hanno già firmato, tra l’altro, l’ennesimo ridimensionamento occupazionale “al buio” per la messa in mobilità di altri 500 lavoratori che si aggiungono alla recente mancata assunzione degli oltre 100 giovani contrattisti precari?


Questo taglio occupazionale e strutturale, di 600 addetti dimostra tutta la sostanza antioperaia ed asociale del piano Marchionne (plaudito in questi anni da FIOM-FIM-UILM e correlati partiti ed istituzioni compiacenti) ed evidenzia la malcelata volontà aziendale di sottrarsi ad ogni obbligo sociale quale corrispettivo dei finanziamenti pubblici, per ridimensionare di fatto Pomigliano a prescindere da qualsiasi missione produttiva, compresa la “nuova Panda” che si produce con meno manodopera (il 30% per unità di prodotto).

CONSLAICOBASSIPUO’
IL TRIBUNALE DI NOLA HA CONDANNATO LA FIAT A RISARCIRE 300.000 EURO COMPLESSIVI E A RIENTEGRARE IN FABBRICA DUE OPERAI LICENZIATI PERCHE’ AMMALATI RISPETTIVAMENTE NEL 2005 E NEL 2006 CENSURANDO LA ILLEGITTIMA ARBITRARIETA’ CON CUI L’AZIENDA LICENZIA A CADENZA ANNUALE DECINE DI LAVORATORI PER MOTIVI INNANZITUTTO POLITICI ED IMPRONTATI AL MASSIMO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI

Le cause, attivate dagli avvocati dell’ufficio legale dello Slai cobas, hanno consentito l’annullamento dei licenziamenti, fatti dalla Fiat in evidente malafede e violazione delle vigenti normative all’unico scopo di “ricattare ed intimorire” i lavoratori ammalati in conseguenza dei ritmi forsennati (la stessa e inaccettabile logica repressiva riscontrabile ad esempio con la collocazione nei reparti-confino come quello di Nola).
 

Uno SLAI Cobas più forte ed organizzato rappresenta l’unica garanzia valida a tutela dei lavoratori:

martedì 27 aprile - ore 10.30 - sede Pomigliano

CONGRESSO PROVINCIALE DELLO SLAI COBAS

SLAI COBAS FIAT ALFA ROMEO - POMIGLIANO