FIAT POMIGLIANO

Comunicato stampa FIAT ALFA ROMEO POMIGLIANO / REFERENDUM



L’OFFENSIVA PER IL “NO” DELLO SLAI COBAS METTE IN CRISI LA  FIAT COSTRETTA A FERMARE GLI IMPIANTI  PER “CORSI DI FORMAZIONE PRO-VOTO”

 

LA RIMONTA DEL “NO”  SPIAZZA MARCHIONNE CHE, DOPO IL “PIANO A”, IL “PIANO B”, E QUELLO “C”, DOVRA’ PENSARE AL PIANO… “D”!

 

Nel pomeriggio, dalle 15.00 alle 16.30 l’azienda ha fermato le catene di montaggio dell’Alfa 159 per convocare i lavoratori a “corsi professionali pro-referendum” tenuti UTE per UTE dai capoturno agli addetti in ogni singolo reparto.  Nello stesso tempo ciò avveniva anche per i lavoratori addetti al montaggio della 147 (vettura da un mese fuori produzione) oggi convocati in fabbrica e retribuiti dall’azienda al solo scopo di farli votare. Analoga fermata e avvenuta  stamattina al  montaggio 159 dalle ore 06.00 alle ore 11.00. In tutti i 2 turni di lavoro della 159, di non lavoro per la 147, l’azienda ha tenuto “corsi di formazione professionale” sulla “bontà” del piano Marchionne per forzare gli indecisi a votare “SI”.

 

Si profila una vera e propria “caporetto” per la Fiat, che richiede l’85% dei consensi dei lavoratori per ridurli in schiavitù,e dei sindacati confederali che ancora stamattina prevedevano appena il 5% di adesione dei lavoratori alla campagna del “NO” messa in atto “a sorpresa” dallo Slai cobas.

 

Piuttosto che minacciare di chiudere Pomigliano ora Marchionne dovrà innanzitutto dare conto dei miliardi di euro di finanziamenti pubblici ricevuti dallo Stato e usati dalla Fiat per lucro privato (in violazione dell’art. 41 della Costituzione nonché di tutte le normative inerenti i finanziamenti pubblici sia diretti che indiretti) e per chiudere le fabbriche e delocalizzare all’estero, nonché daree conto di quello sporco affare di mazzette e fondi neri con cui Prodi, all’epoca presidente dell’IRI (governo Craxi) svendette il gruppo Alfa Romeo, cannibalizzato praticamente gratis dalla Fiat a fronte di un’offerta Ford di gran lunga più favorevole. La svendita dell’Alfa alla Fiat passò inoltre con un referendum truccato da tutti i sindacalisti confederali con l’immissione nei seggi di tre urne di schede falsificate col “SI”  (la magistratura accertò che ci furono mazzette Fiat anche per i sindacalisti). Ed oggi, dopo la chiusura dell’Alfa di Arese (con i suoli usati dalla Fiat per la speculazione immobiliare), Marchionne può mai permettersi veramente di chiudere Pomigliano?!

 

Nessuno ha mai pensato al… “come mai il cosiddetto supermanager sceglie di delocalizzare la produzione dalla Fiat dalla Polonia (la più produttiva ed all’avanguardia in Europa e nel mondo come dichiarato dalla stessa Fiat) a Pomigliano”?!

 

Dopo aver smantellato e delocalizzato la prevalenza delle produzioni Fiat dall’Italia, e mentre trasferisce il marchio Alfa negli USA, la Fiat “ha l’obbligo” di produrre a Pomigliano per evitare l’approssimarsi di seri guai di immagine, politici e giudiziari, nonché sindacali.

 

SLAI Cobas - coordinamento provinciale di Napoli  - Pomigliano d’Arco, 22/6/2010