FIAT POMIGLIANO

I “SENZAVERGOGNA” !!!

Ogni volta che parlano di “rilancio produttivo” si sputtanano  firmando  sistematici accordi per nuovi anni di cassa integrazione, sottosalario e precarietà senza portare a casa alcuna attendibile garanzia per i lavoratori.  Ed ecco che, mercoledì 6 luglio, al Ministero del Lavoro, Fim-Uilm-Fismic ed Ugl hanno acconsentito altri 2 anni di cassa integrazione, questa volta per “cessazione dell’attività”, con la Fiat che dismette la produzione automobilistica per trasformarsi in azienda di sola “promozione vendite e commercializzazione del prodotto”. La produzione dell’auto sarà “spacchettata” dagli stabilimenti del Gruppo Fiat ed appaltata alle “newco”, singole società autonome costituite ad hoc fabbrica per fabbrica.

Ma con quale faccia tosta questi sindacalisti faccendieri “senza vergogna” continuano a illudere i lavoratori sul “rientro certo per tutti” quando sanno bene, come lo sa lo Slai cobas, che sono a              rischio-licenziamento oltre 3000 lavoratori di Pomigliano/Nola per non parlare di quelli dell’ex Ergom?  Basta considerare che, nella comunicazione del 16 giugno 2011 formalizzata dalla Fiat ai sindacati, la newco di Fabbrica Italia Pomigliano prevede l’assunzione di solo il 40% degli organici attuali, numero comunque  condizionato a “superamento della crisi e ripresa del mercato”. Una crisi economica e finanziaria non “risolvibile” con le fantomatiche promesse Fiat. Una crisi che invece si aggrava giorno dopo giorno come dimostra la manovra correttiva finanziaria varata dal governo e che avrà i suoi più pesanti effetti negli anni 2013 e 2014, mentre la scelta di abbandonare gli investimenti e la ricerca hanno reso per la Fiat ancora più pesanti gli effetti della crisi con il crollo strutturale delle vendite.

Come da sempre denunciato dal solo Slai cobas il cosiddetto piano-Marchionne si dimostra di fatto una “terziarizzazione su larga scala”. Ed è storia-provata che ogni volta che la Fiat ha terziarizzato e ceduto attività lo ha fatto per tagliare i livelli occupazionali, sfoltire e licenziare (a cominciare dagli ammalati con ridotte capacità lavorative) ed annientare i diritti dei lavoratori.

 

Il piano industriale della Fiat è fatto di speculazione finanziaria e borsistica condita da multimiliardari finanziamenti pubblici ormai “parassitati” non solo in Italia ma su scala europea ed internazionale, dalla Polonia agli USA. Ma pure a voler dare per “buono” il fantasioso piano di Marchionne - considerato che per produrre una Panda occorrono appena il 25% degli addetti necessari a fare un’Alfa Romeo - anche nell’impossibile caso di richieste di mercato per 270.000 Panda/anno ci troveremmo di fronte a migliaia di lavoratori in esubero. Inoltre, poiché i profitti ricavati dalla vendita di un’Alfa Romeo superano di gran lunga quelli ricavati da modelli di piccola cilindrata quali la Panda, col mantenimento della produzione Alfa si potrebbe realizzare il forte “rilancio produttivo ed occupazionale della fabbrica” con quegli stessi volumi di profitto inverosimilmente auspicati da Sergio M. e da raggiungere tra molti anni con la produzione della Panda. Basterebbe produrre appena 150 Alfa Romeo a turno sugli attuali 2 turni per 5 giorni lavorativi a settimana! Mentre a Pomigliano (altro che piano-Marchionne!) si possono già produrre 1.000 Alfa Romeo al giorno (come per i dati della produzione realizzata nel periodo 2.000/2.004, modelli Alfa 156, 147 e GT): ma, allora, a che gioco giochiamo?! Prima la Fiat con “mazzette e fondi neri” si fece regalare l’Alfa Romeo dallo Stato ed oggi, con un vero e proprio piano-industriale-truffa dirotta il marchio e distrugge lo stabilimento di Pomigliano mentre deindustrializza quello di Arese per attuare la speculazione immobiliare e finanziaria sull’area in funzione dell’EXPO 2015.

 

Ma se il piano-Marchionne, la sanguinosa (per i lavoratori) manovra correttiva finanziaria del governo, lo scippo in atto della democrazia sindacale e di ogni fondamentale diritto dei lavoratori concordato da confindustria e  CGIL-CISL-UIL rappresentano una vera e propria “manovra di classe” contro i lavoratori che il padronato - con le sue cricche trasversali presenti sia nei sindacati confederali che nel centro destra e nel cosiddetto centro sinistra - intende allargare dalle fabbriche Fiat in ogni posto di lavoro sia privato che pubblico ed all’intera società,  la tenuta operaia contro il piano-Marchionne che si determinerà a Pomigliano non solo influenzerà la “tenuta” in tutte le fabbriche Fiat ma contribuirà alla configurazione di una necessaria prospettiva di cambiamento “reale” dei rapporti di forza!

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate - Pomigliano d’Arco, 8/7/2011 - info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.