FIAT POMIGLIANO

LEAR CAIVANO: LANDINI COME BERLUSCONI ?

Evidentemente l’iter utilizzato da Berlusconi per l’approvazione alla Camera del Rendiconto dello Stato ha fatto scuola. E così, dopo la bocciatura al referendum dello scorso 7 ottobre con cui i lavoratori e lo Slai cobas rimandarono al mittente l’accordo-capestro sul modello-Marchionne alla Lear di Caivano oggi la Fiom di Landini ci riprova: il prossimo 7 novembre ripropone pari pari un “nuovo” referendum sullo stesso accordo, disdettato dopo il NO referendario ma nuovamente firmato, ieri e per la seconda volta, con la Lear all’Unione degli Industriali di Napoli insieme a Fim, Uilm, Fismic e col solo Slai cobas all’opposizione che ancora una volta ha negato il suo consenso all’azienda già preannunciando in fabbrica una nuova campagna per il NO alle “deroghe per accordo” dei diritti fondamentali dei lavoratori.

ACCORDO LEAR DOPO REFRENDUM 25-OTTOBRE-2011

COMUNICAZIONE DELLA FIOM PER SECONDO REFERENDUM LEAR CAIVANO 24-OTTOBRE-2011


Il fatto è che con l’ostinata reitera degli accordi sindacali nel settore (dall’ex Bertone di Grugliasco alla Lear di Caivano) la Fiom “accetta in fabbrica quello che da <indignata> contesta nelle piazze” e con l’ultima firma - fatto ancor più grave - ha rifirmato l’accordo-quadro dettato da Marchionne alla Lear nella logica di quello di Pomigliano - già sconfessato allo scorso referendum dai lavoratori di Caivano che imposero il ritiro della firma - con cui la Fiat intende forzare l’estensione del suo modello autoritario negli stabilimenti Lear, da quello di Caivano a Grugliasco, Melfi, Pozzo d’Adda, Cassino e Termini Imerese, e poi da questi all’intero settore indotto dell’auto.

Se questi sono i presupposti, e lo sono, viene da chiedersi quale credibilità possano avere i proclami su democrazia e diritti dispensati a “maniche larghe” da Landini - in ogni manifestazione di piazza (indignata o rassegnata che sia) o compiacente salotto televisivo - mentre nelle fabbriche e tra i lavoratori questo bluff comincia a svelarsi come dimostra il sostanziale fallimento, politico e numerico, della manifestazione di Roma dello scorso venerdì 21 ottobre.

Vero è che poco servono ai lavoratori la “babele” degli indignati del 15 ottobre ed il collegato sciopero del 21 della Fiom a Roma, in assenza di un impegno politico-sindacale minimamente soddisfacente, e “da sinistra”, per i sempre più operai, lavoratori e cittadini oppressi dalle incalzanti politiche bipartisan di macelleria sociale.

Slai Fiat Alfa Romeo e terziarizzate - Pomigliano d’Arco, 25/10/2011