FIAT POMIGLIANO

Piano Marchionne: nuovo coniglio dal cappello Fiat per ridimensionare e melfizzare la fabbrica

Chiudono la fabbrica per due mesi ( e poi…?!) per ristrutturarla e nel frattempo spedire i lavoratori ad un “severo” corso di formazione-farsa per insegnargli ad… avvitare i bulloni (mentre i funzionari della giunta Bassolino sono sotto inchiesta per la tangentopoli della formazione professionale).

Grazie alle lotte dello Slai Cobas in questi anni sono sempre stati rispediti al mittente i tentativi Fiat di addossare sui lavoratori le note magagne impiantistiche:  è dei giorni scorsi una nuova e dettagliata denuncia in Procura presentata dallo Slai Cobas sugli infortuni-serial e la continua esposizione degli operai a rischi anche mortali. Oggi Marchionne è costretto ad accusare il colpo e  raddrizzare il tiro e a ‘confessare’ che le magagne impiantistiche in fabbrica ci sono e sono il principale motivo per cui non si riesce a produrre in quantità e qualità.

 

Se la stessa Fiat è costretta ad ammettere il grave deficit impiantistico e le gravi colpe aziendali, che senso ha la pretesa di mandare a i lavoratori a ‘severi corsi di formazione’? Ma quante decine di milioni di euro di finanziamenti pubblici saranno stanziati per questi corsi?! Alcuni anni fa la Fiat già incassò 110 milioni di euro per corsi di formazione-farsa in tutto il gruppo (anche a Pomigliano). E gli accordi di programma previsti con Regione Campania e sindacati confederali quante centinaia di milioni di euro di soldi pubblici a ‘perdere’ porteranno all’azienda? Per Termini Imerese la Fiat chiede 700 milioni di Euro, a Termoli la Fiat ha già incassato 480 milioni di euro (80% all’azienda ‘madre’ ed il resto a aziende  terziarizzate e collegate). Quanti soldi ha incassato per Pomigliano nel 2003 e che fine hanno fatto i 2,5 miliardi di euro stanziati per riammodernamenti impiantistici mai avvenuti come confessa oggi candidamente Marchionne?   

Che senso ha prospettare la (Toyotizzazione), con lavoro a ciclo continuo notturno e festivo per produrre volumi che possono benissimo essere realizzati con gli attuali 2 turni su 5 giorni e senza incremento dei ritmi di lavoro oggi già insostenibili se l’azienda aggiusterà gli impianti?!

 

Questo piano lo abbiamo già visto all’Alfa di Arese!

Cominciò come oggi a Pomigliano: dopo il regalo dell’Alfa alla Fiat fatto nel 1986 da Prodi, allora presidente dell’IRI, la Fiat ottenne - con l’aiuto dei sindacati confederali - la chiusura ‘momentanea’ dell’Alfa  Arese ( lo chiamarono l’) per ristrutturazione. Poi, invece del ‘previsto’ rientro buona parte dei lavoratori fu messa in cassa integrazione in una ristrutturazione senza fine che in questi anni ha comportato un multimiliardario business speculativo per la Fiat con l’aggiunta di un malloppo stimato in oltre 1000 miliardi di finanziamenti pubblici regalatigli per… chiudere la fabbrica. Oggi infatti la Fiat, complici istituzioni locali e nazionali e FIOM-FIM-UILM, sta facendo di tutto per ‘liberarsi’, coi licenziamenti, degli 800 operai che hanno resistito strenuamente per la difesa del posto di lavoro (con le lotte condotte con lo Slai Cobas - primo sindacato in fabbrica) e dei 1.500 precari addetti nell’area di Arese: 2 milioni e 350.000 m.q.da trasformare in alberghi serviti dalla metropolitana di Milano per l’Expo 2015.

 

NON LO CONSENTIREMO!

 

Giovedì 6 dicembre, durante la sosta, box ristoro centrali, INFORMATIVA:

1° sosta al centro del montaggio 147

2° sosta al centro del montaggio 159

 

Slai Cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 6/12/2007