FIAT POMIGLIANO

SLAI Cobas denuncia l’amministratore delegato della FIAT in Procura

‘PIANO MARCHIONNE’ E FORMAZIONE ‘PESANTE’ PER GLI OPERAI DELL’EX ALFASUD NEI CANTIERI DELLA RISTRUTTURAZIONE: LO SLAI COBAS DENUNCIA L’AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA FIAT ALLE PROCURE DI TORINO E NOLA.

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Fiat Alfa Romeo - Pomigliano

 

con il titolo: “ SLAI Cobas denuncia l’amm. della Fiat in Procura”… e a seguire con 2/3/4 ecc. fino a 12),  depositato stamattina alla Procura della Repubblica di Nola, ed inviato a mezzo fax (segue spedizione in posta veloce) alla Procura di Torino - Sicurezza sul Lavoro, nonché ad Asl NA 4 di Acerra, Direzione Provinciale del Lavoro - Ispettorato, Direzione Regionale INAIL Napoli, Vigili del Fuoco Nola, Carabinieri di Pomigliano, assessorati a Sanità, Formazione lavoro ed a tutti i consiglieri componenti il Consiglio Regionale della Campania, al Ministero del Lavoro ed alla Commissione Ministeriale sulla Salute nei Luoghi di Lavoro Roma) lo Slai Cobas ha denunciato Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat (e quant’altri responsabili e preposti aziendali sia dello stabilimento di Pomigliano che della Fiat Group nazionale) per ‘gravi, reiterate e generalizzate violazioni datoriali delle normative per la sicurezza sul lavoro, e nei cantieri di ristrutturazione alla Fiat Pomigliano” ed i cosiddetti ‘corsi pesanti’ in pericoloso svolgimento all’interno dei cantieri aperti per la ristrutturazione impiantistica e dei reparti, condotti dalle ditte esterne  di edilizia e carpenteria metallica pesante. Sono decine i lavoratori che ogni giorno accusano malori, crisi dì asma e svenimenti in conseguenza dell’intollerabile tossicità ambientale, sottoposti dai medici aziendali finanche ad ore di inalazione di ossigeno per rianimarli per poi rispedirli di nuovo al reparto come se niente fosse accaduto.

 

Il lasso di tempo troppo stretto (dal 7 gennaio al 2 marzo 2008 - il 3 marzo sarebbe prevista la ripresa produttiva) deciso da Sergio Marchionne per ‘effimeri motivi di immagine’ per la ristrutturazione degli impianti e dei luoghi di produzione è impossibile a rispettarsi (inoltre considerato che negli stessi cantieri ed in risicate ‘aule’ la Fiat pretenderebbe di ‘formare’ - si fa per dire - i circa 4.500 addetti usandoli invece a supporto manuale del lavoro svolto dalle ditte, con mansioni di pulizia generale ed impiantistica, verniciatura ecc.) a meno che non si violino, in maniera consapevole e per premeditata ed illecita scelta aziendale, l’insieme degli obblighi di legge incombenti su parte datoriale in materia di sicurezza e tutela della salute e dell’incolumità dei lavoratori, come in effetti sta avvenendo”…

 

Lo Slai Cobas, richiede inoltre “l’indispensabile e solerte intervento dell’autorità giudiziaria ed ispettiva affinché sia imposto l’obbligo per “chiunque”, anche per la Fiat, di rispettare le vigenti obbligazioni di legge”, nonché solerti ed immediati indagini ed ispezioni in loco affinché siano individuate eventuali ipotesi di gravi reato, e nel caso represse,  a carico dei vertici Fiat. Ipotesi che, in effetti, appaiono riscontrate dal materiale depositato dallo Slai Cobas. “In mancanza di ciò si incorrerebbe invece nel consueto rituale del versamento di ‘lacrime di coccodrillo’ ogni qualvolta si ripetono i cicli di omicidi bianchi nei luoghi di lavoro come troppe volte avviene in Fiat per non arlare dei gravi accadimenti come quelli recenti, ad esempio, della Thyssenkrupp”. I responsabili sindacali hanno inoltre formalmente richiesto alla Procura di essere ascoltati per fornire ogni ulteriore e necessaria informazione e documentazione in relazione ai gravissimi fatti tutti esposti e denunciati.

 

Slai Cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate Pomigliano -  coordinamento provinciale di Napoli