FIAT POMIGLIANO

Si allarga a macchia d'olio lo scontro tra Fiat e sindacati dopo la mancata presenza della Fiat alla riunione con le associazioni sindacali di venerdì

Napoli, Il blocco adesso coinvolge l'indotto

di Barbara Meglio

Uno scontro non più a due ma a tre, a quattro, a cinque. Si allarga a macchia d'olio lo scontro tra Fiat e sindacati dopo la mancata presenza della Fiat alla riunione con le associazioni sindacali di venerdì, all'Unione degli industriali, per discutere del trasferimento nell'Interporto di Nola dei 316 lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco.
I lavoratori protestano contro il piano Marchionne e chiedono il rientro nello stabilimento dei 316 operai, la maggior parte dei quali apparterrebbe ai sindacati. Uno scontro che adesso non riguarda più solo l'area pomiglianese: i 316, infatti, presidiano l'ingresso merci di tutte le aziende fornitici di materiali Fiat, da Magneti Marelli a Whl a Tiberina, impedendo così che le merci arrivino non solo allo stabilimento di Pomigliano ma anche a quelli di Cassino e Val di Sangro. Uno ad uno gli stabilimenti che vivono all'ombra della Fiat fanno il conto alla rovescia. Il rischio è che l'intera produzione dell'hinterland napoletano legata al gruppo del Lingotto vada in tilt.
"I 316 lavoratori temono che una volta all'Interporto di Nola, il passo da lì alla terziarizzazione, ovvero alla cessione a terzi dell'attività, sia breve" commenta il segretario della Fiom, Massimo Brancato, la reazione dei dipendenti dello stabilimento di Pomigliano destinati al progetto Wcl (world class logistic) nell'Interporto di Nola . "La dimostrazione che i timori siano fondat i- continua Brancato- è data dal fatto che la Fiat ha disertato il confronto di venerdì ma soprattutto dal fatto che i dipendenti scelti per il progetto Wcl appartengono alle aree più dure dei sindacati, perciò è chiaro il loro interesse ad eliminarli, e che i contenuti dei corsi di formazione del programma logistico sono pressocchè inesistenti. Ed infatti sono mesi che chiedo informazioni sui contenuti formativi che non arrivano".
Da venerdì 11 aprile ad oggi , dunque, la lotta non si è fermata e " non si fermerà finchè non avremo due elementi di garanzia: che il centro di eccellenza sia vero (e non nasconda un reparto di confino) e che i lavoratori abbiano la garanzia che non saranno oggetto di un processo di terziarizzazione" conclude il segretario Fiom. Eppure il muro non è poi così duro a rompersi perchè, fa sapere Giovanni Sgambati, segretario regionale Uilm, "già da oggi (ieri, lunedì, ndr) alle 19 ci sarà un'assemblea dei lavoratori per discutere le linee intraprese e le successive: un'assemblea, alla quale parteciperanno anche il segretario generale e il Prefetto, il cui scopo è riannodare i fili del dialogo con la Fiat".
"Alle condizioni fin qui poste dall'azienda - aggiunge Sgambati - non siamo disposti a cedere e se il reparto logistico deve essere trasferitor a Nola vogliamo sapere come e perchè , visti gli innumerevoli spazi liberi a Pomigliano, come l'ex area destinata alla finitura che ora non esiste più, e vista la facilità nei collegamenti di cui non solo Nola, ma anche Pomigliano, dispone in larga misura".
"Tra i 316 operai destinati al polo logistico di Nola non mancano i lavoratori con ridotte capacità lavorative - aggiunge Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale dello Slai Cobas - abbiamo chiesto alla Fiat di spiegare le ragioni di tali scelte, e ad oggi siamo ancora in attesa di conoscere la risposta". I lavoratori preannunciano ulteriori assemblee davanti agli ingressi per lo scalo merci, se i 316 operai non rientreranno nello stabi limento .