Per contatti: redazione@slaicobas.it

Omicidio colposo 11 accusati per i morti Marlane

articolo il quotidiano Il Manifesto del 01/09/10
Praia a Mare
Omicidio colposo 11 accusati per i morti Marlane

Una notizia molto importante per gli abitanti di Praia a Mare, un bel paese sulla costa cosentina, devastato dalle morti per cancro nella fabbrica tessile Marlane. Dopo anni di indagini - tre diversi filoni, a partire dal 1999 - finalmente nei prossimi giorni la procura di Paola depositerà l'avviso di conclusione indagini a carico di 11 persone, accusate di omicidio colposo. Altre contestazioni riguardano, a vario titolo, l'occultamento illecito dei residui della produzione. I periti d'ufficio nominati dalla Procura hanno accertato il nesso di causalità tra la morte di circa 40 operai e le esalazioni tossiche sprigionate dai coloranti utilizzati nella produzione.
La fabbrica è stata aperta alla fine degli anni '50, dal fondatore conte Rivetti: nel 1969 è passata all'Eni, per essere ceduta poi, insieme alla Lanerossi, al gruppo Marzotto, ultimo proprietario. Le prime morti risalgono agli anni '70. Le vittime «ufficiali», quelli per cui i parenti hanno fatto denuncia, sono dunque 40: ma si sospetta che i morti possano essere in totale un centinaio, senza contare i tanti casi di tumore non mortali registrati nei decenni. Per questo il procuratore Bruno Giordano, con un gruppo di collaboratori, sta cercando di individuare tutte le parti offese.
La Marlane (già oggetto di un'inchiesta del manifesto, nel luglio del 2001) lavorava - da quanto avrebbe appurato la Procura - senza adottare adeguate norme di sicurezza. Sotto accusa le ammine aromatiche contenute nei coloranti, che avrebbero causato i tumori ai polmoni, alle vesciche, all'utero e al seno per le operaie. Si punta il dito anche contro l'amianto, materiale di cui erano composte le pasticche dentro i freni dei telai.
I reparti della fabbrica per diversi anni non sono stati divisi da pareti, nè forniti di impianti di aspirazione, cosicché dalla tintoria si muoveva una nube tossica che ristagnava in tutto lo stabilimento: gli operai la chiamavano «Nebbia in Val Padana». Molti di loro tossivano «nero» sui fazzoletti, e come «disintossicante» l'azienda avrebbe fornito per anni cartoni di latte. Aperte erano anche le vasche dove venivano bolliti i coloranti, fornite di coperchi solo negli anni '90.
L'azienda ha riconosciuto la possibilità che 50 persone siano morte di tumore, ma non ha mai voluto ravvisare nessi causali con il lavoro: sono passati 1058 operai in 40 anni di attività, dunque 50 casi di neoplasia sarebbero nella media fisiologica. Di diversa opinione alcuni dipendenti che da anni animano la lotta per i propri diritti, in particolare con lo Slai Cobas coordinato da Alberto Cunto. Uno dei lavoratori, Luigi Pacchiano, ha ottenuto dall'Inail il riconoscimento del proprio tumore come «malattia professionale», e il relativo risarcimento sancito dal tribunale.
La procura di Paola ha inoltre disposto il sequestro dell'area dove sorge la Marlane (oggi del tutto dismessa), perché sotto lo stabilimento sarebbero state interrate tonnellate di rifiuti industriali, così come il mare prospicente Praia è risultato per anni non balneabile.