NOTIZIE SLAI COBAS

SLAI Cobas Termoli - Manifestazione

SLAI-COBAS
Manifestazione Termoli
22 novembre 2008

Studenti e Operai contro i tagli del governo
“Il sistema sta crollando, sta collassando su se stesso, però non vi preoccupate non sarete lasciati soli” Questo messaggio è quello che si vuol far passare, mentre una tempesta finanziaria sta investendo i mercati globali, come mai prima d’ ora, ci dicono che nuove regole saranno adottate per rifondare dalla base il sistema capitalistico occidentale.
Quelli che ieri aborrivano l’ intervento dello Stato nell’ economia di mercato, oggi parlano di nuove regole e di interventi degli Stati per salvare dal fallimento Banche, Finanziarie, Istituti di credito, Fondi d’investimento, Borse ed altro ancora. Gli economisti prevedevano che la crisi sarebbe venuta da India e Cina , invece è venuta da Wall Street, il cuore pulsante del neocapitalismo americano, imbevuto dell’ ideologia reganiana, che per vent’anni ha contaggiato anche l’Europa e forse più di tutti l’Italia. L’ultimo rapporto Ocse sulla distribuzione dei redditi nei 30 Paesi più industrializzati, dice che il nostro Paese è al 25° posto,vale a dire che la forbice tra ricchi e poveri è tra i più elevati del mondo. Questo vuol dire che una quota molto ampia di ricchezza prodotta è stata trasferita in maniera crescente dai salari ai profitti, I’ FMI calcola questa quota in Italia all’8% del PIL, pari a circa 120 miliardi di euro, una cifra enorme. Il capitalismo italiano, che ogni giorno chiede aiuti al governo, ci deve spiegare che fine hanno fatto queste risorse economiche. Forte è il sospetto che siano servite a foraggiare la speculazione finanziaria sui mercati internazionali. Questi Signori, adesso cercano di rassicurare i mercati ed i cittadini, ma non ci fidiamo,  sono loro i responsabili dello sfascio capitalistico e loro devono pagare. Invece le iniziative del governo vanno in altre direzioni. A pagare saranno ancora una volta le classi sociali più deboli, vale a dire i lavoratori, gli studenti, i pensionati, i precari, i disoccupati, gli immigrati, le donne, i giovani. Lo abbiamo visto negli ultimi mesi: il ministro Brunetta ha organizzato una campagna denigratoria contro i lavoratori del settore pubblico, proponendo inoltre un contratto da poche decine di euro, il ministro Gelmini ha operato tagli alla scuola, per rendere i lavoratori del settore più precari e malpagati, il ministro Tremonti ha proposto solo provvedimenti per salvare le Banche, ma niente su salari e pensioni, i ministri della Lega non pensano ad altro che a provvedimenti restrittivi per gli immigrati, anche per quelli che lavorano onestamente e sono di enorme utilità per l’economia del Paese, per non parlare di Berlusconi che pensava di mandare la polizia nelle scuole. Mentre lo stato stanzia milioni di euro per banche ed imprese, si tagliano i fondi per la sanità, la scuola, la ricerca, i trasporti, le pensioni. A tutto questo si aggiunge l’incapacità dei Sindacati Confederali di incidere nelle scelte delle imprese e dei governi, ma soprattutto l’incapacità nella rappresentanza dei diritti e dei bisogni dei lavoratori, che subiscono il ricatto di un  lavoro sempre più precario e sempre più flessibile. Al centro dell’impresa, non c’è il lavoro, quello fatto da uomini e donne, ma il profitto. Sono noti i sermoni della BCE sulla moderazione salariale, ma uno studio del CES, dimostra come in un quinquennio, cioè dal 2001 al 2006, circa il 5,6% del PIL europeo si sia trasferito dai salari ai profitti. E poiché nel 2006 il PIL dell’Europa si aggirava sugli 11mila miliardi di euro, il conto è presto fatto: nel primo quinquennio del nuovo secolo all’incirca 600 miliardi di euro sono stati sottratti, anno per anno, dai bilanci familiari dei lavoratori europei e sono rimasti nella disponibilità finanziaria delle imprese. È una cifra impressionante, pari alla metà del PIL di un paese come l’Italia, oppure equivalente ai bilanci statali di due Paesi, come ad esempio Francia e Regno Unito sommati insieme. Queste politiche neoliberiste post-fordiste sono state causa di profonde disuguaglianze sociali, che a loro volta hanno determinato forti squilibri nei rapporti capitale-lavoro, determinando un ciclo perverso,cioè: meno salario, meno diritti, più profitti, quindi più finanza, più speculazione, meno lavoro, e così via. È  contro tutto questo che lavoratori, studenti,insegnanti, pensionati, disoccupati, precari, oggi si trovano uniti, una lotta contro la deriva neoliberista, affinchè la soggettività del lavoro torni ad essere protagonista, tornando in campo, magari con forme inedite, che la difficoltà delle sfide attuali imporrebbe, come ad esempio l’autorganizzazione.