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Venerdì inizia la ‘preliminare’. Sedici imputati, molti processi ‘abbreviati’ Chiesto un milione di risarcimento Dopo due anni, neppure un euro

di CARLO RAGGI
LUCA VERTULLO aveva 21 anni il giorno in cui morì, schiacciato nella stiva del traghetto Espresso Catania. Era l’1 settembre 2006 ed era al suo primo giorno di lavoro come...
LUCA VERTULLO aveva 21 anni il giorno in cui morì, schiacciato nella stiva del traghetto Espresso Catania. Era l’1 settembre 2006 ed era al suo primo giorno di lavoro come apprendista presso la Cooperativa portuale. Venerdì prossimo, 16 gennaio, a poco più di due anni da quel tragico infortunio, inizierà l’udienza preliminare. Se poco più di due anni per un’indagine così vasta e complessa come questa — basti pensare che ci sono sedici imputati collegati a ben otto diverse società — non sono eccessivi, il decorso di questo tempo appare invece spropositato sotto il profilo del mancato risarcimento ai familiari della giovanissima vittima. Il legale che li tutela, l’avvocato Massimo Dal Monte, ha già da tempo quantificato in un milione di euro l’ammontare del risarcimento a favore dei genitori e dei due fratelli di Luca, con tanto di richiesta avanzata fin dall’aprile del 2008, ma per tutta risposta è giunta negli ultimi tempi un’offerta di 450mila euro da parte dell’assicurazione della compagnia di navigazione Tirrenia, proprietaria del traghetto. Offerta che è stata respinta. Le società più esposte dal punto di vista della responsabilità penale fanno capo alla Compagnia Portuale (ovvero sono l’Impresa Compagnia Portuale, la Cooperativa Portuale e la Compagnia Portuale) e sono assicurate con la Unipol. Il rimorchio che schiacciò Vertullo e che risultò con un imponente sovraccarico, è peraltro coperto dalla sola assicurazione Rca che non sembra propensa a partecipare al risarcimento puntando sul fatto che si verte in tema di infortunio sul lavoro e non di incidente stradale.

NON È CERTO facile, quando sono coinvolti più soggetti e quindi più assicurazioni, giungere a un accordo sulla divisione delle quote, ma potrebbe essere probabile che in vista dell’udienza preliminare del 16 si arrivi a una offerta reale. E’ questo — cioè il risarcimento del danno — oltretutto, uno degli argomenti che più vengono dibattuti in questi giorni fra imputati e difensori, anzi, è un obiettivo che i difensori ritengono urgente conseguire.
Data la vastità dell’indagine svolta dal pm Cristina D’Aniello e allo spessore delle prove raccolte, è assai probabile che gran parte degli imputati scelgano di chiudere la vicenda giudiziaria in sede di udienza preliminare chiedendo riti alternativi, fra patteggiamenti e processi con rito abbreviato. E’ verosimile che scelgano di discutere l’udienza preliminare i responsabili della Compagnia di navigazione e di una società ad essa collegata. A questo proposito c’è da dire che è in corso un’inchiesta-bis per una più corretta individuazione delle cariche sociali rispetto ai nominativi che compaiono ora fra gli imputati.
I patteggiamenti potrebbero riguardare uno o due imputati, dieci-undici invece potrebbero optare per il rito abbreviato condizionato a una consulenza di parte e alla testimonianza dei sindacati confederali in relazione alla circostanza per cui il percorso formativo degli apprendisti ha fatto parte di un accordo firmato da sindacati e Compagnia Portuale e che tale accordo è stato pienamente seguito nella formazione dell’apprendista rimasto vittima della sciagura.
Hanno intenzione di costituirsi parte civile nei confronti degli imputati due sindacati, lo Slai Cobas e la Federmar, che non hanno firmato quell’accordo.
Naturalmente si costituiranno parte civile i familiari della vittima qualora non vengano nel frattempo risarciti. Nutritissima la squadra dei difensori: Domenico Benelli, Orazio Cicatelli, Ermanno e Claudio Cicognani, Mauro Cellarosi, Alessandra Fattorini, Giuseppe Fusco, Fabrizio Lemme, Lucio Lucia, Marco Martines, Roberto Ridolfi, Giovanni Scudellari, Filippo Sgubbi, Pierguido Soprani, Luigi Stortoni, Andrea Strocchi, Maurizio Taroni, Giuseppe Vacca e Iole Vannucci.
Luca Vertullo venne schiacciato da un semirimorchio (sovraccarico) che, in retromarcia, era spinto dentro alla stiva da un trattore stradale (con impianto frenante inadeguato) della Cooperativa Portuale. Sono imputati anche i responsabili del traghetto per il precario stato di manutenzione degli accessi alla stiva e per la mancata adozione, assieme alle altre società interessate, di un adeguato piano di sicurezza per lo stivaggio degli automezzi.

ILNOLANO.IT Quotidiano online. Anno II. Numero 14.