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ITALTEL: Chi paga il conto di Goldman & Sachs?

Chi paga il conto di Goldman & Sachs?

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Come avevamo previsto nei nostri precedenti comunicati lo scontro tra capitalisti nel CDA di Italtel tra i fondi Nord-Americani Dubilier, Clayton e Rice, da una parte, e il fornitore tecnologico Cisco e il cliente azionista Telecom dall’altra ha avuto un duplice effetto.

Il primo effetto è quello di un’operazione inutile e costosa (la quotazione in Borsa), nella quale il soggetto maggioritario, gli equity founds, non credevano tanto che avevano cercato precedentemente di appioppare la loro quota azionaria prima ad Alcatel e poi a Siemens.

Come abbiamo già detto ciò andava contro gli interessi di mercato (italiani), del fornitore Cisco perché Alcatel ha il suo VOIP casalingo mentre Siemens lavora con la concorrente Juniper (azienda di neanche 10 anni, che sta strappando importanti quote di mercato che grazie ad Italtel e Telecom  era fino a poco tempo fa ad appannaggio esclusivo di Cisco), ma anche contro gli interessi di Telecom che dopo il “buco Provera” ha ancora meno soldi e voglia di investire nelle rete.

Il secondo effetto è stato quello di indebolire l’immagine dell’azienda sopratutto sul mercato interno.

Nonostante il tentativo dell’Amministratore Delegato, Dott.Righetti, di spiegare internamente ed esternamente che il flop dell’operazione era da ricercarsi nell’”estrema volatilità dei mercati”  (caro Dottore è dall’11 Settembre del 2002 che i mercati sono volatili perché ciò e più conveniente alla speculazione finanziaria, se avesse chiesto un nostro parere avremmo fatto volentieri risparmiare a Lei e agli azionisti un bel mucchio di soldini), nonostante ciò appunto rimane la sensazione che ci si prepari a scaricare le responsabilità sugli unici soggetti che colpe non hanno: i lavoratori.

Infatti questi dovrebbero essere molto preoccupati, dall’attività febbrile della “nuova” Rsu che dopo avere dormito per mesi sulla questione flop Borsa, adesso prepara la sceneggiatura del film che porterà all’accordo sugli esuberi. Tutto già visto? Ai lavoratori che vengono chiamati dall’azienda per gli incentivi ad andarsene diciamo intanto che se vogliono rimanere possono farlo anche in presenza di un accordo sindacale che invece dice che devono andarsene in Cig o in qualsiasi altra forma o sostanza, (sempre vogliano realmente  rimanere).

Se invece decidono di uscire diamo loro due consigli: il primo e che si rechino agli incontri da soli senza timore, fate per una volta i sindacalisti di voi stessi e sopratutto fatelo senza procuratori al seguito (l’unica procura che a noi tutti serve è quella della Repubblica, ma solo quando sarà il momento), mentre il secondo è quello di tirare al rialzo sulla cifra perché i dindi ci sono, ricordate di scorporare dall’incentivo che vi viene proposto la quota della liquidazione (il TFR), perché quei soldi sono già di proprietà vostra mica dell’azienda che ne ha semmai il comodato d’uso.

Sulla questione RLS invece vorremmo dire ai giovani ingenui eletti recentemente nella Rsu di non scherzare col ruolo e con le grandi responsabilità giuridiche che si sono accollati.

Si informino su che cosa è accaduto ai rappresentanti sindacali che dovevano vigilare sulle normative di sicurezza all’istituto Galeazzi e non fidino sempre sulla fortuna, li consigliamo in questo senso.

Se un muratore di una azienda appaltatrice dei lavori di sistemazione dei tetti cammina con delle travi sulle spalle nel saliscendi dei lucernai a mezzo metro da un bordo tetto protetto da un ridicolo parapetto fermato alla soletta con delle viti a morsa (la 626 infatti prevede di risparmiare sui ponteggi), cade e si fa male o peggio crepa,  forse chi passa dei guai potrebbe non essere solo l’Azienda.

Invece a quelli meno giovani e più furbi vorremmo chiedere sulla questione del crollo di pezzi di copertura in ethernet nel magazzino del Service: Dove eravate quando è successo, chi vi ha mai visto ? ?

Sia gli operai della ditta Mateco che stavano effettuando le operazioni di trasloco del magazzino , sia il  portavoce del Cobas di Castelletto, che lavora in quel magazzino e che avvedutosi dei rumori forti provenienti dal soffitto aveva provveduto a bloccare i lavori due attimi prima che cadessero pezzi di varia grandezza e molta polvere da sbriciolamento degli stessi, entrambi dicevamo non hanno visto ne dopo ne poi anche a distanza di giorni, nessun capacchione ne tanto meno RLS da quelle parti.

Per la verità non si sono visti neanche i lavori di bonifica (aspirazione della polvere specie sulle scatole di materiale per assistenza tecnica poste più in alto sugli scaffali), che pure la funzione medica aziendale prontamente chiamata dal Cobas, aveva promesso ma le cui chiacchere invece sono state riportate fedelmente sul comunicato di incontro tra Azienda e  questi Prodi (sic), difensori della salute.

Il Cobas di Castelletto, l’unico che si occuperà in maniera seria e definitiva della questione Amianto in Italtel, invece oltre ad aver immediatamente avvertito i lavoratori del Service dell’accaduto ed avere apposto agli ingressi del magazzino una nota che invita a soggiornare il meno possibile nei locali, fornisce ai lavoratori che ne fanno richiesta la mascherina gratuita antipolvere.