NOTIZIE SLAI COBAS

Da Riccione le novità di cui c’era bisogno

Una spinta al percorso unitario e nuovo modello sindacale nel dibattito all’assemblea nazionale della CUB

Lo Slai Cobas, con cui in passato le relazioni erano state difficili in molti aspetti, è intervenuto con uno dei suoi coordinatori nazionali (Delle Donne) segnalando le specificità – che vanno mantenute e rivendicate – ma aprendo molto chiaramente ad una ipotesi ricompositiva del sindacalismo di base in un nuovo soggetto.

Che l’assemblea nazionale della CUB a Riccione avrebbe prodotto grosse novità lo si capiva dall’aria. Il corrispondente abituato a seguire da anni eventi politici, lo capisce subito che quando la coreografia è sobria e il clima non è di quelli da kermesse autocelebrativa, vuol dire che la discussione è seria e la concentrazione è alta. I delegati non vogliono farsi o sentirsi fare i complimenti ma vogliono capire bene i passaggi che li attendono E se entrambe sono palpabili vuol dire che quello che bolle in pentola è una dinamica interessante.

Le centinaia di delegati delle varie realtà categoriali della CUB (e le delegazioni delle altre organizzazioni sindacali di base) che affollano il Palaterme di Riccione materializzano il sindacalismo di base che nel nostro paese da tempo ha dimostrato di essere diventato una realtà con cui fare i conti seriamente. I tentativi di confinare il sindacalismo di base a esperienza giusta ma minoritaria di fronte ai “grandi sindacati” e alla “grande politica”, hanno dovuto sbattere violentemente il muso davanti alla tabella di marcia che ha visto in un solo anno la nascita del Patto di Base, lo sciopero generale del 17 ottobre, due assemblee nazionali dei delegati dei sindacati di base, la composizione sociale della riuscita manifestazione nazionale del 28 marzo contro il vertice del G8 sul welfare a Roma. Passaggi questi che hanno rivelato la crescita e la potenzialità di un sindacalismo “altro” consapevole della propria funzione conflittuale, indipendente e anticapitalista. La contestazione al segretario della Fiom Rinaldini alla manifestazione degli operai Fiat (incidente in realtà più casuale che voluto ma in compenso artatamente amplificato) è stata contestualizzata in modo piuttosto pertinente dal coordinatore nazionale della CUB Pierpaolo Leonardi nella sua relazione introduttiva: “ I compagni che hanno scelto di essere a Torino hanno forse compiuto un errore di valutazione se hanno potuto pensare di poter esercitare la propria diversità, ma hanno senz’altro avuto il merito di aver riaperto la discussione sulla condizione operaia, rompendo con la melassa sparsa a piene mani con l’intento di impedire la rivolta verso chi vuole farci pagare la crisi”. La Fiom, ritenuto il sindacato più di sinistra del paese, “nelle fabbriche si comporta esattamente come gli altri sottoscrivendo accordi che producono l’emarginazione (vedi il reparto-confino della Fiat di Pomigliano, NdR) di chi osa opporsi alla ragionevolezza”. Oggi il governo invita i sindacati concertativi (Cisl, Uil,Ugl ma anche Cgil) a passare dalla concertazione alla complicità e la confederazione di Epifani difficilmente resisterà a questo richiamo della foresta con i suoi stessi dirigenti “di sinistra” (vedi il caso Podda) che da un giorno all’altro prendono la tessera del PD.

Ma l’Assemblea Nazionale della CUB di Riccione rivela anche l’aspra discussione interna alla stessa CUB, che ha prodotto una divaricazione tra un modello sindacale aziendalista di derivazione Fim-Cisl, che fa capo alla componente milanese di Piergiorgio Tiboni e un nuovo modello sindacale che è venuto emergendo sulla base della classica – e necessaria – analisi concreta della realtà concreta. “E’ chiaro a chiunque viva davvero su questo pianeta, ne frequenti le strade e le piazze, che il mondo del lavoro si è trasformato radicalmente e che non esiste più solo il posto di lavoro classico” ha affermato Leonardi nell’introduzione “Esiste una diffusione di soggetti che non hanno un luogo di lavoro fisico o che – come i precari – ce l’hanno per pochi mesi l’anno e poi lo cambiano… ci sono quelli senza salario e senza lavoro che chiedono reddito, ci sono quelli che non hanno una casa di proprietà e chiedono una casa popolare e un sostegno all’affitto perché non possono permettersi di comprarla o di pagare un affitto alla rendita speculativa, ci sono gli immigrati che assumono in se tutto questo…Sono il prodotto più evidente della globalizzazione e della trasformazione produttiva”. Frequenti in molti interventi i richiami a lottare contro il razzismo e le discriminazioni contro i lavoratori immigrati e le loro famiglie. “Il governo sparge a piene mani ottimismo e inocula veleni xenofobi tra la gente assurti addirittura a norma di legge con il pacchetto sicurezza”, è scritto nella relazione introduttiva.

Conseguentemente a questa analisi del lavoro diffuso e parcellizzato e del cumulo di doglianze sociali che prima con la competizione globale (definita apertamente come competizione interimperialista nell’introduzione, NdR) e poi con la crisi poi hanno dilatato a dismisura, la CUB che si è riunita a Riccione, ha avanzato il progetto del “sindacato metropolitano” come strumento di ricomposizione e organizzazione di tutti i settori popolari investiti dalla crisi sia sul piano lavorativo che sociale. In sostanza è il progetto di un sindacato di classe che sappia agire in una realtà sociale e lavorativa frammentata come quella prodottasi nel nostro paese negli ultimi trenta anni.

Per misurarsi con questa complessità della realtà sociale, la CUB non esita a mettersi in gioco su due livelli.

Il primo è quello della “costituente di un nuovo soggetto sindacale” che parta dall’esperienza del Patto di Base ma lo estenda anche ai movimenti sociali definendo comunemente le modalità di confronto, organizzazione e decisionalità. “Sarà la discussione collettiva a darci le risposte che cerchiamo da tempo su quale sindacato occorre e su quale sindacato costruire” dice Leonardi “Ciascuno dei soggetti che decideranno di partecipare alla fase costituente dovrà portare il proprio contributo e la propria ipotesi di lavoro s u cui discutere”.

Il secondo è la sperimentazione di un sindacalismo conflittuale e indipendente che guardi non solo alle vertenze aziendali e categoriali ma anche alla contrattazione sociale su questioni come casa, reddito, servizi, cultura. In tal senso l’acronimo di sindacato metropolitano è da intendersi ovviamente più come indicazione di una ipotesi di lavoro che come l’organizzazione di una nuova categoria da affiancare alle altre.

Il dato interessante è stato quello di verificare l’impatto di queste proposte sul corpo dei delegati della CUB e negli interlocutori invitati a seguire l’assemblea nazionale di Riccone.

L’SdL, organizzazione co-fondatrice del Patto di Base, intervenuta al dibattito con diversi interventi (Sabbatini, Tommaselli) è apparsa molto interessata al progetto di un nuovo soggetto sindacale consapevole che “oggi c’è bisogno di mettere in campo una forza alternativa per i lavoratori”. Il prossimo giugno SdL terrà la sua assemblea nazionale e discuterà esplicitamente le proposte emerse da Riccione.

Lo Slai Cobas, con cui in passato le relazioni erano state difficili in molti aspetti, è intervenuto con uno dei suoi coordinatori nazionali (Delle Donne) segnalando le specificità – che vanno mantenute e rivendicate – ma aprendo molto chiaramente ad una ipotesi ricompositiva del sindacalismo di base in un nuovo soggetto.

La Confederazione Cobas con l’intervento di Piero Bernocchi ha sottolineato come noto la propria accezione di soggetto politico-sindacale ritenendo la divisione dei due ambiti superata dall’esperienze venute fuori dai movimenti sociali dell’ultimo decennio soprattutto nell’ambito dei movimenti antiglobalizzazione. “In una situazione in cui siamo circondati dalle macerie occorre fare un salto in avanti rispetto al sindacato che abbiamo conosciuto, dobbiamo creare un soggetto nuovo e plurale che sappia fare politica e sindacato e incalzi il capitalismo su tutti i fronti”.

Molto attesi gli interventi degli attivisti dei Blocchi Precari Metropolitani (Di Vetta, Viccaro, Lutrario) perché materializzavano per la prima volta dentro una assemblea sindacale le possibili connessioni – ed anche le differenze- tra l’intervento sindacale nei posti di lavoro e quelli nel territorio. Il sindacato metropolitano mette i piedi nel piatto proprio su queste connessioni. Secondo i BPM: “Il sindacalismo metropolitano può divenire un movimento politico nel senso pieno del termine, ma deve saper ricomprendere al suo interno anche la funzione sindacale in senso stretto….Il sindacalismo metropolitano non costituisce un orizzonte nuovo soltanto per i sindacati di base ma anche per i movimenti diffusi nelle metropoli”.

Una funzione di cerniera e di sperimentazione dei due ambiti è stata svolta in questi anni dall’esperienza dell’Asia/RdB che – insieme alla lotta per la casa storica - da tempo ha avviato la conflittualità e la contrattazione sociale sulla questione abitativa in diverse città dando vita in tempi più recenti ad una collaborazione fattiva con l’esperienza dei Blocchi Precari Metropolitani.

Ma è negli interventi dei delegati di vari comparti (dalla Difesa ai Vigili del Fuoco, dalla grande distribuzione all’energia, dalla scuola ai trasporti fino ai metalmeccanici) che il nesso tra sindacato come organizzazione dei lavoratori sul posto di lavoro con tutto ciò che nella società si esprime come domanda sociale disattesa e come conflitto viene quasi naturale. Le vertenze territoriali (dalla casa, agli inceneritori, dai servizi alle centrali nucleari) da tempo sono entrate nell’agenda dei sindacati di base. Parafrasando si può dire che se governo, padroni e sindacati cercano di mettere i padri contro i figli sul piano delle tutele e dei diritti sociali, il nuovo modello sindacale si pone l’obiettivo di mettere insieme i padri con i figli su un percorso di resistenza e di emancipazione comune.

L’irruzione della questione “politica” nel sindacato e l’irruzione di un nuovo modello sindacale unitario ma anche“metropolitano”, si sono dunque innestati dentro un dibattito che ha attraversato in questi mesi tutte le strutture della CUB producendo alcune lacerazioni ma – alla luce di quello che abbiamo visto e sentito a Riccione – anche un impressionante salto di qualità e di prospettive del sindacalismo di base. L’indipendenza politica della CUB rivendicata a gran voce da tutti i delegati e i coordinatori non significa certo indipendenza “dalla politica” sia in termini di dibattito che di funzione. E’ evidente come davanti al disastro della “politica” dei partiti della sinistra e alla complicità dei sindacati concertativi (a cui quella politica resta legata mani e piedi), una esperienza sindacale riuscita, che riesce a mettersi in gioco e rilanciare addirittura una nuova proposta unitaria che permea il lavoro e il sociale, mette prepotentemente sul piatto non solo un radicamento sociale oggi indispensabile tra istanze conflittuali e pezzi di società ma anche un modo di analizzare e di stare dentro la crisi del capitale. Il progetto e la funzione usciti dall’assemblea nazionale della CUB a Riccione non sono sicuramente la funzione di “supplenza” al degrado della politica che la Cgil è stata chiamata a svolgere nel 2002 e in questi mesi per dare il tempo al PD di portare avanti il suo progetto. Al contrario è una rivendicazione di protagonismo conflittuale, politico e sociale, che il sindacalismo di base intende mettere in campo per resistere ai “demoni” dell’involuzione reazionaria del paese e per avviare quella controtendenza di classe che oggi la “politica” dei partiti della sinistra appare del tutto incapace di discutere e di avviare.

La redazione di Contropiano

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