NOTIZIE SLAI COBAS

LETTERA AL PRESIDENTE NAPOLITANO E BERLUSCONI

Raccomandata a mezzo fax
 
 
Al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
ROMA - fax: 06/46993125
 
Al Presidente del Consiglio dei ministri
Ai componenti il Consiglio dei ministri
ROMA - fax: 06/6783838
 
La sottoscritta Mara Malavenda, dell’esecutivo nazionale della scrivente organizzazione sindacale ed in funzione di rappresentanza di interessi collettivi, nonché nella sua qualità di cittadina-contribuente,
 
considerato che:
 
con un recente ddl il Consiglio dei ministri intenderebbe modificare, tra gli altri, l’art. 41 della Costituzione. Una inquietante e malcelata iniziativa prefigurante di fatto la grave destabilizzazione dei vigenti rapporti sociali ed economici in una visione di <integralismo liberistico> strutturalmente confliggente con i principi della Carta.  
 
Il richiamato articolo disciplina il modello economico della Costituzione Repubblicana prevedendo che l’iniziativa economica è libera ma limitata, nella sua azione, dall’obbligo di non recare danno ai diritti ed alle aspirazioni dei lavoratori e dei cittadini. Nello stesso tempo prevede l’eventualità che l’attività economica “possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
 
Dal citato art. 41 sono quindi derivate e dedotte, inoltre, le normative disciplinanti le erogazioni dei finanziamenti economici pubblici alle imprese private ed i correlati vincoli (e i conseguenti e necessari “programmi e controlli opportuni”) atti a consentire il <ritorno alla collettività”> in termini di utilità, valori e fini sociali del corrispettivo economico investito dallo Stato.
 
Le prospettate modifiche dell’art. 41, se realizzate, conseguirebbero:
 
1.      il venir meno - alla “fonte” - di qualsiasi tipo di base giuridica per la regolamentazione dei finanziamenti pubblici alle imprese private;
 
2.      l’impossibilità dello Stato a chiedere conto dell’impiego dei finanziamenti nel frattempo erogati alle imprese private.
 
Tanto premesso e considerato si rappresenta altresì che:
 
i tempi necessari previsti dalle procedure istituzionali per le modifiche di cui all’oggetto sommariamente coincidono, guarda caso, coi tempi prospettati dal fantomatico piano di ristrutturazione della Fiat (il cosiddetto piano-Marchionne che a tutt’oggi, ad anni dal suo “avvio”, resta ancora sconosciuto al Governo che si vede costretto a convocare l’a.d. della Fiat), azienda cui in questi anni è stato versato dalle Stato un profluvio di finanziamenti pubblici multimiliardari, incontrollati e  a perdere, prevalentemente clientelari e sottratti in danno alla collettività. Si profilerebbe quindi l’eventualità che la Fiat possa evitare di essere chiamata a rispondere degli impegni contratti in questi decenni con lo Stato e sistematicamente e scientemente disattesi. Sarebbe come se le istituzioni si apprestassero ad aprire preventivamente le porte della stalla per far scappare i buoi.
 
Tanto si doveva affinché nessuno possa far finta, nel prossimo futuro, di non sapere.
  
Nel porgere distinti saluti, e nel preannunciare eventuali azioni a tutela degli interessi collettivi dei lavoratori nonché dei cittadini-contribuenti, al presidente Napolitano ricordiamo la sua precedente “gaffe” del 2006 quando nominò “cavaliere del lavoro” Sergio Marchionne. Ora, Presidente, gli concederemo pure la “fuga col bottino” in Canada?
 
 
Mara Malavenda
Pomigliano d’Arco, 12/2/2011