NOTIZIE SLAI COBAS

11 MARZO 2011 SCIOPERO GENERALE - IL “NO” OPERAIO DI POMIGLIANO E MIRAFIORI RAPPRESENTA LA POTENZIALE DEBOLEZZA POLITICA DEL FRONTE PADRONALE: UNA CREPA DESTINATA AD ALLARGARSI

11 MARZO 2011 SCIOPERO GENERALE
 
PER L’INTERA GIORNATA CON MANIFESTAZIONE A ROMA

Se il cosiddetto piano-Marchionne rappresenta la prima ristrutturazione mondiale di una multinazionale (la Chrysler-Fiat) all’interno di un processo integrato di crisi e globalizzazione,
 
IL “NO” OPERAIO DI POMIGLIANO E MIRAFIORI RAPPRESENTA LA POTENZIALE DEBOLEZZA POLITICA DEL FRONTE PADRONALE: UNA CREPA DESTINATA AD ALLARGARSI. 
 
Oggi la Fiat, sotto l’egida della casa madre Chrysler sta facendo da bandiera, in Italia e nel mondo, alle altre aziende multinazionali, e locali (sia private che pubbliche) che, all’interno della crisi       economico-finanziaria, perseguono un grave disegno di neoschiavismo cui sottomettere i lavoratori per abbattere i costi ed innanzitutto impedire e/o controllare il nascere e l’estendersi del conflitto sociale e sindacale, delocalizzare e licenziare, raddoppiando il lavoro e dimezzando gli organici, per rastrellare profitti riducendo contestualmente la produzione e l’occupazione.
 
Eppure, nonostante il pervasivo lavorio di convincimento a sottostare comunque al ricatto per  “salvare” il posto di lavoro con gli “investimenti” previsti dal piano-Marchionne (investimenti fantasma ma dati per buoni anche dalla cosiddetta sinistra politica, e quella sindacale - che prima dichiarava illegittimi i referendum per poi cavalcare abusivamente il voto operaio), il “NO” di Pomigliano e Mirafiori è stato un formidabile autogol per la Fiat ed ha innanzitutto dimostrato che quando i ritmi, gli ambienti di lavoro - e l’intera condizione operaia - diventano impossibili, diventa nello stesso tempo impossibile il consenso operaio allo sfruttamento padronale: è questa quella crepa destinata ad allargarsi man mano che Fiat, padronato, governo e trasversali complicità politiche e sindacali procederanno nell’avviato processo di controriforma autoritaria della gestione del conflitto sindacale, sociale e politico. Saranno condannati a fare sempre meno affidamento sul consenso dei lavoratori e sempre più impossibilitati a legittimarsi tra i lavoratori stessi ed i settori sociali collegati ai valori dei lavoratori.
 
Ripartiamo dal NO degli operai delle catene di montaggio di Pomigliano e Mirafiori che, grazie all’insostituibile ruolo dello Slai cobas e del sindacalismo di base, hanno saputo rispedire al mittente il “piano” di Marchionne (millantato a destra e “sinistra” come “modernità”) nonché le sue pretese di sprofondare i lavoratori nel medioevo di una moderna schiavitù!Un “NO” che va rappresentato e rilanciato con forza in tutto il mondo del lavoro dipendente, sia pubblico che privato, della cultura, nonché tra le fasce più deboli dei cittadini, dei precari, dei giovani, degli studenti, dei migranti, dei pensionati e di quant’altri si rifanno ai valori dei lavoratori per dare un forte segnale di opposizione. Di un crescente e generale dissenso ‘dal basso’ che altri vorrebbero abbandonare a se stesso o, al massimo, impastoiare nelle nefaste politiche di neo-concertazione e collaborazione politico-sindacale che in questi anni hanno portato allo sfascio il movimento operaio e dei lavoratori in generale.
 
Un NO “positivo” necessario inoltre a contrastare il “golpe” in atto alla democrazia sindacale e costruito dai sindacati confederali e aziende: basta ricordare il sequestro da 20 mesi del voto RSU alla Fiat Pomigliano. Un golpe che stanno estendendo al pubblico impiego oltre che nel comparto privato.
 
Bisogna dare forza, voce e reale rappresentanza diretta ai lavoratori per potenziarne le difese democratiche necessarie a contrastare il nuovo “patto sociale autoritario” in atto tra governo, padronato e CGIL-CISL-UIL che punta all’intensificazione dei profitti a discapito della prestazione lavorativa e dei salari nonché dei diritti dei lavoratori e di quelli sociali.
 
 
SLAI COBAS - COORDINAMENTO NAZIONALE