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Rassegna stampa - Bersani pensioni e art.18 ''il 90% delle imprese non e' sottoposto''

Non drammatizziamo l'articolo 18 - ha suggerito il leader del Pd - perchè il 95% aziende non ce l'ha. Andando alla sostanza e non alle ideologie bisogna fare in modo che un'ora di lavoro stabile costi un pò meno e un'ora di lavoro precario di più. Questa è la nostra idea ed è condivisa da tutti"

(ASCA) - Roma, 21 nov - Si' alla patrimonia e, in tema previdenziale, pronti a discutere di una soluzione che preveda flessibilita' in uscita. Questa, ha spiegato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersaniintervenuto a Baobab, la posizione dei democratici, gia' espressa in documenti e emendamenti e che ora sara' riproposta nella discussione sulle misure anticrisi che il nuovo governo sta per adottare.

Bersani ha ribadito che il Pd e' favorevole ad una imposizione sui grandi 
patrimoni immobiliari e ''laddove si parla di federalismofiscale, ad una imposizione locale sui servizi anche sulla prima casa, in alternativa alle soluzioni proposte, come ad esempio i tagli lineari alle agevolazioni.

Oggi le tasse gravano molto sul lavoro e le famiglie e poco sui patrimoni immobiliari''.

Sulle pensioni, Bersani ha spiegato di vedere con favore ''un'area di flessibilita' di uscita tra 62 e i 68-70 anni, con un meccanismo di incentivi e disincentivi. Quello che si ricava deve essere destinato alla previdenza per i giovani''.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il segretario del Pd ha invitato a ''non drammatizzare'' il tema dell'articolo 18 perche' ''il 90% delle imprese non e' sottoposto'' ad esso. Per disincentivare il lavoro precario bisogna far si' che ''un'ora di lavoro stabile costi di meno, risulti piu' conveniente''.


(AGI) - Roma, 21 nov. - Il Pd e’ disponibile ad aprire una discussione su un allungamento dell’eta’ pensionabile, a partire dal principio pero’ della volontarieta’ e da meccanismi di incentivazione. A chiarirlo e’ stato Pier Luigi Bersani, intervistato a Baobab su Radio1.
“Siamo disponibili a considerare un’area flessibile di uscita dal lavoro tra i 62 e i 68-70 anni con con meccanismi di incentivazione e disincentivazione, e tutto quel che si ricava deve essere portato a sostegno della previdenza dei giovani”, ha spiegato il segretario del Pd.
“Questa e’ la posizione del Pd, su cui certo ci sono delle sfumature”, ha ammesso, “in attesa di capire gli orientamenti del governo. Non e’ che pretendiamo che questo governo faccia il 100 percento di quello che faremmo noi, ma certamente le nostre idee saranno al confronto nella sede parlamentare”.
Dunque, ha insistito, “accettiamo di discutere del tema pensioni, ma affrontato con una logica volontaria di flessibilita’ con meccanismi convenienza in uscita”.
Bersani ha poi mostrato apprezzamento per il presidente del Consiglio Mario Monti che “ha inteso riaprire un confronto con le parti sociali sull’accordo del 28 giugno dopo anni in cui si e’ puntato sulle divisioni”. Ora, ha aggiunto, “mi aspetto che le questioni siano affrontate nel dialogo sociale”. (AGI) Sab

 
(ANSA) - ROMA - ''Sulle pensioni il Pd, al di la' delle sfumature, ha una sua linea. Siamo disponibili a considerare un'area flessibile di uscita dal lavoro tra i 62 e i 68 anni con meccanismi di incentivazione e disincentivazione e tutto quel che si ricava deve essere portato a sostegno della previdenza dei giovani''. Cosi' il segretario del Pd Pier Luigi Bersani illustra, a 'Baobab', la posizione del Pd sulla riforma delle pensioni.