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TGCOM24 - Gli operai sgomberati dell'Alfa Romeo

DIARIO DELLA CRISI - Di Mimmo Lombezzi

19:09 - Da quando Ballantini, il comico di “Striscia”, arrivava vestito da Montezemolo a farsi prendere a calci in culo dagli operai, tutto è cambiato. Adesso non c’é più tempo nè voglia di scherzare. Sino a giovedì scorso, gli ex-operai dell’Alfa Romeo si riunivano sotto una tenda, intorno a una “moka” grande come un samovar, per scambiarsi caffè, amarezze e dolci fatti in casa. Oggi del “presidio” è rimasta solo una sedia di plastica, un ramo d’ulivo e le bandiere dei Cobas. Alle 8,30 del mattino 60 carabinieri in assetto antisommossa hanno smantellato le due tende che da 14 mesi sfidavano la pioggia o le zanzare per difendere 62 posti di lavoro persi nel febbraio del 2011.

Poche immagini registrate da una camerina fra grida, spintoni e gomitate, mostrano le donne del gruppo che cercano di fermare lo sgombero urlando ai carabinieri il dolore di chi non ha neanche più l’assegno di disoccupazione, ma a differenza dei no-tav non parte un insulto. Tutti sanno che i militi fanno solo il loro lavoro e nessuno si sognerebbe di gridargli “pecorella”.

Difficile inoltre dire che questi lavoratori siano gente sia attaccata alla “monotonia” condannata da Monti. Da quando Fiat ha chiuso l’Alfa Romeo, gli operi specializzati che montavano motori ecologici , verniciavano scocche o lavoravano alla catena, hanno accettato di fare di tutto: pulire i pavimenti delle aziende che hanno occupato l’ex-area Alfa Romeo, occuparsi delle aiole e della segnaletica stradale, fare turni di guardia agli ingressi. Poi, un bel giorno, nel febbario 2011, sono stati licenziati in tronco dall’ultima ditta che li aveva assunti, la “Innova Service”, una strana impresa “di servizi” (?), finita sotto processo perchè accusata di aver piazzato una cimice a Palazzo Marino sotto la scrivania del city-manager responsabile dell’ Expo.

La motivazione del licenziamento “non manifestamente insussistente” – direbbe Fornero (che qui chiamano “Una-lacrima-sul-viso” ) – é stata che alla ditta era stata tagliata la commessa . Peccato che lo stesso lavoro che facevano gli ex-operai Alfa- Romeo oggi lo facciano cooperative di immigrati pagati un terzo in meno. “Il sospetto” dice Renato Parimbelli “ è che la Innova Service sia solo un cavallo di Troia. Una ditta costituita solo per liberarsi di noi, per licenziarci. Perché? Perché noi non stiamo zitti . Noi se vediamo qualcosa che non va lo denunciamo ”. “Siamo stati noi – racconta Corrado delle Donne - a denunciare una ricicleria dove i cinesi che smistavano i rifiuti al nastro trasportatore, arrivavano a fare turni di 24 consecutive, roba da ammazzare un cavallo, e questa è un’area che piazzata fra Malpensa e l’autostrada , ha un immenso valore edilizio. Preferiscono non avere ‘testimoni’ scomodi”.

Carmela Salma è la pasionaria del gruppo. Sventola un fazzoletto davanti ai carabinieri urlando “Venga qui la Fornero, che gliele asciugo io le lacrime! Dove sono Bossi? Penati? Boni? Formigoni? Tutti sono venuti qui e tutti ci hanno detto che avrebbero affrontato il nostro problema. Quattordici mesi dopo siamo in mezzo a una strada senza stpendio e senza assegno di disoccupazione!”

Alle loro spalle si stende la foresta pietrificata dell’ex-Alfa, con gli alberi che assediano i capannoni dove si montavano alcuni dei motori migliori del mondo e la mensa lunga un km dove mangiavano 20.000 operai, che oggi cade pezzi. Intorno a locali del consiglio di fabbrica presidiato dai Cobas, gli uffici dei vecchi sindacati, Cgil, Cisl e Uil, sono cataste di scrivanie e computer che ammucchiano polvere. “Ci hanno abbandonati tutti” dicono gli ex-Alfa Romeo, avanguardia di un’Italia in cui a tuonare contro la soppressione o il disinnesco dell’art.18 è rimasto quasi solo Landini.

Mimmo Lombezzi

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