NOTIZIE SLAI COBAS

Risposta ad una “lettera aperta” della Confederazione Cobas sul caso di Domenico Mignano.

Il “lumicino” lampeggia ancora! Seconda risposta alla Confederazione Cobas. SLAI Cobas Fiat e terziarizzate - Pomigliano d’Arco.


Cronistoria: prima lettera di posizione dell'Esecutivo Nazionale sulla campagna di falsità orchestrata intorno alla vicenda dell'espulsione di Domenico Mignano dallo Slai Cobas di Napoli.

Il 30 luglio la Confederazione Cobas ha diffuso una “lettera aperta ai compagni dello Slai Cobas” dal titolo “La ragione nel conflitto, il torto nelle scomuniche” che richiede una risposta, perchè continua nel metodo di dire cose non vere e di lavorare alla ricerca di tessere (altro che difesa dei lavoratori!) tra i nostri iscritti. Una lettera scritta per contrastare la nostra precedente presa di posizione “Sulla miseria dell’ambiente del sindacalismo di ‘base’” del 23/7 e che ci obbliga nuovamente a intervenire sull’espulsione di Domenico Mignano dallo Slai Cobas.

 

Il “lumicino” lampeggia ancora!

La Confederazione Cobas parte dalla premessa che lo Slai Cobas starebbe riducendosi “al lumicino” e che: “...Domenico Mignano ... insieme a numerosi lavoratori, in gran parte già iscritti allo Slai, ha deciso di amplificare l’orizzonte della lotta operaia nella Confederazione Cobas, dove i protagonisti delle battaglie nel Gruppo Fiat di tutta Italia stanno ritrovandosi per ricreare le condizioni di un agile e maturo rapporto di forza”.

 

Noi non abbiamo la pretesa di spacciarci né per un “grande” sindacato, né di essere il sindacato di classe e di massa che ci vorrebbe per difendere al meglio le condizioni operaie, ma se per la Fiat è tuttora un obiettivo prioritario far sparire dai suoi stabilimenti la presenza organizzata dello Slai Cobas una qualche ragione ci sarà.

 

Al di la delle sparate della Confederazione Cobas sul nostro essere al “lumicino” e sul suo essere il punto di riferimento nel gruppo Fiat, al momento la resistenza operaia alla Fiat si impernia negli stabilimenti di Arese, di Pomigliano, di Termoli e di Modena dove esistono dei cobas dello Slai con un seguito, anche di massa, se non addirittura maggioritario, e siamo anche presenti in altri stabilimenti sia della Fiat, sia dell’indotto ad essa collegato. Negli stabilimenti del gruppo Fiat esistono pure presenze di altri sindacati di “base”, ma che al momento non hanno un seguito di massa, né purtroppo sono in grado di condurre iniziative indipendenti significative. Diciamo purtroppo, perchè se lo fossero vorrebbe dire che il livello di resistenza negli stabilimenti Fiat sarebbe aumentato.

Oltre a ciò lo Slai Cobas è presente in numerose altre realtà, private e pubbliche, su tutto il territorio nazionale. E in taluni casi, come ad esempio tra i precari ASU e PUC siciliani la nostra influenza e il nostro seguito sono maggioritari. In molti ci hanno dato per “spacciati”, ma le cose non stanno così e la prospettiva dei cobas cresce e rappresenta un primo passo degli operai e dei lavoratori verso un sindacato di classe e di massa,  

 

Siamo così “al lumicino” che portiamo a casa anche dei risultati importanti, come l’accordo alla Cooperativa Caris – operante allo stabilimento di Arese – dove oltre 100 lavoratori, in maggioranza migranti e cinesi, hanno ottenuto 250 euro al mese di aumento, 800 euro di arretrati, maggiorazioni fino al 5% sui turni disagiati, garanzia del pagamento di 40 ore settimanali (prima a discrezione della Coop), 5 settimane di ferie pagate (prima erano 4), riconoscimento di 13 festività nazionali (prima lavoravano normalmente), riconoscimento dei delegati e delle assemblee retribuite.

 

Ma rimanendo nell’ambito del gruppo Fiat siamo così “al lumicino” che la Fiat cerca tutt’ora (e da anni) di colpirci e di azzerarci in ogni modo e ultimo atto di questo tentativo è stato il licenziamento a fine luglio del nostro delegato Luigi Cravero allo stabilimento di Termoli, cui gli operai hanno risposto con un presidio di massa martedì 31 luglio di fronte ai cancelli della fabbrica. Licenziamento che segue la lunga storia di licenziamenti e ritorsioni cui i nostri compagni sono sottoposti nelle fabbriche del gruppo Fiat.

 

Fiat che conduce la campagna per azzerare e far sparire lo Slai Cobas cercando di farci levare la rappresentatività nazionale, di non pagarci le quote associative dei lavoratori, di non farci partecipare agli incontri con le RSU anche dove siamo la maggioranza delle RSU stesse, ecc. 

Campagna che gode dell’appoggio del Sole 24 Ore (che ci ha dedicato degli interessati articoli per levarci la “nazionalità”), di  Pietro Ichino che oltre ad essere impegnato contro i lavoratori Fiat sul piano legale, spesso scrive contro di noi e ha dedicato parte del suo libro “A che cosa serve il sindacato?” proprio allo Slai Cobas e alla sua presenza all’Alfa nel gruppo Fiat.

 

Campagna che gode, pure, dell’appoggio dei confederali, i quali firmano accordi anche dove non rappresentano la maggioranza dei lavoratori o tentano di criminalizzarci congiuntamente all’azienda come nel caso degli otto licenziati di Napoli.

 

Campagna che trova il sostegno massiccio delle ormai migliaia di denunce e multe prese dai lavoratori per le loro lotte in fabbrica e sul territorio.

 

Non abbiamo la pretesa di aver sconfitto la Fiat, ne di essere a un passo dal farlo, ma se fossimo così “al lumicino”, che senso avrebbe spendere tempo, uomini e soldi per far sparire una sigla già in via di scomparsa per “cause naturali” e per la miopia dei suoi cosiddetti “dirigenti”?

 

Siamo seri! Il messaggio lanciato dalla Confederazione Cobas, e rivolto innanzitutto agli operai iscritti allo Slai, è quello di far credere che ci sia in corso una diaspora verso la Confederazione Cobas stessa e che attorno ad essa si stia coagulando l’opposizione operaia nel gruppo Fiat. E’ così che si realizzano le basi per “..produrre il più possibile risposte unitarie” per fare in modo: “... che prevalga l’interesse generale dei lavoratori, dei precari, dei meno abbienti, dei pensionati, sulle diatribe e le contraddizioni che naturalmente si manifestano nel corpo sano dei protagonisti del conflitto.” come conclude la lettera aperta della Confederazione? Noi pensiamo di no!

 

Alfasud: se questo e’ il ‘potere operaio’ allora… stiamo freschi !

 

Dalla “lettera aperta” della Confederazione Cobas, apprendiamo anche che: …”Oggi la Confederazione Cobas difende nel processo di appello - 1° udienza, novembre 2007 - Domenico Mignano e gli altri 4 operai del gruppo Fiat (gli altri 3 sono della Soc. TNT) dal tentativo della Direzione Fiat di ribaltare  a suo favore la sentenza di 1° grado, rilicenziare tutti e togliersi, finalmente, di torno Domenico Mignano”.

 

Solo per chiarezza di verità storica ricordiamo che in realtà si tratta della causa di primo grado e non di ‘appello’, a ruolo il prossimo 7 novembre, e relativa all’opposizione Fiat contro lo Slai Cobas e contro l’ordinanza ex art. 300 dello Statuto dei Lavoratori, emessa a fine maggio 2006 dal Tribunale di Nola che accoglieva il ricorso del nostro sindacato e condannava il comportamento antisindacale di Fiat e TNT, ordinando alle due aziende l’immediato reintegro al lavoro degli 8 licenziati.

 

Il 7 novembre prossimo ci sarà lo Slai Cobas nelle aule del Tribunale e non certamente la Confederazione Cobas a difendere dalla Fiat 5 dei licenziati (per i 3 di TNT la causa non è ancora di ruolo). Va anche detto che le date delle cause di appello non sono ancora state fissate e che tutte le cause interessanti questi licenziamenti in tema di ex art. 28 SdL nei vari gradi di giudizio - compresa quella del 7 novembre 2007 - vedono attori Fiat e TNT contro lo Slai Cobas come ben dovrebbe sapere anche il più scalcinato studente di giurisprudenza e/o sindacalista, sia pur di ‘base’.  

 

Basterebbe questa risibile, incredibile e inveritiera boutade congegnata a mero uso ‘mediatico’ dalla Confederazione Cobas per liquidare l’insieme delle interessate strumentalizzazioni in atto nei confronti dello Slai Cobas. A Napoli si dice: ’cca’ nisciuno è fesso”! E certamente nessuno degli 8 licenziati - compreso qualche aderente al ‘fans club’ di Scalzone - lo è al punto di andare allo sbaraglio e lasciare - in un momento di forte scontro sindacale tra Slai Cobas, Fiat e TNT su questi licenziamenti - la dimostrata certezza di forte tutela, giuridica e non solo - che  solo lo Slai Cobas è in grado di fornire ad ognuno dei singoli licenziati, difesa da cui non vogliamo escludere nessuno!

 

Se ci fosse stata una anche minima consistenza dei fautori della tentata ‘scissione conto terzi’ all’interno dello Slai Cobas di Pomigliano, la ‘componente’ Mignano si sarebbe senz’altro presentata all’assemblea congressuale e avrebbe dato battaglia e posto ai voti mozioni alternative. Una cosa è certa: Mignano non si è presentato al congresso ed è stato espulso con voto unanime  (nessun contrario – nessun astenuto) dalla decisione consapevole e serena presa da un’affollata assemblea operaia di quello che, per il nostro statuto, è l’organismo decisionale sovrano, cioè il comitato di base dei lavoratori. Qualcuno può forse definire antidemocratico questo?!!

 

Tralasciando il numero di preferenze riportato da Mignano nelle ultime elezioni (era un nostro delegato RSU licenziato e tutto il nostro comitato di base ha pubblicamente richiesto ai lavoratori di bloccare il voto il voto su Mignano allo scopo di rafforzarlo per tutelarlo meglio; non sappiamo degli altri ma nel nostro sindacato anche queste decisioni sono frutto di un ragionamento collettivo e realmente di base), ci sarà qualche motivo per cui l’intera assemblea congressuale dei lavoratori del comitato di base dello Slai Cobas della più grossa fabbrica del mezzogiorno ha espulso all’unanimità Mignano?!

 

Sempre per chiarezza di verità storica  trascriviamo il testo integrale  di un comunicato firmato dai responsabili dei rappresentati dei lavoratori alla sicurezza (RLS) di Ugl, Fim, Fiom, Fismic e Domenico Mignano (quest’ultimo lo ha sottoscritto senza nemmeno avere il coraggio di qualificarsi come Slai Cobas vista la gravità filo-aziendale dei contenuti) affisso in fabbrica il 21 giugno scorso:

METTIAMO FINE AI GRAVI INFORTUNI

 

Ormai sono anni che assistiamo in fabbrica a gravi infortuni, tutti denunciati e combattuti anche con forti iniziative di lotta, ma non sempre hanno trovato la disponibilità dell’azienda.

Oggi prendiamo atto che con la venuta della nuova dirigenza, in relazione ai ripetuti incontri con la RLS, c’è una disponibilità della direzione a mettere a nudo tutta una serie di problematiche riguardanti la sicurezza e l’igiene e ad affrontarle con un serio impegno economico. Gli incidenti avvenuti in questi giorni in mont.147 e 159 evidenziano la necessità di accelerare i tempi di intervento.

La RLS da alcune settimane si sta impegnando con la direzione aziendale a far disporre forti investimenti atti a migliorare la qualità della vita e della salute di ogni singolo lavoratore di Fiat Auto e collegate.

Il nostro impegno è quello di mettere a punto una mappa di intervento ute per ute, postazione per postazione affinché si riducano drasticamente ed in tempi brevi tutta una serie di infortuni che mettono a rischio la salute dei lavoratori.

La RLS superando ogni divisione politica come è mai successo in passato, si è unita per affrontare responsabilmente il problema degli infortuni sul lavoro e iniziare una vera azione di prevenzione. La prova provata è l’immediata messa in sicurezza degli avvitatori già iniziata e che sarà completata in breve tempo. Chiediamo inoltre un nuovo incontro con la direzione per discutere di nuovi problemi che saranno esposti dai lavoratori.

Pomigliano d’Arco, 21/06/2007

                                                                                                                                 

 RLS: Ugl, Fim, Fiom, Fismic, e Domenico Mignano      

 

Ma come, verrebbe a dire, possibile che il nuovo staff aziendale (subentrato al super dirigente Teixeira - trasferito a Pomigliano dalla Fiat Brasiliana di Belo Horizonte dove gli operai a 30 anni diventano vecchi e sono sbattuti fuori perché non possono più sostenere i ritmi olimpionici delle catene di montaggio, e inviato all’Alfasud col compito di far ‘sparire’ lo Slai Cobas per imporre la ‘melfizzazione’; e rispedito al mittente, di nuovo in Brasile, dallo Slai Cobas dopo il clamoroso fiasco - suo e di Rinaldini - sugli 8 licenziamenti all’Alfasud) sia stato inviato a Pomigliano dalla Fiat nazionale a Pomigliano non per aumentare i ritmi, la repressione, la precarietà e lo sfruttamento sui lavoratori; non per il sabato lavorativo fisso sui due turni…  ma per una sorta di neonato amore padronale mirante a far star meglio gli operai sulle linee di montaggio?!

E’ questa la ‘lieta novella’  portata agli operai dagli RLS firmatari del riportato comunicato?

 

Nessuno li ha creduti al montaggio dell’Alfa 147: e tutti quanti insieme, RLS e nuovi dirigenti aziendali, sono stati fischiati e fatti battere in precipitosa ritirata dai lavoratori del reparto dove, qualche giorno prima, un operaio ha perso un dito perchè la boccola di serraggio viti era risicatamente fissata all’utensile con un pezzo di ferro filato il cui spuntone ha “avvitato” sull’attrezzo il guanto antinfortunistico e l’arto del malcapitato lavoratore, strappandogli letteralmente un dito dalla mano.

L’intervento Fiat magnificato da parte del ‘nostro’ e altri RLS è consistito nel fissaggio della boccola  con della carta gommata. Si tratta di una boccola metallica ruotante ad alta velocità che, così ’fissata’, può staccarsi dall’attrezzo e vorticare pericolosamente ferendo l’addetto: per questo ci sono stati forti proteste ed ore di fermate dei lavoratori del montaggio 147 contro l’azienda e gli RLS.

 

Sempre per verità storica, riportiamo il secondo comunicato di Mignano che confessa che il nuovo direttore lo ha preso per i fondelli e che gli avvitatori non sono stati aggiustati (ma come, non aveva scritto nel comunicato precedente che…”la prova provata dell’impegno aziendale della Fiat nei confronti dei lavoratori era consistita nell’immediata messa in sicurezza degli avvitatori già iniziata e che sarà completata in breve tempo”?!). Nel frattempo ci sono stati una caterva di nuovi infortuni nelle due settimane successive al comunicato di ‘solidarietà antinfortunistica” con la Fiat”, e oggi qualcuno scopre, esterrefatto, che i ritmi sono alti e la repressione padronale cattiva:

 

Spett. Fiat Group

Direzione Aziendale

Via ex Aeroporto

Pomigliano d’Arco

Fax: 081/19693335

 

Pomigliano d’Arco, 9/7/07

 

LA VITA E LA SALUTE SONO UNA COSA SERIA

BASTA CON LE CHIACCHIERE… ORA I FATTI

Lo scrivente Domenico Mignano, nella sua qualità di RSU ed RLS in relazione ai gravi infortuni avvenuti nelle ultime settimane in quasi tutti i reparti della fabbrica, e dopo l’incidente avvenuto il 19/6/2007 nel reparto montaggio 147 giostra motori si precipitava ad avere un incontro col direttore e tutta la RLS per esporre i gravi disagi causati da attrezzature inefficienti e prive di manutenzione. Lo stesso Direttore si impegnava a sostituire le boccole di tutti gli avvitatori del reparto montaggio 147 e 159 ed un’ispezione in tutti i reparti della fabbrica

CARO DIRETTORE SOLOCHIACCHIERE… E POCHI FATTI

Lo scrivente denuncia la forma di rappresaglia antisindacale, la forma massiccia di repressione sulle catene di montaggio, all’aumento dei ritmi di lavoro con l’applicazione del WCM alla riduzione drastica del personale su tutte le ute, alla negazione dei permessi personali, alle minacce a tutti i lavoratori RCL di sanzioni disciplinari e potremmo continuare all’infinito

ORMAI SONO PASSATE DUE SETTIMANE ED IL FORNETTO SCALDA GOMMINO UTE A 7 SI TROVA ANCORA ALLO STESSO POSTO

ORA BASTA!!!

PER QUESTI GRAVI MOTIVI LO SCRIVENTE NELLA SUA QUALITA’ DI RLS ED RSU CHIEDE UN INCONTRO URGENTE CON TUTTA LA RLS E CON LA DIREZIONE AZIENDALE, ED IN CASO DI IMMEDIATO E RISOLUTIVO RISCONTRO

DICHIARA

8 ORE DI SCIOPERO PER OGNI TURNO DI LAVORO PER VENERDI’ 3 AGOSTO ED UNA QUERELA PER DANNO COLPOSO NEI CONFRONTI DI UNA COMUNITA’.

Distinti saluti

       RSU/RLS  Domenico Mignano

 

 

A fronte dei gravi problemi che attanagliano i lavoratori il “nostro” non fa lo sciopero subito (perché sa che con lui non sciopererebbe nessuno) ma indice - un mese prima -  una giornata di sciopero “balneare” furbescamente cadenzata per il… “3 agosto”, in coincidenza dell’ultimo venerdì di lavoro prima delle ferie. Avrebbe fato meglio ad indire lo sciopero il 15 agosto: sarebbe riuscito! Preoccupante è che questo sciopero-farsa sia stato presentato da qualche sindacato di base come… “prima risposta operaia all’accordo-rapina sulle pensioni ed il protocollo sul lavoro”…”per la preparazione dello sciopero generale in autunno”.

 

LO SCIOPERO DEL 3 AGOSTO, COME ERA PREVEDIBILE,  NON E’ RIUSCITO: 18% DI PERMESSI O MUTUA E ADESIONI ZERO AL 1° TURNO –  22% DI PERMESSI E MUTUA,  AL  2° TURNO APPENA L’1% DI ADESIONI ALLO ‘SCIOPERO’! SIAMO SERI, COMPAGNI: LA LOTTA OPERAIA NON E’ QUELLA FATTA A MEZZO E.MAIL CON SCIOPERI VIRTUALI SU INTERNET! A QUANDO IL PROSSIMO SCIOPERO ALL’ALFASUD DI ‘POTERE OPERAIO’, FLMU/CUB E CONFEDERAZIONE COBAS?!  IL …24 DICEMBRE?!

 

Scioperi indetti in questo modo (tra l’altro in “concorrenza” con lo Slai Cobas fin dal 9/7, quindi stabiliti prima di questa data, e senza alcuna discussione col Comitato di base della fabbrica) sembrano fatti solo per dire che si “esiste”, che c’è altro al di là dello Slai Cobas e hanno l’effetto di indebolire la resistenza operaia al tentativo di “melfizzazione” della fabbrica. E’ così che si realizzano le basi per “..produrre il più possibile risposte unitarie” per fare in modo: “... che prevalga l’interesse generale dei lavoratori, dei precari, dei meno abbienti, dei pensionati, sulle diatribe e le contraddizioni che naturalmente si manifestano nel corpo sano dei protagonisti del conflitto.” come conclude la lettera aperta della Confederazione? Noi pensiamo di no!

 

(Alleghiamo in coda al documento, i verbali dell’assemblea congressuale del Cobas di Pomigliano del 7 luglio).

 

Non siamo smemorati, ma vogliamo andare oltre la solidarietà

 

Nella sua lettera aperta la Confederazione Cobas si lamenta che lo Slai Cobas, da ingrato, non si ricorda che anche lei aveva dato la propria solidarietà agli 8 licenziati di Pomigliano, partecipando ad assemblee e pubblicando inserzioni a pagamento.

Non lo abbiamo dimenticato, anzi con chiarezza, ricordiamo che la Confederazione Cobas è stata l’unica sigla del sindacalismo di “base” che, a livello nazionale, ha manifestato pubblicamente la propria solidarietà ai licenziati di Pomigliano.

 

Ma noi allora chiedevamo qualcosa di più (e lo chiediamo oggi per il licenziamento di Luigi Cravero a Termoli), ossia di andare oltre alla solidarietà, per rilanciare una mobilitazione unitaria, a partire dai posti di lavoro, che coinvolga quanti più lavoratori possibile a prescindere dalle tessere sindacali che hanno in tasca, attorno ai nodi centrali del salario, del lavoro stabile, dei diritti.

Una mobilitazione che costruisca una rete e collegamenti permanenti tra i lavoratori, che porti ad un lavoro coordinato e continuativo comune nei posti di lavoro, che getti le basi per lo sviluppo di un’opposizione sociale di massa alla politica “neoliberista” del governo Prodi e contro l’accordo sulle pensioni e sul costo del lavoro.

 

Attorno a questo percorso avremmo voluto e vogliamo non delle firme, ma dei lavoratori e delle realtà che senza preclusioni o logiche da orticello si muovano e si organizzino.

Fermo restando il diritto della Confederazione Cobas a dissentire dalle nostre proposte, dobbiamo rimarcare che non abbiamo mai avuto la possibilità di confrontarci e di condurre iniziative e lotte comuni a partire dalle fabbriche, dalle condizioni lavorative e dai contratti con tutte quelle realtà della Confederazione Cobas che hanno sottoscritto prese di posizione contro di noi, reperibili sul sito della Confederazione.

 

La solidarietà è un fatto importante, ma per noi occorre andare oltre e, come abbiamo già scritto, ribadiamo che per noi i primi appuntamenti per iniziare a percorrere questa strada sono:

 

Diritti ai lavoratori migranti = diritti a tutti quanti!Assemblea pubblica, domenica 9 settembre al capannone occupato dell’Alfa di Arese, dei lavoratori migranti, cinesi e italiani per rilanciare l’unità dei lavoratori al di là della nazionalità. Un’assemblea che parte dall’esperienza di lotta che, dopo un mese di mobilitazioni, ha portato alla vittoria i cento dipendenti della Coop Caris, quasi tutti migranti e in maggioranza cinesi, ottenendo 250 euro di aumento e diritti.

 

Campagna nazionale per le RSU nel pubblico impiego, all’insegna del rifiuto della concertazione e per l’eliminazione del precariato, dando anche copertura legale a tutti quei gruppi di lavoratori che, pur non inquadrati in qualche sigla sindacale, vogliono presentarsi alle elezioni RSU. Una campagna che faccia propria la rivendicazione del diritto a votare ed essere eletti anche per tutti i precari che lavorano nel PI, organizzando noi stessi le elezioni dei rappresentanti dei precari se, come è presumibile, l’Aran e il governo non daranno questa possibilità.

 

Conferenza programmatica nazionale dei precari degli enti locali, per una stabilizzazione effettiva, per il diritto alla rappresentanza sindacale, per la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro, Roma 15 settembre (data indicativa). Dall’esperienza della lotta di massa dei precari siciliani una proposta per un collegamento nazionale, con l’obiettivo dell’eliminazione reale del precariato, della stabilizzazione dei lavoratori con salari e diritti pari a quelli dei lavoratori a tempo indeterminato, per intervenire ed essere protagonisti attivi nel rinnovo delle RSU nel pubblico impiego.

 

Assemblea aperta dei metalmeccanici (ma non solo) sabato 29 settembre nell’aula consiliare di Termoli. Assemblea che, partendo dalla mobilitazione per riportare Luigi Cravero in fabbrica, rilanci una mobilitazione anticoncertativa a livello nazionale, a partire dai posti di lavoro, sul contratto e sulle condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche metalmeccaniche (ma non solo), sempre più precarizzate anche grazie agli accordi siglati dalla Fiom.

 

Per la difesa dei lavoratori, serve un 4° sindacatino che replichi in piccolo Cgil-Cisl-Uil, o Cobas in ogni posto di lavoro? Per un fronte di lotta unitario e aperto su salario, pensioni, diritti e contro la precarietà. Assemblea nazionale pubblica, Roma 13 Ottobre. Un’assemblea aperta a tutti coloro che vogliono effettivamente costruire l’autorganizzazione di classe e non ritengono che questa sia il sinonimo della propria sigla sindacale.

 

Assemblea nazionale dello Slai Cobas, per preparare il 6° Congresso Nazionale, Roma 14 ottobre.

 

A questi appuntamenti sono invitati tutti quei lavoratori, quegli organismi di lotta, quelle realtà politiche e sociali che ritengono sia venuto il momento di farla finita sia con le logiche di orticello, sia con le false opposizioni che si fanno coinvolgere nella concertazione e nella consociazione in nome del “realismo” e di qualche poltroncina nel sottobosco istituzionale.

 

Con questa medesima logica e impostazione lo Slai Cobas ha dato la propria adesione all’appello “No all’accordo, per una mobilitazione sociale contro l'accordo  sul welfare” e all’assemblea del 12 settembre prossimo, lanciata tra gli altri anche dalla Confederazione Cobas.

 

L’esecutivo nazionale

dello Slai Cobas

 

Milano 4/8/2007

Allegati:

 

ASSEMBLEA CONGRESSUALE DEI LAVORATORI FIAT E TERZIARIZZATE  -  POMIGLIANO 7/7/2007

 

ESPULSIONE DI DOMENICO MIGNANO DALLO SLAI COBAS

 

L’assemblea congressuale dei lavoratori dello Slai Cobas della Fiat di Pomigliano d’Arco e delle collegate aziende terziarizzate operanti all’interno del perimetro dello stabilimento,

 

PRESO ATTO CHE DOMENICO MIGNANO:

 

da molti mesi si sottrae, consapevolmente e sistematicamente, ad ogni necessario ed idoneo confronto sindacale interno al Comitato di Base, organismo che rappresenta l’articolazione sindacale su base aziendale - nonché la struttura portante - dello Slai Cobas, agendo nello stesso tempo in continuo e forte contrasto con le iniziative e le logiche sindacali di Slai Cobas nonché privilegiando iniziative  ed azioni  personalistiche e individuali a discapito dell’elaborazione e dell’azione collettiva dell’organizzazione sindacale e dei lavoratori. Ha ripetutamente violato il necessario dovere di correttezza e buonafede che deve necessariamente caratterizzare la pratica e l’esercizio  delle funzioni e facoltà sindacali, e di appartenenza e militanza all’organizzazione e nei confronti dei lavoratori. Non ha partecipato alla preparazione né ai lavori del presente congresso, e ciò senza fornire alcuna, benché minima, giustificazione. Ha messo in atto tentativi ‘coperti’ di scissione nello Slai Cobas tuttora in corso finalizzati alla costituzione di altre organizzazioni sindacali;

 

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