NOTIZIE SLAI COBAS

Lo SLAI Cobas aderisce all’iniziativa per il 12 settembre 2007 lanciata con l’appello: “PER UNA MOBILITAZIONE SOCIALE CONTRO L'ACCORDO SUL WELFARE”

Noi riteniamo necessario che si arrivi allo sviluppo di un fronte più ampio e unitario possibile, a prescindere dalle sigle sindacali e politiche di appartenenza dei partecipanti, che getti le basi di un’opposizione sociale anticoncertativa e anticonsociativa alla politica “neoliberista” del governo Prodi, a partire dai nodi centrali del salario, del lavoro stabile per tutti e dei diritti nei posti di lavoro esigibili direttamente dai lavoratori stessi.

La “marcia in più” che proprio occorre per cominciare a divenire un’opposizione sociale credibile, pensiamo che richieda anche un confronto collettivo, aperto e a 360° sugli obiettivi e sulle modalità di mobilitazione, rompendo tutti gli steccati di autoprotezione del proprio “orticello” che troppo spesso hanno segnato i movimenti e le realtà di opposizione negli ultimi anni. Occorre compiere uno sforzo verso mobilitazioni e iniziative comuni, che durino nel tempo, che siano condotte unitariamente nei posti di lavoro e sul territorio.

Dobbiamo, insomma, fare quello sforzo unitario che non siamo riusciti a realizzare nel corso della campagna contro lo scippo del TFR.

 

Non pensiamo che si possa attendere ancora per intraprendere una strada che favorisca la costruzione di un’opposizione sociale e di massa, aperta e unitaria, chiaramente anticoncertativa e contro la guerra, che denunci e contrasti la politica del governo Prodi senza sottomissioni o tatticismi di alcun genere, finalizzati a sostenere irrealistiche ipotesi di “modifica” delle scelte “neoliberiste” dello schieramento di centro sinistra. Centro sinistra che con l’accordo del 20/7 e col DPEF, dopo i “regali” già elargiti con la Finanziaria, “sta pagando” l’appoggio elettorale avuto da Confindustria.

 

Attendere ancora vorrebbe dire o permanere nelle secche di un’opposizione rituale e minoritaria, che si autocompiace del proprio essere “contro”, oppure servire da puntello alle manovre per ridefinire gli equilibri all’interno del centro sinistra. Dobbiamo invece cercare di praticare tutte quelle iniziative che possano favorire lo svilupparsi un’opposizione sociale di massa anticoncertativa e indipendente, contrapposta a entrambi gli schieramenti di centro destra e centro sinistra, che pur con modalità differenti difendono gli interessi del capitalismo italiano.

 

Oltre ai punti posti alla discussione con l’appello ci sembra necessario aggiungere:

 

- il problema della rappresentatività nei posti di lavoro, non solo con il permanere del 33% garantito ai sindacati scelti dal padronato nelle RSU, ma con le limitazioni sempre più pesanti per le stesse RSU – specialmente per i delegati avversi alla concertazione – e l’assenza di diritti sindacali certi ed esigibili direttamente dai  lavoratori (assemblea, ecc). In particolare la questione è urgente per i precari che, fermo restando l’obiettivo primario dell’eliminazione del lavoro precario nelle sue varie forme, sono privati di qualsiasi diritto, al punto di non poter essere addirittura ne’ elettori, ne’ eleggibili, nelle RSU.

 

- il lancio di obiettivi per ottenere la stabilizzazione dei lavoratori pecari nel pubblico e nel privato con condizioni e diritti pari a quelle dei lavoratori a tempo indeterminato, quale rivendicazione per la difesa di tutti i lavoratori. Il permanere di condizioni differenziate normativamente e del precariato è infatti uno strumento per l’abbassamento dei salari, per il peggioramento delle condizioni lavorative e per la limitazione dei diritti di tutti i lavoratori.

 

- l’opposizione alla repressione padronale, sempre più pesante nelle fabbriche e in particolare contro gli operai, il cui ultimo atto è stato il recente licenziamento del nostro delegato alla Fiat di Termoli Luigi Cravero. Opposizione alla repressione contro cui non basta la solidarietà, ma che va ribaltata in un’iniziativa a partire da tutti i posti di lavoro, rilanciando la lotta e la mobilitazione contro i contratti concertativi e precarizzanti siglati da confederali e autonomi e le condizioni di lavoro sempre più pesanti. Iniziativa che vogliamo portare avanti a partire dal settore dei metalmeccanici e intendiamo far ripartire subito dopo le ferie con un’assemblea aperta che si terrà sabato 29 settembre nell’aula consiliare di Termoli. Assemblea che, partendo dalla mobilitazione per riportare Luigi in fabbrica, rilanci una mobilitazione anticoncertativa a livello nazionale, a partire dai posti di lavoro.

 


L'appello

 

Per una mobilitazione sociale contro l’accordo sul welfare e le pensioni

 

Le reti sociali, i sindacati anticoncertativi, le associazioni della sinistra anticapitalista propongono un incontro pubblico a Roma il 12 settembre per discutere della mobilitazione contro l'accordo tra governo e Cgil, Cisl e Uil

 

L’accordo sulle pensioni raggiunto da governo e sindacati , come previsto, conferma la natura politica del governo Prodi: un governo legato al grande capitale, sordo alle ragioni dei lavoratori e in sostanziale continuità con il liberismo e pronto a rispondere ai poteri forti finanziari europei e alle loro politiche antisociali.

L’accordo, infatti, si rivela come un accordo bidone che peggiora la stessa Legge Maroni, innalza l'età pensionistica, riduce le aspettative future con i coefficienti ogni tre anni, mette i lavoratori gli uni contro gli altri, ribadisce la logica finanziaria che aveva affermato già con l’operazione scippo sul Tfr (per ora fallita). E’ un accordo da respingere in modo netto e senza mediazioni
A peggiorare le cose c’è poi l’accordo sul “mercato del lavoro” che conferma l’impianto della legge 30 che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto essere “superata” e che viene invece rafforzata. Si conferma lo “staff leasing”, leggi caporalato, e si aumenta sia il lavoro straordinario che l’incentivo alla contrattazione aziendale con ulteriori regali alle imprese. Un disastro sociale che si aggiunge alle gravissime scelte politiche di destrutturazione del pubblico impiego, di mantenimento e incentivazione della precarietà del lavoro e dei salari, di subalternità dei diritti sociali in generale alle priorità del capitale finanziario.
Ribadendo la necessità dell'abrogazione legge 30 e del Pacchetto Treu intendiamo anche segnalare che i movimenti sociali e contro la precarietà e lo stesso sindacalismo anticoncertativo devono metterci una marcia in più nell’avanzare obiettivi che rompano il sistema della precarietà e introducono fattori di certezza sul piano del reddito e del lavoro stabile per i precari.

Le linee guida del Dpef e lo spirito della prossima Legge Finanziaria continuano a rendere risibili provvedimenti sostanziali e urgenti sui diritti sociali, in primo luogo quello alla casa e i diritti per i migranti. Sulla questione delle abitazioni, nel nostro paese continuano a farla da padroni la rendita fondiaria e la speculazione immobiliari alle quali vengono consegnate le priorità di sviluppo delle principali aree metropolitane, la decisionalità sull’uso delle aree pubbliche (vedi le caserme) e sulle aree industriali dismesse. Le spese sociali per l’edilizia popolare e per sottrarre gli affitti ai prezzi proibitivi del mercato restano infime e continua a essere vigente la liberalizzazione degli affitti che ha contribuito al boom della speculazione sulle case.

La destinazione delle spese sociali continua ad essere subordinata ai voleri e agli orientamenti strategici dei poteri forti e del militarismo. Cresce la quota destinata alle spese militari e alla crescita del complesso militare-industriale italiano, crescono i finanziamenti per le missioni militari all’estero che hanno reintrodotto in questo capitolo anche il ritorno dei Carabinieri italiani in Iraq oltre al mantenimento delle missioni in corso in Afghanistan, Libano, Balcani.

Come reti sociali, sindacati anticoncertativi, associazioni della sinistra anticapitalista, singoli militanti abbiamo contribuito finora a praticare con le lotte e mobilitazioni una reale alternativa sociale ai dogmi del liberismo e della guerra. Vogliamo continuare a praticare il terreno del conflitto anche contro le politiche antisociali del governo Prodi a partire dalle questioni indicate in questo appello. Invitiamo tutti e tutte a un appuntamento per il 12 settembre per discutere collettivamente delle modalità di questa mobilitazione che metta in campo sulle questioni sociali la stessa forza e la stessa indipendenza messa in campo contro la guerra.

Per adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.