NOTIZIE SLAI COBAS

ASSEMBLEA PUBBLICA: Il governo Prodi continua a bastonare i lavoratori

VENERDÌ 12 OTTOBRE 2007

ore 21.00

presso lo Spazio Popolare La Forgia
Via
Mazzini, 24 - Bagnolo Cremasco (CR)

 

partecipa:

 Aldo MILANI

(SLAI COBAS)

 

Alle ore 20.00: cena popolare

Per info e adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

All'iniziativa sono invitati tutti i lavoratori e le lavoratrici, i cittadini, i centri sociali, le associazioni e i sindacati, i settori sociali proletari, che avvertono l'esigenza di costruire un percorso di lotta reale unitario e trasversale.

Costruiamo a Roma l'opposizione al protocollo Damiano del 23 luglio

A tutte le lavoratrici e i lavoratori e a tutti i settori sociali proletari che avvertono l'esigenza di costruire un percorso di lotta reale unitario e trasversale contro questo infame protocollo. L'attacco del governo Prodi-D'Alema-Bertinotti contro lavoratori, precari e disoccupati continua  a  essere  pesantissimo. Il  protocollo  Damiano, siglato da CGIL/CISL/UIL (con il dissenso delle due correnti CGIL – Rete 28 aprile e Lavoro e Società  –  e della FIOM) ne è un'ulteriore conferma. Rappresenta  una  sorta  di  "Patto per l'Italia" di berlusconiana memoria, questa  volta  però  approvato  con l'accordo delle tre principali centrali sindacali.

Già  a  dicembre dell'anno scorso il dibattito avviato sullo scippo del TFR aveva  dato  luogo a proteste a Mirafiori, nel corso di un'assemblea in cui Epifani  e  gli  altri  erano  stati  contestati.  A  maggio  e  giugno  di quest'anno,  l'annuncio della riforma delle pensioni (parte del protocollo) ha fatto scattare scioperi spontanei in alcune fabbriche del Nord. Lo  stesso voto contrario della FIOM nazionale (al quale, furbescamente,
la FIOM  stessa decide di non far seguire alcuna azione concreta) è il sintomo che  tra  vasti  settori di lavoratori il malcontento è diffuso e non può essere ignorato.

È  necessario  lottare  in maniera coordinata e unitaria, avendo chiaro che l'unico  modo  per  respingere  il  pacchetto  di misure antiproletarie del Governo  è quello della lotta, una lotta che non può che essere costruita a partire dal basso, dai posti di lavoro e dalle piazze.

La  convocazione  di  uno  sciopero generale per il 9 novembre da parte del sindacalismo  di  base è una risposta a questa situazione; diciamo però che tale risposta non è all'altezza di quanto ci saremmo aspettati.

Anzitutto nella costruzione: gli scioperi incisivi (e non solo di bandiera) si  costruiscono cercando la massima unità tra i lavoratori su un obiettivo concreto e definito di sciopero, e costruendo lo sciopero come una iniziativa trasversale che punti a coinvolgere tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che sono contro gli accordi, per esempio lanciando comitati di sciopero dal basso.

Per  questa via, peraltro, si sarebbe riuscito a costringere tutte le varie forze sindacali  che si sono espresse – in vario modo – contro l'accordo a fare i conti con un appello chiaro a passare dalle parole ai fatti, a prendere misure di forza da subito, coordinate, unitarie e più ampie possibili nei luoghi di lavoro. E poi nella scelta della data di sciopero: dall'8 al 10 ottobre i firmatari CGIL/CISL/UIL  faranno votare i lavoratori sull'accordo, in quella che essi definiscono "consultazione certificata".

Questa  consultazione promossa dai Confederali (e invocata dal Governo come strumento democratico  che  i  lavoratori  devono  usare  al  posto  dello sciopero) è una truffa, come già accadde con il referendum sulla legge Dini del  1995,  il  cui  risultato  è  scontato, e talmente "democratica" che è vietato nelle assemblee rappresentare le ragioni del NO all'accordo.

Lo sciopero il 9/11 è il frutto di una mediazione tra le varie organizzazioni  che  esprime preoccupazioni di piccolo cabotaggio. Piazzare lo  sciopero  addirittura  30 giorni dopo la consultazione truffa significa chiaramente   sacrificare  l'opportunità,  non  certo  frequente,  di  dare battaglia contro la politica sociale ed economica del governo. Secondo  noi,  la  strada  per  costruire una opposizione efficace è quella indicata  da quei settori di lavoratori che nei mesi scorsi hanno provato a lottare malgrado la cappa di piombo imposta dalle direzioni confederali.