NOTIZIE SLAI COBAS

APPELLO PER LA IV CONFERENZA INTERNAZIONALE SINDACALE

E’ IL MOMENTO DI INCONTRARCI DI NUOVO!

Il capitale internazionale ed i suoi governi hanno lanciato da circa 20 anni un assalto di vaste proporzioni in tutto il mondo, assieme alla demagogica propaganda della “globalizzazione”.  L’assalto sta coprendo un’ampia area economica e sociale, dalla privatizzazione al lavoro flessibile, dall’incremento degli orari e della vita lavorativa ai subappalti e, più recentemente, anche contro i diritti e le libertà democratiche. E’ una triste realtà del mondo del lavoro di oggi che questi assalti non si sono stati ancora respinti dal movimento operaio e sindacale. Al di là delle differenze tra paesi, settori e sindacati, quello che caratterizza la situazione attuale del movimento sindacale ed operaio internazionale è la debolezza, l’instabilità, l’essere frammentato, la perdita di potere, l’essere disorganizzato e sfiduciato.

Il peggioramento in termini di condizioni di vita degli operai e dei lavoratori causato dagli assalti del capitale e dei suoi governi è solo una faccia della medaglia. Sull’altro faccia c’è il fatto che la fiducia reciproca degli operai e lavoratori e quella verso le organizzazioni sindacali è stata logorata. Questi due aspetti del generale peggioramento causato dall’aggressività del capitale hanno messo in una posizione difficile le relazioni degli operai tra loro stessi e con le organizzazioni sindacali. La pratica più recente ha nuovamente mostrato che è impossibile uscire da questa difficile situazione sulla base della mentalità sindacale dominante di collaborazione e conciliazione. Sebbene i sindacati siano nati dalla necessità di farla finita con la competizione tra operai ed al fine di creare l’unità organizzata degli operai contro la classe capitalista e sebbene attualmente queste stesse necessità che chiamano all’unione stiano divenendo più forti, oggi una significativa sezione di sindacati sta continuando a dissanguarsi. 

D’altro canto sappiamo bene che dovunque gli operai mostrano sfiducia nei confronti dei “sindacati”, la burocrazia sindacale collaborazionista al vertice dei sindacati ha usato questa sfiducia come un pretesto per eludere la lotta. Comunque, quello che c’è dietro il dilemma non è la “svogliatezza degli operai”. Gli operai lottano dovunque c’è una mentalità sindacale militante, una linea ed una responsabilità che ispirino certezze, ed i sindacati che organizzano la lotta con questo spirito divengono più forti; ciò prova esattamente l’opposto. Indipendentemente dai risultati, le innumerevoli lotte ed azioni di resistenza degli operai, dagli USA all’India, contro l’aggressione e le imposizioni del capitale, indicano che non sono gli operai ed i lavoratori che evitano la battaglia.

 

In queste condizioni di multiforme attacco capitalista, di danni profondi e di problemi permanente del movimento sindacale, noi sottoscritti sindacati, delegati sindacali ed operai membri dei sindacati non pensiamo che tutto quello che sta succedendo nel mondo del lavoro è impossibile da cambiare, che il dilemma nel quale il movimento sindacale internazionale è stato spinto sia impossibile da risolvere e che l’aggressività del capitale non si possa respingere. Al contrario, sia la nostra pratica, sia la ricca ed istruttiva storia e tradizione del movimento operaio e sindacale internazionale, mostrano chiaramente che ci sono delle vie concrete per uscire dalla difficile situazione e dalla passività che è rafforzata dalla linea e dalla pratica prevalenti nel movimento internazionale operaio e sindacale, ispirate dalle centrali collaborazioniste sindacali che remano nella stessa barca del capitale.

 

Senza soffermarci sul passato più lontano, gli ultimi 20 anni ci indicano che cedendo all’aggressione, ai ricatti ed alle minacce del capitale, facendo concessioni una dopo l’altra, non è possibile soddisfare la classe capitalista e nemmeno si può prevenire l’aggravamento delle condizioni di vita degli operai e dei lavoratori.  D’altro lato, grazie all’esperienza degli ultimi 20 anni è assai chiaro che tutti i governi della borghesia che sono andati al potere recentemente, dai conservatori ai social-democratici, non hanno esitato ad applicare il programma dell’aggressione capitalista, senza alcuna differenza.

 

La situazione è divenuta perfino più chiara di prima per gli operai, i lavoratori e i loro sindacati: per cambiare le condizioni esistenti a favore delle masse lavoratrici, per respingere gli attacchi economico-sociali del capitale e dei suoi governi, per difendere i diritti e le libertà democratiche e fermare le guerre provocate e combattute dagli stati imperialisti, a cominciare dagli USA, non abbiamo altra scelta che rafforzare le lotte nei nostri paesi e nelle nostre organizzazioni sindacali.

 

Chiaramente, questa conferenza internazionale cui facciamo appello per la sua preparazione non è un'alternativa per le strutture, le piattaforme e le conferenze sindacali dei diversi settori lavorativi e dei diversi paesi, e nemmeno, d’altra parte, l'esistenza di queste strutture rende questa particolare conferenza superflua. Il nostro appello è basato su necessità assai concrete:

 

-         se il capitale internazionale ha le possibilità di far derivare il massimo profitto dalle differenze economiche, sociali, politiche, legali e culturali tra i paesi e se utilizza spudoratamente queste possibilità al fine di incitare la competizione tra gli operai e perfino tra i sindacati;

 

-         se il capitale internazionale è capace di utilizzare le organizzazioni internazionali come l’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il WTO, il G8, come strumenti per mettere i popoli uno contro l’altro, per soggiogare e legittimare i passi comuni e coordinati orientati verso il restringimento dei diritti e delle libertà economiche e politiche, così come per evocarli strumentalmente;

 

-         se gli operai ed i lavoratori, in ogni paese non riescono ad impedire che il capitale internazionale utilizzi queste possibilità, in parte a causa del senso di impotenza e della mancanza di organizzazione, in parte a causa della mancanza di legami, mentre i collaborazionisti ed i sindacati filo-capitalisti abbracciano la “competizione internazionale” come legge di natura necessaria a soggiogarci e riducono la solidarietà internazionale a dichiarazioni simboliche e visite, trasformando e svuotando di senso l’unità e della solidarietà degli operai di tutti i paesi;

 

allora è indubbiamente una necessità vitale per i sindacalisti combattivi continuare la lotta nei loro paesi, ma soprattutto, non essendo neanche al corrente della loro esistenza reciproca, è necessario che si incontrino, si conoscano, discutano le problematiche della lotta che stanno portando avanti contro gli assalti tangibili del capitale e dei rispettivi governi, condividano queste battaglie intorno ad una specifica linea di lotta e valutando, grazie allo scambio di reciproche esperienze e grazie ad esse, la possibilità di compiere passi pratici.

 

Non c’è dubbio che sia una necessità concreta, che non può essere rimandata, quella di riunirci in una conferenza sindacale internazionale; di unire le lotte che stiamo portando avanti nei nostri paesi contro i monopoli internazionali sulle basi di un’esperienza internazionale e di relazioni che pongano le fondamenta di una comune comprensione e linea di lotta contro gli attacchi; di discutere come fermare la perdita di forza dei sindacati, che è uno delle fondamentali questioni dell’odierno movimento sindacale, e come risolvere i multi-dimensionali problemi della costruzione dei sindacati, così come dell’organizzazione delle lotte che ispirino ancora una volta fiducia agli operai.

 

Per queste ragioni noi affermiamo che ci dobbiamo “incontrare tutti assieme!”, in quanto sindacati e sindacalisti combattivi, rappresentanti di centinaia di migliaia di operai e lavoratori, al fine di affrontare i seguenti argomenti:

 

  1. In quanto sindacati, come e su quali fondamenta possiamo costruire le nostre lotte contro i multiformi attacchi del capitale e dei governi sulla base di una linea e mentalità comune ed in relazione fra noi?

  1. Come e con quale tipo di politiche e posizioni sindacali possiamo uscire dalle difficoltà che il movimento sindacale soffre, come la perdita di potere che gran parte dei sindacati sta fronteggiando?

  1. Cosa possiamo fare per sviluppare relazioni sindacali internazionali e rendere più efficiente la condivisione dell’accumulazione delle esperienze?

Oggi, rispetto agli anni precedenti, gli elementi più vivi e dinamici del movimento sindacale internazionale sono più diffusi e più forti ed, allo stesso tempo la voglia di lottare, la rabbia degli operai e dei lavoratori sono divenute più intense. Per queste ragioni noi diciamo che oggi “E’ il momento giusto per incontrarci di nuovo!”.