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Il “facinoroso”

Riceviamo in redazione e mettiamo per conoscenza

Gattoselvaggio
a cura di Mario Gangarossa

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno»
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». (Francesco Cossiga)
Ci sarà qualche magistrato, in questo “stato di diritto”, disposto a prendere sul serio la confessione pubblica di un ex ministro dell’interno e a trarne le conseguenze facendo scattare le manette attorno ai suoi augusti polsi?
Siamo sicuri di no. Il “grande vecchio” si sa è mezzo rimbambito, a volte straparla, e poi – figuratevi - arrestare un padre della patria così benvoluto a Washington e Oltre Tevere, non appartiene alle tradizioni di una “democrazia matura”. Meglio continuare a occuparsi di immigrati e di zingari, di facinorosi che fanno lezione sugli scalini delle chiese e di operai che rifiutano il loro “sacro” dovere di immolarsi per aumentare i profitti dei loro padroni.
Eppure gli estremi per contestare all’emerito ex presidente una sfilza di reati lunghi abbastanza per fargli finire in carcere il resto dei suoi giorni ci sono tutti.
Associazione eversiva, mandante di infiltrati e di provocazioni, incendio, devastazione, procurato allarme, concorso morale nell’omicidio di decine di militanti che la successiva repressione, “giustificata” dalle provocazioni da lui stesso progettate e messe in campo, ha prodotto.
E con l’aggravante che, all’epoca dei fatti, il criminale confesso era ministro degli interni e tutore di quell’ordine pubblico che eversivamente i suoi “agenti provocatori pronti a tutto”  minavano.
Facinorosi! sibila il nanetto sconvolto da un movimento che i suoi sondaggi addomesticati non avevano previsto.
Terroristi! gli fa eco Kossiga che invita a rompere teste e costole alle “maestre ragazzine” che “indottrinano i bambini e li portano in piazza”.
E di fronte alle “incertezze” di un governo che dimostra poca “coerenza” con la propria aspirazione reazionaria, il facinoroso Kossiga indica nettamente e senza ambiguità la strada da seguire.
Forte della impunità di cui ha sempre goduto, l’uomo di Gladio, si permette perfino il lusso di invocare la violenza contro chi mette in discussione lo smantellamento della scuola pubblica, ovviamente in difesa della “democrazia”, una democrazia che è solo la foglia di fico dietro cui si nasconde l’uso del Potere senza regole e senza leggi, giustificato solo dalla necessità di garantire i privilegi della classe a cui appartiene.
Una “democrazia” in cui per sua stessa ammissione un ministro degli interni assolda “provocatori pronti a tutto” con lo scopo di mettere “a ferro e a fuoco le città”.
Nel silenzio assordante di quanti continueranno a stringergli la mano senza vergognarsi di farlo e a raccontarci la favoletta di un mondo in cui “il civile confronto delle idee” ha sostituito il rozzo e primitivo scontro fra dominanti e dominati e la brutale logica della dittatura di classe.
28 ottobre 2008
emmegi

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