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La Grecia è vicina: Da quattro giorni la Grecia è in fiamme. Ad Atene, davanti al Parlamento, brucia anche l’albero di Natale...

Dopo l’uccisione da parte dei corpi antisommossa del quindicenne Andreas Grigoropoulos, Atene è stata scossa da imponenti manifestazioni che, nel giro di breve tempo, hanno investito le principali città: Salonicco, Patrasso, Ioannina, Corfù e Chania, nell’isola di Creta. Le manifestazioni hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di giovani, che hanno espresso una grande rabbia, incendiando decine di banche e dando l’assalto a centinaia di centri commerciali. Come da copione, politicanti e mas media hanno subito dato la responsabilità delle «sommosse» ai soliti anarchici, più o meno insurrezionalisti. Per quanto numerosi possano essere gli anarchici greci, non riteniamo che essi da soli abbiano animato dimostrazioni tanto estese che, come si è visto, riguardano numerose località, per di più tra loro molto distanti.

Gli autori delle «sommosse» sono i giovani, studenti e lavoratori, in gran parte disoccupati, tutti senza futuro.

La Grecia era l’anello debole dell’Eurozona (seguita da Portogallo e Italia). Un anello che, con l’ormai conclamato crash economico mondiale, è diventato ancora più debole.

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In Grecia, il 12% della popolazione lavora ancora nell’agricoltura, producendo la modestissima quota del 3% del Pil (in Italia i rapporti sono: 5% e 2%); l’industria occupa il 20% e produce il 24,5% (Italia: 32% e 27%); i servizi occupano il 68% e producono il 71,9% (Italia: 63% e 70,9%).

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La crisi ha scosso la fragile struttura economica di un Paese, che è il maggior beneficiario di aiuti CE (rappresentano il 3,3% del suo Pil). Ma al tempo stesso, la CE impone il rispetto dei parametri di Maastricht, ossia la riduzione del forte debito pubblico (è il 98,8% del Pil), con il conseguente taglio dei servizi sociali, a partire dalla sanità, con conseguenze che si sono rivelate subito letali (cfr: La Grecia lascia morire i suoi malati per pagare il debito pubblico, da ComeDonChisciotte, 08.12,08).

La bilancia dei pagamenti greca è fortemente deficitaria (il valore dell’import è più del triplo di quello dell’export), inoltre le ragioni di scambio, che vedono la prevalenza di beni di consumo contro beni strumentali (mezzi di produzione), sono destinate a peggiorare, provocando pesanti ricadute sul piano dell’occupazione, che non potrà trovare ossigeno, come in passato, nel turismo, che rappresenta il 15% del Pil (Italia il 12%).

La disoccupazione, che ufficialmente era dell’8,3% (Italia 7%), ma sotto i venticinque anni toccava il 25/30%, è destinata a crescere. Di pari passo, aumenta anche il caro vita: nel corso dell’anno l’inflazione ufficiale ha superato il 5% (in Italia è «scesa» al 3,5%). Nel 2008, molti prezzi sono aumentati notevolmente: il gas naturale è aumentato del 43,2%, il burro del 30,7%, la farina del 20,3%, il pane del 17,7% e gli affitti quasi dell’11%. Secondo il Centro per la difesa del consumatore (Kepa), i prezzi dei beni di consumo sarebbero in Grecia fino al 168% maggiori che in Germania e in Olanda. Lo scorso giugno, il 65% dei cittadini greci ha boicottato per dieci giorni l’acquisto del latte, che aveva raggiunto il prezzo di 1,60 euro.

Ad accendere la rivolta sono allora la disoccupazione e il carovita, destinati a crescere, senza trovare una soluzione accettabile. Già da tempo, in Grecia avvengono espropri di supermercati, con distribuzione dei beni alla popolazione (vedi: http://www.informa-azione.info/grecia_contro_il_caro_vita).

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Dopo i fuochi delle banlieue francesi, ora con i fuochi della Grecia, padroni e politicanti vedono avvicinarsi quell’incubo di «rivolte e conflitti urbani», che gli esperti della NATO avevano previsto in uno studio del 2003 (SAS 30 Urban Operation in the year 2020).

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La scintilla della protesta si è accesa negli ambienti studenteschi, che da oltre due anni hanno animato una forte lotta contro la riforma della legge fondamentale, che regola il funzionamento dell'educazione superiore, avviata dal governo di destra di Kostas Karamanlis. Una riforma che ha sicuramente ispirato la nostra Gelmini.

«Nel 2006, il governo di destra di Karamanlis ha varato la riforma della legge fondamentale che regola il funzionamento dell'educazione superiore, con un progetto al quale si è ispirata la nostra Gelmini.

L'obiettivo del governo è la cosiddetta “autonomia” delle Università, il che significa che i fondi statali saranno drasticamente ridotti. Ogni Università, ogni scuola dovrà trovare il proprio modo per autofinanziarsi. Questo porterà all'introduzione di tasse (attualmente si pagano tasse solamente per certi studi postlaurea). Tutti i supporti allo studente, come libri (che sono tutti gratuiti), trasporti e alloggi, scompariranno o non saranno più gratuiti. Gli studenti saranno trattati come “clienti” ai quali le Università venderanno un ampio assortimento di lauree, di uno, due, tre o quattro anni, ecc. La vera essenza della laurea andrà persa; ogni studente avrà la propria “somma di crediti” e non una laurea di quattro o cinque anno, come è adesso.»