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La scelta del nucleare è irreversibile?

di lungamarcia

Sembra proprio che tutti siano vittima del lavoro psicologico della stampa e si discute su questioni insulse ad un livello infimo, come facevano i cileni prima del golpe di Pinochet seguendo i maggiori giornali e televisioni al soldo della Cia. L’informazione passa dal vortice della futilità del gossip alle questioni etiche, dalla crisi economica all’elogio dei beni di lusso, dalla criminalità al volontariato. L’importante è produrre insicurezza e paura per indurre la popolazione ad uno stato emotivo che richieda sempre più sorveglianza, paura, affinché il bisogno di un governo forte sia maggiore della rinuncia alla propria libertà.



Ma le dittature si costruiscono anche quando si accetta come dato ciò che ancora non è, rendendo più facile ciò che prima era indicibile.
Prendiamo ad esempio la questione del nucleare dopo il vertice tra Italia e Francia. Pur essendo di fronte solo ad un protocollo d’intesa generico tra Enel ed EDF i media hanno  dato per certa la costruzione nei prossimi anni di centrali nucleari.
Si falsificano le notizie per condurre tutti a discutere di un problema che, nell’attuale crisi economica, non può avere nessuna priorità. Così si dà la stura ai chierici americanisti di sinistra che vedono in Obama il messia della rivoluzione ecologica e a quanti, che si credono più a sinistra, fanno finta di criticare la società capitalistica ma aspirano solo a riformarla perché il loro orizzonte è racchiuso in richieste economiciste (salario sociale ecc. ). Tutti pronti a scendere in campo, come vuole il padrone, sugli inutili argomenti da lui scelti: dal caso Englaro alle questioni bioetiche, dal problema dei romeni al clima.
E mentre tutti discutono del nulla il Governo è libero di prendere indisturbato le decisioni fondamentali in campo economico (salvataggio Fiat e banche) e sociale (unico ammortizzatore per i licenziamenti operai la cassa integrazione) e nell’ordine pubblico (uso dell’esercito, armamento dei vigili urbani, ronde ecc.).
Ma nel caso del nucleare la situazione è ancora più paradossale: infatti o nessuno si ricorda più che c'è stato un referendum oppure si dà per scontato che sia normale che il Governo possa andare oltre la decisione referendaria.  Ed in effetti l’unico modo per superare l’ostacolo del referendum è innescare una bella discussione pro o contro il nucleare e alla fine indire un’altra consultazione. Ed in effetti i settori economici strategici interessati al nucleare sanno che se non si vuole uscire dall’attuale modo di produzione qualsiasi alternativa all’attuale modo di consumo non può essere contemporaneamente rispettosa della natura ed economica, pertanto sono sicuri che alla fine il dibattito si ridurrà all’opzione tra nucleare o rinuncia del proprio livello di vita e di consumo.
Per questo negli anni ‘70 i comitati contro il nucleare spesso si denominavano contro l’energia padrona perché sapevano che la scienza e la tecnica non sono estranei al carattere sociale del modo di produzione, che determina il modo di riproduzione sociale ed in definitiva gli stili di vita e dei consumi. Ogni neutralità veniva dichiarata impossibile. Poi il movimento si affievolì nello scontro di classe generale di quegli anni e rimase in campo solo l’ecologismo interclassista.
Possibile che nessuno si accorga che spostando immediatamente il dibattito su nucleare o no si fa solo un favore a chi ha interesse per il nucleare.
Ma i mass media hanno dato per scontato la svolta nucleare in campo energetico.
Ma dando già per scontato ciò che ancora non è si produce un sentimento d'impotenza e si investe il premier di un potere dittatoriale che non ha ancora. Ci consegniamo al nemico senza combattere perché ci sentiamo già sconfitti. Dibattere sul nucleare e le energie alternative è un favore agli industriali, infatti come potremmo mai dimostrare che le pale eoliche e altro siano sufficienti a sostenere un modo di produzione che attualmente brucia la natura per produrre centinaia di uguali prodotti in ogni campo, ma poi inutili. Purtroppo la soluzione è solo epicurea (in fondo Marx su Epicuro ci ha fatto la tesi di laurea) produrre di meno e godere di più, forse solo così ci accorgeremmo tutti che l'attuale produzione di merci è in gran parte solo un inutile sfruttamento della natura. Se rispettiamo noi stessi, liberandoci dal dominio delle merci e dalla schiavitù del lavoro salariato, rispetteremo anche la natura e solo allora sarà economico e conveniente per una società basarsi sulle energie alternative.