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Cremaschi: Marchionne, padrone dell'800

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L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha fatto un discorso "da padrone delle ferriere dell'Ottocento". Lo sottolinea Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil. "La sostanza del discorso che l'amministratore delegato della Fiat ha fatto all'assemblea dei ciellini - afferma Cremaschi - e' di puro stampo reazionario.

Come un padrone delle ferriere dell'Ottocento, Marchionne ha spiegato che non ci deve essere conflitto tra padroni e operai, cioe' che comandano solo i padroni, e che nella globalizza zione i diritti e la dignita' del lavoro sono quelli che vengono definiti dal mercato".Per il sindacalista "chi vuole distruggere i contratti nazionali e i diritti, chiamando questo patto sociale e nuove relazioni industriali, considera la parola dialogo solo uno strumento per accertare la debolezza di chi ha di fronte. Per questo la sola risposta a questo attacco senza precedenti ai diritti del lavoro e alla stessa etica, come ha scritto la Cei - conclude - e' il conflitto: tutto il resto e' ipocrisia".

Il parere degli operai

"Su questa vicenda Marchionne non ha recepito il messaggio del Capo dello Stato": lo ha detto Antonio Lamorte, uno dei tre operai dello stabilimento Sata di Melfi (Potenza) licenziati e poi reintegrati dal giudice del lavoro. Dello stesso parere il collega Giovanni Barozzino, delegato Fiom.

"Le parole di Marchionne dimostrano chiaramente che e' lui a volere il conflitto di classe". Cosi' Giovanni Barozzino, uno dei tre operai licenziani dalla Fiat di Melfi e poi riassunti dal giudice, commenta l'intervento di Sergio Marchionne al meeting di CL. Anche oggi Barozzino, Antonio La Morte e Marco Pignatelli sono stati presenti al cambio di turno fuori dal cancello B dello stabilimento. Tutti e tre, assieme ad altri delegati iscritti Fiom hanno distribuito volantini ai colleghi.

 "Due mesi fa - osservato i tre operai - Marchionne non parlava cosi', elogiava l'eccellenza produttiva di Melfi. Oggi sostiene che non e' possibile fare imprenditoria in Italia. Ma l'imprenditore - sostiene poi Giovanni Barozzino citando anche l'intervento di ieri del ministro Tremonti - non si fa negando i diritti dei lavoratori".