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Fiom nell’angolo per i lanci di uova

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Congelate le relazioni su scala regionale


Comunicazioni interrotte. Questa la situazione tra Cisl e Cgil, non solo a Bergamo ma in tutta la Lombardia, dopo la manifestazione davanti alla sede Cisl di Treviglio culminata nel lancio di uova, petardi e insulti. Dopo il blocco delle relazioni unitarie proclamato con la Uil a livello provinciale, ieri ha deciso di ritirare le proprie delegazioni anche il sindacato lombardo guidato da Gigi Petteni.
Decine gli appuntamenti cancellati, assemblee, rinnovi di premi, situazioni di crisi aziendale, eccetera, che riguardano incontri già calendarizzati per realtà come Brembo, N&W Global Vending, Donora, Rono, BFE, la stessa Same (nuova piattaforma integrativa) soltanto per citarne alcune. Di pari passo con gli attestati di solidarietà che arrivano numerosi alla Cisl, il corteo partito dalla Same sta mettendo nell’angolo la Fiom provinciale, che finora trova al proprio fianco lo Slai Cobas per il sindacato di classe e Rifondazione comunista. Ma anche parecchie fabbriche con i loro lavoratori, che continueranno a protestare anche nei prossimi giorni: dopodomani sarà la volta della FBM Hudson di Terno d’Isola. Dal punto di vista politico, invece, la stessa segreteria Cgil Bergamo in serata si è dissociata con un documento che condanna l’assedio (a fianco): vedremo nei prossimi giorni se sarà sufficiente a ricomporre lo strappo. «Vogliamo costringere la Cgil a una riflessione interna - ha esordito Ferdinando Piccinini, segretario della Cisl Bergamo - anche perché convinti che quanto successo non faccia parte della sua cultura. Abbiamo condiviso con le categoria provinciali e con tutta la struttura Cisl regionale di sospendere ogni iniziativa unitaria e mercoledì prossimo incontreremo tutti i dirigenti Cisl Bergamo e Cisl Lombardia nella sede di Treviglio per fare il punto della situazione e per stabilire come proseguire nella nostra azione». Piccinini ribadisce che l’attacco di Treviglio è stato «organizzato e premeditato, con l’aggravante dalla presenza della struttura politica della Fiom bergamasca». Secondo Piccinini, i fatti di Treviglio sono ancora più gravi perché accaduti in un territorio dove la Cisl rappresenta quasi il 60% dei lavoratori sindacalizzati e dove i rapporti unitari sono stati sempre modello per tutto il movimento nazionale».
La risposta della Cgil, arrivata per bocca del segretario lombardo Nino Baseotto («sbagliato prendersela con un altro sindacati invece che con la controparte datoriale e governativa, ma è sbagliato anche stringere accordi separati») non viene reputata sufficiente: «Ritengo irricevibile la dichiarazione di Baseotto - ha replicato ieri Gigi Petteni - che mette sullo stesso piano di gravità un atto di trattativa sindacale e un atto di violenza. Baseotto chiarisca con se stesso perché un accordo fatto nei meccanici è diverso da uno stesso accordo fatto nei chimici. Quando se lo sarà spiegato capirà anche che un’azione sindacale, magari anche non condivisa, non sarà mai paragonabile a un assalto violento, oltretutto guidato dal segretario generale della Fiom. In attesa di chiarimenti, stante queste posizioni - conclude Petteni - non siamo interessati a tenere nessun rapporto con la Cgil in Lombardia».
Ferdinando Uliano, numero uno dei metalmeccanici Cisl Bergamo, ritiene che l’aggressione sia «offensiva per la storia e i valori della Cgil» e spiega perchè secondo lue era tuttopianificato: «In mattinata, alle 11 di giovedì, alla Same era in programma un incontro unitario ma il responsabile della Fiom ci ha telefonato chiedendo un rinvio per motivi personali - dichiara - poi tre ore dopo stava organizzando il corteo, quindi i motivi personali erano un pretesto. Inoltre alle 2 del pomeriggio non è così facile trovare le uova: vicino alla Same non ci sono negozi e nemmeno sul tragitto che porta in via Pontirolo (sede della Cisl Treviglio, ndr)». Il segretario provinciale aggiunge che «da diversi giorni, alla Same i nostri delegati vengono offesi e intimiditi, tra minacce e continui impedimenti a svolgere il lavoro, fosse anche quello di parlare in un’assemblea. Oggi non si può più minimizzare quanto sta accadendo: è ora di condannare e isolare senza tentennamenti, perchè cavalcare la violenza è ciò che un sindacato non dovrebbe mai fare»