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Parte l'offensiva sulle pensioni.

Oggi il ministro Damiano ha rilasciato un'intervista così sintetizzata dall'Agenzia Asca:


08:58:21 PENSIONI: DAMIANO, DA MAGGIORI ENTRATE PIU' SOLDI PER RIFORMA

(ASCA) - Roma, 4 gen - Una parte delle risorse derivanti dal boom delle entrate deve essere destinato alla riforma delle pensioni. Lo ribadisce, dalle pagine del Corriere della Sera, il Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, precisando che ''una parte delle maggiori risorse dovra' essere utilizzata al tavolo della trattativa con i sindacati per la riforma delle pensioni e degli ammortizzatori sociali''. Per il Ministro, in ogni caso, la necessita' e' quella di ''trovare un punto di equilibrio tra questa esigenza e quella di migliorare lo stato sociale''. Sullo scalone Damiano non ha dubbi: ''Bisognera' trovare un equilibrio tra la revisione dello scalone , il fatto che la vita media si e' allungata e la revisione concordata dei coefficienti di calcolo previsti dalla riforma Dini''. glr/fgl/alf


Cosa vuol dire il ministro Damiano? 


Le prime indiscrezioni sono uscite su Il Manifesto di oggi 4/1/2007 (E sulle pensioni tira aria di sforbiciate, di F. Piccioni, p.8)

Il governo vorrebbe intervenire sulle finestre d'uscita abolite dalla Controriforma Maroni (che prevede 60 anni di età e 35 anni di contributi dal 1 gennaio 2008), e ripristinare una maggior gradualità (ad es. 58 anni nel 2008, 59 nel 2009, ecc. come prima), solo che la minima età per andare in pensione con 35 anni di contributi verrà forse portata a 62 anni!  

L'introduzione di una maggior gradualità nelle finestre d'uscita, porterebbe però ad un "buco" nei conti pubblici (dicono 9 miliardi di euro), ma il "Nucleo di valutazione della spesa pensionistica" ha proposto di farvi fronte così: rivedere i "coefficienti di trasformazione" per il calcolo delle pensioni, ottenendo una riduzione delle future pensioni del 6%-8%. 


Ma, guarda caso, revisione del meccanismo delle finestre d'uscita con i 35 anni di contributi e modifica dei coefficienti di calcolo delle pensioni sono i due argomenti fondamentali della trattativa prevista dal memorandum per la revisione delle pensioni sottoscritto da governo e Cgil-Cisl-Uill e previsto dalla Finanziaria. Questa trattativa si dovrà concludere entro il 31 marzo 2007, gli obiettivi si stanno chiarendo: innalzare l'età minima per andare in pensione con i 35 anni di contributi (raccontando ai lavoratori che viene abolito lo "scalone" Maroni) e ridurre le pensioni (in modo da spingere all'adesione ai fondi pensione privati).


Ricordiamo che, una volta giunte a regime le varie controriforme pensionistiche da Dini in poi, le donne andranno in pensione con 60 anni di età o 40 di contributi e i maschi con 65 anni e sempre 40 di contributi. Questo lo scenario, oggi, per la maggior parte dei lavoratori.


A sostenere la campagna del governo sulle pensioni, poi viene in soccorso l'OCSE (l'organizzazione economica europea), di cui oggi è circolata questa dichiarazione:


12:04:08 ***ITALIA: OCSE,SENZA RIFORME DEBITO PUBBLICO AL 365% DEL PIL IN 2050

(IL SOLE 24 ORE RADIOCOR) - PARIGI, 04 GEN - LA SPESA PUBBLICA IN TUTTI I PAESI DELL'EUROZONA E, IN PARTICOLARE, IN ITALIA E PORTOGALLO, ESPLODERA' DA QUI AL 2050 SE NON SARANNO VARATE LE NECESSARIE RIFORME, SOPRATTUTTO NEL SETTORE PREVIDENZIALE. LO SCRIVE L'OCSE NEL SUO RAPPORTO SULL'ECONOMIA DELL'EUROZONA, SOTTOLINEANDO, INOLTRE, CHE, A LIVELLO DI DEBITO NETTO (PASSIVITA' FINANZIARIE MENO PATRIMONIO DELLO STATO), 'LE GIA' PREOCCUPANTI POSIZIONI DI ITALIA E PORTOGALLO SONO DESTINATE A PEGGIORARE', SE NON SI FARA' QUALCOSA. IN ITALIA IL DEBITO PUBBLICO BALZERA', IN ASSENZA DI INTERVENTI, AL 365% DEL PIL NEL 2050 (DA 120% NEL 2005 E NEL 2010), E IN PORTOGALLO AL 489%, MENTRE IN TUTTA L'AREA LA PREVISIONE E' DI UN'ASCESA AL 93% NEL 2025 (DA 79% NEL 2005) E AL 255% NEL 2050. UNICA ECCEZIONE E' L'AUSTRIA GRAZIE A UNA RIFORMA DELLE PENSIONI ABBASTANZA INCISIVA DA RIPORTARE IL DEBITO PUBBLICO SU BASI STABILI MALGRADO IL PREVISTO FORTE AUMENTO DELLA SPESA SANITARIA. RED-MIR- (RADIOCOR) 04-01-07 12:04:02 (0124)NEWS 5 NNNN


I  padroni dei fondi pensione privati, la speculazione finanziaria, sono all'attacco per portarci via il TFR e privatizzare definitivamente le pensioni pubbliche. Con la drammatizzazione del debito pubblico hanno fatto passare la Finanziaria liberista del governo Prodi e adesso vogliono mettere le mani sulle nostre pensioni. Anche così crescono i profitti e la rendita finanziaria, mentre i salari diminuiscono!